«Written by an Italian poet»: la Letteratura Italiana nel Rock americano

Patti Smith fotografata da Jesse Ditmar
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Giulio Pantalei (Panta), per la rubrica Una Tantum, su L’Opinabile di primavera 2018

Esiste un filo rosso sorprendente e raramente indagato che riconduce alla nostra cultura nazionale alcuni tra i più celebri artisti della storia del rock, da Bob Dylan a Patti Smith, da Mike Patton ai Radiohead: l’amore per la letteratura italiana, un amore tale da dettare di frequente strofe e versi di alcune tra le loro canzoni più note. Un fenomeno tipicamente postmoderno.

I dati per la realizzazione di questo grafico sono il frutto della ricerca di Giulio Pantalei. Tutti i diritti sono riservati.

Se il postmodernismo nasce, con le parole di uno dei suoi massimi studiosi, dal crollo della distinzione tra cultura di massa intesa come «cultura commerciale, cultura popolare, industria culturale» e cultura d’élite percepita come «manifestazione legata all’establishment, irreparabilmente guastata dalla sua associazione con le istituzioni» (Fredric Jameson, Signatures of the visible) il marchio distintivo dell’opera d’arte all’interno della terza e definitiva fase del capitalismo consiste, ed è qui il suo fascino e forse il suo limite, in uno stile ibrido, che attinge dalle fonti più disparate e che produce esiti imprevedibili in termini di forme e contenuti.

Senza dubbio la musica Rock, tanto per la componente testuale quanto per quella musicale, si è a tutti gli effetti configurata a partire dagli anni ’60 e fino ad oggi come uno dei territori privilegiati per la libera sperimentazione ed il libero dialogo di codici e linguaggi artistici tra la cultura alta (highbrow), la cultura di massa (lowbrow) ed il folklore; ed è proprio entro i confini di questa sperimentazione che nasce l’intersezione tra alcuni dei più importanti – e talvolta inaspettati – autori della tradizione letteraria italiana ed il Rock angloamericano.

Del resto, sempre Jameson, volendo costituire definire un insieme di produzioni culturali incontaminate – almeno alla radice – nell’epoca postmoderna, ha affermato:

La sola autentica produzione culturale odierna sembra essere quella che riesce ad attingere all’esperienza collettiva delle sacche marginali di vita sociale a livello globale: la letteratura black e i blues, quindi il rock inglese della classe operaia, la scrittura femminile, la produzione letteraria gay, la letteratura del terzo mondo; e tale produzione è possibile solo nella misura in cui queste forme di vita collettiva o di solidarietà non siano ancora state interamente invase dal mercato e dal sistema delle merci.

In altre parole, quelle contenute in una’analisi sui linguaggi della comunicazione di massa di Pier Vincenzo Mengaldo (Cenni sulla lingua delle canzoni), studioso eminente di Leopardi e Boiardo ma attento pure alla consistenza letteraria della canzone d’autore:

Il testo delle canzoni costituisce per i giovani, tipicamente, una «poesia di massa», o almeno un’ «attesa di poesia», come è stato notato da tempo. […] A partire dai migliori autori degli anni ’60 le cose cambiano, in generale proprio con una nuova consapevolezza del testo poetico. […] C’è un nuovo rapporto, più “colto”, col pubblico: la prosasticizzazione del testo, che significa anche recupero del crepuscolarismo o accostamento alla poesia colta contemporanea, e comunque linguaggio “alto” […].

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Giulio Pantalei è dottorando in letteratura dell’Università RomaTre oltre che voce e frontman del gruppo rock Panta (Instagram: @pantaband). I grafici qui presentati in esclusiva assoluta sono frutto della sua ricerca e passione. Tutti i diritti sono riservati.

Bibliografia minima:

  • Maria Corti, Parola di rock
  • Pier Vincenzo Mengaldo, Cenni sulla lingua delle canzoni
  • Fredric Jameson, Signatures of the visible

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