La musica domanda e il musicologo (a volte) risponde

Condividici

Rubrica di musicologia MILLE TORBIDI PENSIERI – a cura di Enrico Schleifer

Dal numero di primavera 2018 de L’Opinabile Rivista

Che cos’è la musicologia? Una breve introduzione per inaugurare una nuova rubrica, tutta dedicata a questo mondo.

“Musicologia” è una parola che mi ha sempre fatto ridere, nonostante abbia frequentato addirittura un’Università con questo nome. Quella del musicologo è una carriera che nella vita viene presa non più seriamente di quelli che scelgono di fare l’esperto di feng shui o gli oroscopi online.

Il punto è che, esattamente come molte altre discipline che finiscono con -logia in realtà la musicologia non ha un ambito preciso di studi, anzi, si occupa di ogni branca di studi collegata, in modo più o meno diretto, alla musica. Perché la vera questione è che la musica, nonostante faccia parte della cultura sin dagli albori dell’uomo, continua a porre molte domande sulla natura dell’uomo. Ma allora perché è importante la Musicologia? Innanzitutto bisogna ricordare che, a differenza di altre Arti (come la letteratura o la pittura e le arti visive) la musica e un’arte “in divenire” ovvero un’arte che, similmente al teatro, muore nel momento stesso in cui viene eseguita.

Questo porta ad alcuni problemi per chi la vuole capire perché ad esempio se da un lato noi riusciamo ancora a vedere la Cappella degli Scrovegni allo stesso modo in cui probabilmente la concepì Giotto o la Cappella Sistina con le stesse pennellate date da Michelangelo dall’altro non abbiamo invece alcuna registrazione o alcuna testimonianza su come avevano eseguito le proprie opere Beethoven, Mozart o Giuseppe Verdi. Certo si potrebbe pensare che ci rimangono comunque i manoscritti di molte composizioni e gli spartiti delle loro opere ma uno dei punti di partenza della Musicologia è riconoscere che in ambito musicale una tradizione scritta, per quanto affidabile, non rappresenterà mai con certezza assoluta il suono definitivo che poi viene eseguito dal musicista. Per questo gli studiosi della musica sono costretti a porsi delle domande che a primo avviso potrebbero sembrare poco interessanti come la struttura degli strumenti nei secoli passati o il numero di elementi che suonavano in un’orchestra, o ancora la posizione dell’orchestra o di un coro all’interno di un teatro o di una chiesa. Tutte questioni che potrebbero sembrare banali e superficiali ma che in realtà per capire come funziona la musica sono fondamentali in quanto ognuno di questi piccoli particolari influisce in maniera drastica sulla percezione e sull’ascolto della musica nel passato.

Viceversa ci sono molti ambiti nei quali la musica, proprio perché è un elemento di cui non rimane traccia visiva, è stato un elemento dimenticato che può ancora dare molte risposte ad alcune domande poste dalla storia; ad esempio nella grotta di Altamira e molte altre grotte con pitture rupestri è stato dimostrato che la zona nel quale questi pitture sono state eseguite e ha un particolare impatto acustico; ciò probabilmente sta a significare che quelle pitture facevano da sfondo a una zona nella quale il sacerdote, lo sciamano o il capo tribù si mettevano a intonare i loro rituali.

Inoltre la musica ha anche un importante ruolo sociale e culturale nel corso della storia che la musicologia ha imparato a sottolineare. Non serve ricordare l’enorme importanza che le canzoni di protesta hanno avuto negli anni ’60 e ’70 per unire e coordinare marce di protesta e manifestazioni di pace in tutto il mondo, o le canzoni popolari che venivano intonate per raccontare la forza della loro disperazione. Da secoli, infatti, la musica è sempre stata utilizzata anche per diffondere messaggi e per attaccare i propri nemici e non è un caso se in molti regimi è stata proprio la musica uno dei primi obiettivi della censura.

Oltre a questo ruolo fondamentale, un’altra importante forza della musica per chi la studia dal punto di vista storico è quella che ha avuto all’interno delle religioni. Non esiste infatti una singola cultura al mondo per la quale la religione, il rito e il culto non siano strettamente legati anche a una forma musicale della preghiera o del rito stesso. Da sempre la musica ci è sembrato il modo più naturale col quale innalzare le nostre richieste al cielo per fargli ascoltare i nostri tormenti e le nostre paure.

ABBONATI GRATUITAMENTE PER LEGGERE L’ARTICOLO INTEGRALE SU L’OPINABILE RIVISTA

Be the first to comment

Leave a Reply

Your email address will not be published.


*