L’Intervista – Intervenire con la musica contro il degrado

Condividici

L’Opinabile, sul numero di primavera 2018, propone in esclusiva assoluta un breve dialogo con Isabelle Lorenzino, violinista che ha deciso di uscire dall’ambiente chiuso del conservatorio per portare la musica dove più ce n’è bisogno: nei quartieri disagiati, nelle carceri, nei centri di recupero dalla tossicodipendenza, negli ospedali. Si tratta di una figura professionale, formata dalle istituzioni pubbliche, che non esiste in Italia. Denominata, letteralmente, “musicista intervenente”, sarebbe forse più esatto tradurre come “musicista militante”. Isabelle Lorenzino ha fondato recentemente a Marsiglia una associazione culturale, “Qui sonne?”, che organizza corsi, laboratori e sperimentazioni pedagogiche di creazione musicale.

CLICCA QUI PER RICEVERE GRATUITAMENTE L’ULTIMO NUMERO DE L’OPINABILE E LEGGERE L’INTERVISTA INTEGRALE. 


L’O: Isabelle Lorenzino, tu sei una musicienne intervenante. Puoi spiegarci di cosa si tratta? Perché lo fai?

En France, le métier a une existence officielle depuis un peu plus de 30 ans, quand les centres de formation des musiciens intervenants ont été créés pour donner un cadre à une activité qui existait déjà depuis longtemps. A l’origine, il s’agit de musiciens-pédagogue qui interviennent dans les écoles afin d’enseigner la musique aux élèves directement par la pratique collective, en essayant de sortir la musique du carcan élitiste des conservatoires. Aujourd’hui, 30 après, le métier a considérablement évolué, mais la philosophie reste la même. Dans les écoles, dans les crèches, dans les hôpitaux, dans les centres sociaux, il s’agit de faire pratiquer la musique à des publics, enfants et adultes, qui n’ont pas nécessairement de connaissances musicales théoriques.

Cela peut se traduire par des projets très variés, de pratique instrumentale et vocale, d’interprétation, de création, d’improvisation… En ce qui me concerne, je travaille surtout sur des projets de chant choral à destination d’adultes et d’enfants, ainsi qu’à des projets d’improvisation et de création, plutôt dans une esthétique contemporaine et de musique concrète (musique créée à partir de la morphologie des sons et non à partir des notes et des rythmes de l’écriture classique).

Avant de devenir musicienne intervenante, je travaillais dans le secteur humanitaire et social. J’y ai été confrontée aux injonctions paradoxales des institutions. J’ai cherché à une activité professionnelle qui me permettrait de vivre de ma passion, la musique, tout en continuant à œuvrer pour le lien social. Les projets musicaux dans lesquels je suis investie ont un aspect social, en cherchant à faire pratiquer la musique aux enfants des quartiers défavorisés de Marseille notamment.

In Francia, questo mestiere esiste ufficialmente da poco più di 30 anni, quando i centri di formazione dei musiciens intervenants sono stati fondati per dare un ordinamento a una attività che esisteva già da tempo. Agli inizi, si trattava di musicisti-pedagoghi che intervenivano nelle scuole per insegnare la musica agli alunni in maniera diretta tramite la pratica collettiva, nella speranza di far uscire la musica dal giogo elitista dei conservatori. Oggi, dopo 30 anni, il mestiere si è considerevolmente evoluto, ma la filosofia è rimasta la stessa. Nelle scuole, negli asili nido, negli ospedali, nei centri sociali, si tratta di far pratica la musica a bambini e adulti che non hanno necessariamente delle conoscenze teoriche di musica.

Questo può tradursi in progetti diversi: di pratica strumentale e vocale, d’interpretazione, di composizione, d’improvvisazione… Per quanto mi riguarda, io lavoro soprattutto su dei progetti legati al canto corale per adulti o bambini, così come su dei progetti d’improvvisazione e composizione, addirittura in un contesto estetico contemporaneo e di musica concreta (musica composta a partire dalla morfologia dei suoi e non a partire dalle note e dai ritmi della scrittura classica).

Prima di diventare una musicienne intervenante, lavoravo nel settore umanitario e sociale. Mi sono confrontata con le ingiunzioni paradossali delle istituzioni. Ho cercato un’attività professionale che mi permettesse di vivere della mia passione, la musica, continuando, però, a operare nel campo sociale. I progetti musicali nei quali sono impegnata hanno un aspetto sociale, che cercano di far praticare la musica ai bambini de quartieri sensibili di Marsiglia, generalmente.

 

L’O: Di recente hai  fondato un’associazione culturale, “Qui sonne?”. Perché questo nome? Quali sono gli scopi di questa associazione?

Il logo dell’associazione culturale Qui Sonne?

Le but de cette association est de porter des projets de pratique musicale à destination des publics qui en sont éloignés. L’association vient d’être créée, elle n’a donc pas encore de projets effectifs, mais l’idée est de se rapprocher des adultes marginalisés, stigmatisés parce qu’étrangers, malades ou pauvres et de leur donner la parole. Tout simplement parce qu’avant d’être des étrangers, des malades ou des pauvres, ce sont des personnes qui ont droit comme tout un chacun à s’amuser et s’exprimer.

L’association « Qui sonne ? » a tout de même un fondement militant qui veut qu’à travers la musique qu’elles produisent, quels qu’en soit le thème et la forme, ces personnes se rappellent au bon souvenir de ceux qui voudraient les laisser au ban de la société, comme quelqu’un qui sonne à la porte, ou une cloche qui sonne qui nous rappelle le temps qui passe, un petit bruit qu’on ne peut pas ignorer…

Lo scopo di quest’associazione è di portare dei progetti di pratica musicale a un pubblico che è lontano dalla musica. L’associazione sta per essere fondata, quindi non ha ancora dei progetti effettivi, ma l’idea è di avvicinare gli adulti messi ai margini, stigmatizzati perché stranieri, malati o poveri e di dar loro la parola. Molto semplicemente perché prima di essere degli stranieri, dei malati o dei poveri, sono delle persone che hanno il diritto di divertirsi e di esprimersi come tutti.

L’associazione « qui sonne ? » ha per l’appunto una base militante che vuole, attraverso la musica prodotta, non importa quale sia il tema o la forma, che queste persone siano ricordate prese in considerazione da chi vorrebbe lasciarli ai margini della società, come qualcuno che suona alla porta, o un pendolo che suona e che ci ricorda il tempo che passa, un piccolo rumore che non può essere ignorato…

 

Isabelle Lorenzino, Musicienne intervenante

L’O: In Incontri ravvicinati del terzo tipo di Spielberg, gli extraterrestri comunicano con noi attraverso i colori e soprattutto la musica. Tu credi che la musica abbia il potere di unire persone differenti, di farle comunicare in una lingua universale?

La musique est quelque chose de très marqué culturellement. Les esthétiques sont très différentes d’un continent à l’autre et ce n’est pas évident pour tout le monde de se comprendre musicalement mais, en effet, elle ceci d’universel qu’elle existe depuis que l’homme existe et elle est le marqueur des différents temps de la vie sociale (célébrations, mariages, saisons, deuil, guerres, paix…).

Je ne sais pas ce qu’il en est des extraterrestres, mais je pense en effet que chaque personne a la possibilité de s’exprimer en musique. Il ne reste plus qu’à un médiateur, comme l’association Qui Sonne ?, d’unir ce que toutes ces personnes ont à dire sous une bannière commune.

La musica è qualcosa di culturalmente molto marcato. Le estetiche sono molto differenti da un continente all’altro e non è ovvio comprendersi tutti musicalmente; ciononostante la musica esiste da quando esiste l’uomo, e ha caratterizzato le differenti epoche della vita sociale (feste, matrimoni, stagioni, lutti, guerre, paci…).

Non lo so cosa ne pensino gli extraterrestri, ma io penso che ogni persona abbia la possibilità di esprimersi in musica. È compito del mediatore, come l’associazione Qui sonne? quello di unire tutte queste persone sotto una bandiera comune.

 

L’O: C’è un fine politico/etico nell’insegnamento della musica? Secondo Giorgio Agamben “la musica produce un certo ethos”. Nella tua esperienza diretta, trovi che questo sia vero? La buona musica produce dei buoni cittadini?

Je me pose avant tout la question de qu’est-ce que la bonne musique… J’ai rencontré des spécialistes de musique classique, de la « grande musique » qui étaient de vrais abrutis. Je pense surtout qu’il faut une pratique variée qui permet aux personnes de s’ouvrir à d’autres cultures, d’autres mondes, d’autres esthétiques. Cela permet de relativiser l’importance de la place que l’on a dans le monde et, dans ce cas, de devenir un meilleur citoyen.

Io mi pongo prima di tutto la questione di cosa sia la buona musica… Ho incontrato degli specialisti di musica classica, della “grande musica”, che erano dei veri stupidi. Penso soprattutto che ci sia il bisogno di una pratica diversa che permetta alle persone di aprirsi alle altre culture, a altri mondi, a altre estetiche. Questo permette di relativizzare l’importanza del posto che si ha nel mondo e, in questo caso, di diventare un cittadino migliore.

 

L’O: Conosci l’orchestra di Piazza Vittorio a Roma? La tua associazione si ispira a un’idea simile?

Oui et non, en partie. Cela pourrait être le cas si l’association permettait de créer un orchestre multiethnique et multiculturel au sein d’un groupe de migrants. Mais elle pourrait viser, par exemple, à accompagner un groupe dans un centre d’addictologie à créer de la musique électroacoustique. Dans ce cas, le résultat musical serait un peu différent de l’Orchestra di Piazza Vittorio. Mais le fondement politique et militant reste le même, il me semble.

Sì e no, in parte. Potrebbe essere così se l’associazione permettesse di creare un’orchestra multietnica e multiculturale in seno a un gruppo di migranti. Ma potrebbe servire anche, per esempio, ad accompagnare un gruppo in un centro di tossicodipendenza per creare della musica elettroacustica. In questo caso, il risultato musicale sarebbe un po’ differente dall’Orchestra di Pizza Vittorio. Ma il fondamento politico e militante resta lo stesso, mi sembra.

 

L’O: Hai qualche domanda per i nostri lettori? Oppure un pezzo musicale da consigliare?

Je voudrais juste leur conseiller d’être curieux, d’écouter plein de choses nouvelles et de trouver ce qu’il y a d’intéressant, de valorisable, de nouveau dans ce qu’ils écoutent. C’est formidable de faire écouter des morceaux de musique dite contemporaine à des enfants qui n’y connaissent rien. Ils ne sont pas pétris de préjugés comme leurs parents et s’en saisissent tout de suite pour découvrir plein de pratiques nouvelles. Il faudrait tout écouter et découvrir avec ces oreilles d’enfants.

Vorrei consigliare loro soltanto di essere curiosi, di ascoltate tante cose nuove e di cercare ciò che ha qualcosa di interessante, di valorizzabile, di nuovo in ciò che ascoltano. È fantastico far ascoltare dei pezzi musicali contemporanei a dei bambini che non ne sanno niente. Non sono induriti dai pregiudizi come i loro genitori e sono pronti a scoprire cose nuove. Bisognerebbe ascoltare tutto e scoprire le cose con le orecchie dei bambini.

 

Intervista realizzata da Antonio Marvasi, traduzione in italiano a cura di Gerardo Iandoli.

Be the first to comment

Leave a Reply

L'indirizzo email non sarà pubblicato.


*