Champions, Roma-Barça 3-0: l’impresa dei giallorossi e la stampa catalana borderline

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Come Subaru, una Impreza. E’ stata quella di ieri sera della Roma, capace di rimontare il Barça capolista della Liga spagnola e da sempre ossessionato dal concetto di remuntada.

Dopo il 4-1 dell’andata al Camp Nou, nessuno avrebbe scommesso sui giallorossi, nonostante un’ottima quota (avendo voluto letteralmente scommettere sulla squadra di Di Francesco) e nonostante la legge del karma da alcuni a posteriori citata: dopo lo storico ribaltamento delle sorti nell’ottavo di finale dell’edizione dello scorso anno della Champions contro il PSG (6-1 in casa dopo il 4-0 al Parco dei Principi) operato dal Barcellona, in uno sport come il gioco del pallone che tende a seguire un disegno, la rimonta della Roma non era poi così improbabile.

Ma non stiamo qui a celebrare l’impresa giallorossa, già abbastanza autoevidente.

Vogliamo invece dedicare un piccolo spazio alla stampa sportiva catalana ed al suo comportamento borderline.

Partiamo dalla vigilia della gara d’andata del Barça contro la Roma: subito dopo il sorteggio, ‘Sport’ (la testata sportiva edita nello stato spagnolo più vicina agli azulgrana) andava in edicola così

Un bombón.
Al Barça le sonríe la suerte en el sorteo y ya sueña con el triplete

Un dolcino.
Al Barça la sorte sorride nel sorteggio e già sogna il triplete

Pura ????? (nonostante il direttore del giornale difenda la scelta e confermi si sia trattato del migliore dei sorteggi possibili): il triplete rimarrà solo un sogno.

Ma i toni, dalle parti di Barcellona, sono del tutto opposti.

E riporteremo di seguito un editoriale pubblicato ieri sera, a caldo, per mostrare come l’equilibrio non stia – nemmeno – dalle parti di Barcellona (e per dare ancora un po’ di gioia ai tifosi giallorossi, che finalmente possono avere soddisfazioni europee dopo le storiche scoppole degli anni passati. Adesso sognare si può. E vedere il Liverpool ancora in corsa non può non far pensare ai corsi e ricorsi storici).

Otro ridículo histórico en la Champions di Lluís Mascaró

Figuraccia storica. Enorme. Di quelle che fanno male. Molto. Moltissimo. Perché il peggior Barça della stagione è stato eliminato dalla Champions dopo essere stato umiliato dalla Roma. Una umiliazione che si ricorderà per molti anni. I blaugrana sono stati incapace di difendere il 4-1 dell’andata e sono caduti fragorosamente (3-0) allo Stadio Olimpico. Nemmeno Messi ha potuto niente. E il sogno della Coppa dei Campioni sfuma. Un anno ancora. Il terzo consecutivo. E l’immagine di questo Barça che sembrava affidabile e vicente è in frantumi.

La partita del Barça è stata, semplicemente, deplorevole. I blaugrana hanno giocato come una squadra piccola. Con paura. In preda ai nervi. Messo alle strette da una Roma che ha messo sotto assedio la porta di Ter Stegen con impeto e successo. E se gli italiani hanno segnato solo tre gol è stato grazie agli interventi del portiere tedesco. Perché la difesa ha fatto acqua e il centrocampo non è esistito. E Messi, l’artefice dei miracoli, non è riuscito questa volta a essere il salvatore.

Bisognerà riflettere molto su questo partita. Sulla programmazione di Valverde. Sugli errori della squadra. Sul vero valore calcistico di questo Barça. Un Barça che ha vissuto tutta la stagione sulle spalle di Messi e quando Messi non ha interpretato la parte del genio, tutto è andato in frantumi. Tutto. E per fortuna che la Liga e già vinta…

Dal 2009 dirigo una testata da mezzo milione di lettori al mese (a volte più a volte meno).
Dal 2017 vicedirigo ‘L’Opinabile’ e per L’O provo a vedere che succede nel mondo.
Scrivo tantissimo, spesso non mi firmo.
Perché poi quando mi rileggo a volte mi piaccio e a volte non mi piaccio, come quando mi guardo allo specchio.

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Dal 2009 dirigo una testata da mezzo milione di lettori al mese (a volte più a volte meno). Dal 2017 vicedirigo 'L'Opinabile' e per L'O provo a vedere che succede nel mondo. Scrivo tantissimo, spesso non mi firmo. Perché poi quando mi rileggo a volte mi piaccio e a volte non mi piaccio, come quando mi guardo allo specchio.

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