Italiano Urgente: tradurre gli anglicismi sul modello dello spagnolo, Gabriele Valle

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Sull’onda del successo che sta avendo il nostro progetto Torna a Casa Lessico, il professor Gabriele Valle, autore di Italiano Urgente – 500 anglicismi tradotti in italiano sul modello dello spagnolo, ci ha fatto omaggio di questo suo breve intervento che pubblichiamo molto volentieri. Buona lettura.

La «questione della lingua italiana» è antica quanto la letteratura italiana. Ai tempi di Dante la questione verteva sulla dignità letteraria del ‘volgare’ come veicolo alternativo al latino. Ai tempi del Manzoni, verteva sulla presunta supremazia del fiorentino colto della sua epoca. Oggi, verte sulla legittimità dell’itanglish, un idioma cosparso di voci provenienti dalla lingua inglese, un idioma che sta occupando il posto una volta riservato all’italiano. Italian is being flooded with Anglicisms!

Quando si scatenò l’alluvione? Negli anni Sessanta e da allora l’afflusso è ininterrotto e crescente. Da dove arrivano le parole in inglese? Perlopiù dagli Stati Uniti d’America. Come arrivano? Da molti canali, specialmente dai media, dalla pubblicità e dalla Rete. Quante sono? Nessuno lo sa con certezza, perché entrano a frotte, forse tutti i giorni (un dizionario ne ha calcolate quattromila; un altro, il doppio). Qualcuno ha dato l’allarme? Sì, Arrigo Castellani, un famoso filologo toscano. Nel 1987 egli annunciava che, nel lessico, aveva rilevato il morbus anglicus, un virus che «agisce in profondità attaccando gli organi essenziali», e dava una prognosi riservata. Bisogna intervenire, scriveva Castellani, timoroso e speranzoso, in un momento in cui lo scadimento e la frantumazione della lingua gli sembravano appena agli inizi. Il tempo gli ha dato ragione.

Gli anglicismi, nello Stivale, si diffondono storpiati, perché, nonostante il potere ammaliante che la lingua di Shakespeare esercita sugli italiani, la maggioranza della popolazione non la padroneggia. Le parole dell’inglese, in bocca italiana, vengono spesso pronunciate male e non di rado vengono intese in un senso estraneo alla matrice. Le parole dell’inglese, in bocca italiana, creano spesso malintesi e dissapori tra i parlanti. Qual è il risultato visibile? Una calamità pubblica, un fenomeno imperversante che ha originato divisione sociale: per ogni italiano che ama o tollera l’anglicismo, un altro lo aborre. Da qualche anno ormai crescono le ondate di protesta contro l’abuso del forestierismo anglosassone, ma crescono nel contempo le manifestazioni di anglomania, presente in ogni ambito della vita civile, dalla strada alla cattedra, dalle Alpi alle isole maggiori, passando per la città e per la campagna.

Ci sarà un rimedio? Qualche eroico tentativo di soluzione c’è stato, come quello intrapreso, timidamente, dall’Accademia della Crusca, che da qualche anno a questa parte, tramite un consultorio digitale, traduce alcuni anglicismi di uso recente. Ma il suo dotto lavoro, ahimè, è pressoché sconosciuto in una comunità linguistica di oltre sessanta milioni di persone! Infatti sono molti gli italiani che ignorano il lavoro della Crusca e pochi quelli che, conoscendolo, apprezzano i suoi suggerimenti. Tra coloro che peccano di ignoranza o di indolenza abbondano i funzionari statali. Si pensi che il Governo parla di Jobs Act, il Parlamento di whistleblowing, l’autorità tributaria di voluntary disclosure, un certo ministero di caregiver, e via discorrendo. A dir la verità ogni sforzo fatto per dare veste italiana agli anglicismi è fallito, incluso quello della Crusca, la quale non è così influente né così intraprendente quanto l’Accademia di Francia o quella di Spagna. Forse sarebbe opportuno entrare nelle aule scolastiche per sensibilizzare i più giovani.

Gabriele Valle, docente, filosofo, traduttore. Clicca qui per consultare il suo dizionario

In questo clima, quasi bellico, è apparso Italiano Urgente: 500 anglicismi tradotti in italiano sul modello dello spagnolo (Reverdito, 2016), un vocabolario informale e ragionato che italianizza 500 anglicismi di uso comune, spesso sul modello dello spagnolo, una lingua sorella meno permeabile all’influsso dell’inglese e più reattiva nei suoi confronti. Italiano Urgente è ricco di notizie storiche e di curiosità sulle lingue a confronto. È stato scritto, sin
dalle prime battute («Istruzioni per l’uso e per il disuso. Una premessa»), in un cordiale tono divulgativo, perché vuole raggiungere il largo pubblico. Si è fatto strada fin dall’esordio: l’opera si apre con una prefazione di Tullio De Mauro, probabilmente il più insigne linguista italiano dell’ultimo mezzo secolo. Con il tempo Italiano Urgente è stato accolto con favore da diversi studiosi, come Francesco Sabatini, un rinomato lessicografo che lo ha elogiato in
televisione, o come Massimo Fanfani, un’autorità nel campo che lo ha presentato al celebre Circolo Linguistico Fiorentino. Il volume, vera bête noire degli anglomani, ha raccolto numerosi consensi, tra i lettori e tra i recensori, ed è perfino entrato nella rosa dei finalisti di due concorsi letterari, svoltisi nel 2017.

Gabriele Valle è un filosofo e traduttore italo-peruviano che esercita la docenza a Trento. Da quando si trasferì in Italia, nel 2007, si è occupato, attraverso diverse pubblicazioni, della cocente questione dell’anglicismo. A Lima, prima di stabilirsi nella terra dei suoi avi, mentre lavorava in ambito giornalistico cominciò a maturare le sue prime riflessioni sul contatto tra le lingue. Italiano Urgente è il suo primo libro, ora disponibile anche in versione elettronica (e-book… in italiano).

Nota della redazione de L’Opinabile:

Pur approvando del tutto il progetto del prof. Valle, che è per altro molto più avanzato del nostro Torna a casa lessico, riteniamo doveroso sottolineare alcune differenze, di metodo la prima, e di prospettiva la seconda. Per quanto riguarda il metodo, noi intendiamo semplicemente sperimentare un “italiano possibile” in un dizionario collettivo, ispirandoci dal modello wikipedia, cercando di ragionare insieme agli utenti a quali possano essere le migliori traduzioni. In molti casi, per esempio, non prendiamo una decisione, proponendo 3 o 4 possibilità.

Inoltre, (questa è una differenza fondamentale) noi non intendiamo tradurre tutte le parole straniere, ma vogliamo anche ragionare per fare una distinzione tra quelle che non sono necessarie (e che quindi si possono/devono dire in italiano) e quelle che invece sono accettabili. Insomma, non vogliamo arrivare al livello di controllo totale che caratterizza appunto lo spagnolo. Occorre dire che in questo non siamo del tutto d’accordo.

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