Real Madrid-Juventus 1-3: Buffon, gli alibi di chi non vince e la questione della sensibilità

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Corre l’anno 2012. La Juventus va a trovare il Milan campione d’Italia in carica e capolista con un punto di vantaggio sui bianconeri (sia pur con una gara in più).
Il match finisce 1-1, tra le polemiche.
A Muntari, infatti, non viene convalidato un gol evidentemente regolare (sull’1-0 per il Milan).

Il portiere dei bianconeri Gianluigi Buffon, interpellato sull’episodio a fine match, dichiara ai microfoni di ‘Sky Sport’: “Non me ne sono reso conto e sono onesto nel dire che se me ne fossi reso conto non avrei dato una mano all’arbitro”.

Corre l’anno 2014. A trovare a Torino la Juventus capolista va la Roma seconda della classe.
I bianconeri vincono per 3-0, allungano a +8 sui giallorossi e conquistano il titolo di campioni d’inverno.
Gli strascici polemici – nonostante due espulsi tra i giallorossi – sono moderati (nonostante Juve-Roma sia per tradizione tra i match che scatenano più polemiche).

Il portiere dei bianconeri Gianluigi Buffon, a fine match parlando dei numeri importantissimi di quella Juve (sempre vincente in casa), ha comunque modo di catechizzzare: “Sono numeri importanti, da prima della classe, con pieno merito per sgombrare il campo da qualsiasi illazione. Mi riferisco a Totti? No, sono chiacchiere che stanno in bocca a tanti. Servono come alibi a chi non vince, hanno una scusante sempre pronta”.

Corre l’anno 2018. La Juventus va a trovare il Real Madrid campione d’Europa in carica e vittorioso all’andata per 3-0 a Torino.
Il match finisce 3-1 per i bianconeri, l’impresa della remintada non riesce.
Al 93′, infatti, l’arbitro fischia un rigore dubbio per le ‘merengues’, trasformato con freddezza da Cristiano Ronaldo.

Il portiere dei bianconeri Gianluigi Buffon, si scaglia contro l’arbitro ai microfoni di ‘Premium Sport’: “L’arbitro non è stato all’altezza. Io non sto a sindacare, ha visto l’arbitro, era un’azione dubbia al 93esimo dopo un rigore non dato a noi. Non puoi avere il cinismo di distruggere il sogno di una squadra, ti ergi a protagonista per tuo vezzo o perché non hai la personalità adeguata, un essere umano non può decretare un’uscita di una squadra con un episodio dubbio. Al posto del cuore hai un bidone dell’immondizia. Se non hai la personalità, stai in tribuna e mangi le patatine, non puoi rovinare un’impresa epica a certi livelli”.

Per poi rincarare la dose in mixed zone: “Gli è mancata la sensibilità che un uomo deve avere, questa è la cosa più grave. Queste cose non le fanno gli uomini, le fanno le bestie, gli animali! È? stato un killer”.

Secondo Buffon l’arbitro s’è mostrato insensibile perché ha inficiato l’impresa della Juventus assegnando un rigore dubbio a trenta secondi dal termine.
Conoscendo le dinamiche del calcio, e per rispetto dello sport e delle due grandi compagini impegnate, l’arbitro non avrebbe dovuto assumersi la responsabilità di fischiare.

Si dimentica così però il punto focale: il rigore c’è o non c’è. E se c’è l’arbitro deve fischiare, al netto di qualsiasi considerazione sentimentale. Viceversa, commette un errore (come forse in questo caso. Come sicuramente ha commesso un errore la difesa della Juve a lasciare un uomo solo in area).

Il discorso di Buffon – evidentemente amareggiato per la fine della propria carriera europea con un’impresa a metà (è un peccato piuttosto non aver realizzato lo 0-4, considerando com’è stato tendenzialmente dominato il match) – non ha alcuna logica: il calcio è mosso dalle regole, non dalla sensibilità. E il ruolo dell’arbitro è quello di fischiare qualora ritenga sia il caso di farlo, così come quello del giocatore è di non aiutare l’arbitro in caso di svista (e di non appellarsi ai suoi errori in caso di sconfitta, ché è da perdenti).

E’ questo il gioco.

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