Sudafrica taglia i ponti con Israele: “unico stato ad applicare ancora l’apartheid”. Addirittura?

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TAGLIA I PONTI: Il Sudafrica, su iniziativa del partito di maggioranza ANC, ha annunciato l’intenzione di tagliare tutti i rapporti, diplomatici ed economici, con lo Stato di Israele, denunciato presso l’ONU come “unico paese al mondo ad applicare ancora l’apartheid”.

Secondo la Ministra sudafricana per la scienza e la tecnologia Naledi Pandor, infatti, non c’è stata da parte del governo Israeliano alcuna iniziativa positiva per la risoluzione del conflitto.

Sudafrica taglia i ponti con Israele

Il governo sudafricano taglia i rapporti con Israele, dopo avere declassato l'ambasciata e denunciato all'ONU Israele come "unico stato al mondo ad applicare l'apartheid".

Geplaatst door Pandora TV op dinsdag 13 maart 2018

Così, l’ambasciata israeliana in Sudafrica è stata declassata e sembra solo questione di tempo prima che il paese tagli ogni tipo di rapporto con Tel Aviv, con il quale sussistono accordi molto importanti – per il Sudafrica – di scambi commerciali e soprattutto tecnologici per superare la grave siccità che affligge il paese. Israele è uno dei paesi più avanzati al mondo, per ovvie ragioni, per quanto riguarda la gestione di questo genere di problemi.

In questo sito siamo spesso critici nei confronti di Israele, specie perché negli ultimi decenni gli ortodossi stanno prendendo sempre più il potere. Tuttavia, la decisione del Sudafrica è a dir poco drastica, e le motivazioni appaiono alquanto ideologiche – prova ne sia che sarebbe lo stesso Sudafrica a pagarne le conseguenze più gravi, rischiando seriamente di restare a luglio 2018 senza neanche una goccia di acqua potabile.

ADDIRITTURA?: Tuttavia gli esempi che fanno decadere le accuse di apartheid contro i palestinesi sono moltissimi: basti pensare che nell’esercito Israeliano, che dovrebbe gestire il fantomatico apartheid, sono arruolati e combattono moltissimi soldati palestinesi di fede mussulmana. Basti pensare che molti altri siedono nel parlamento israeliano. Basti pensare ai giornalisti televisivi, professori universitari, bambini scolarizzati, di fede mussulmana.

E si pensi anche, per quanto riguarda l’Europa, al dilagare di omicidi e violenze antisemite da parte dei mussulmani contro gli ebrei europei – tanto che stiamo assistendo a una emigrazione di massa, vera e propria fuga, dalla Francia a Israele. Nessun caso inverso è registrato. Sarà politicamente scorretto, e sarà anche rischioso, ma risulta piuttosto chiaro da che parte sta la violenza. E in quanto europei, lo sappiamo bene, se non ci copriamo gli occhi con l’ideologia.

LA VERITA’ STA NEL MEZZO: Detto questo, non si può negare che esista nello Stato di Israele un muro, oltre a quello del pianto, che non può rientrare nei valori di uno stato democratico. Non si può negare che il dislivello tra i due eserciti è tale che si combatte, per così dire, archi contro mitra. E non ci sogniamo nemmeno di negare che lo Stato di Israele si è macchiato di colpe inenarrabili contro la popolazione palestinese, tanto che sono gli stessi ebrei della diaspora tra i primi, severissimi, critici di Israele. Eppure, essendo Israele appunto una democrazia, è suscettibile di cambiare, e il potere politico di essere controllato da quello giudiziario. Si pensi per esempio alla sentenza del 2015 che obbligò ad annullare gli autobus separati per israeliani e palestinesi. Si noti bene: non ebrei e mussulmani, ma israeliani, di qualunque fede, e palestinesi, mentre per Hamas, al contrario, anche gli arabi di fede ebraica sono, in quanto tali, criminali. Fatto sta che in Israele, oggi, non ci sono più autobus separati proprio perché sarebbe stato apartheid. Proprio per NON creare situazione che il Sudafrica nella sua storia, al contrario, conosce bene.

L’Opinabile ha un atteggiamento critico verso Israele proprio perché è una democrazia – a statuto speciale, se vogliamo, in quanto in perenne stato di guerra – ma che ha in sé, vogliamo crederlo, la potenzialità di migliorarsi, al contrario della dittatura siriana, per esempio. Disapproviamo quindi in quanto rivista e in quanto persone la linea politica del governo Netanyahu, che minaccia esplicitamente azioni di violenza contro i palestinesi che protestano, come disapproviamo per esempio quella del suo amico Orbàn, appena eletto in Ungheria e subito salutato con entusiasmo dal presidente israeliano.

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