Brevettate le api robot. Žižek: “diventare più artificiali per essere più ecologici”

Un rendering di un'ape robotizzata, come mostrato in un cortometraggio di Polynoid Polynoid/Greenpeace/Vimeo
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Le chiamano Robobee, api robot, prodotto brevettato che sostituirà presto le api vere, destinate probabilmente all’estinzione.

Le api stanno scomparendo a un ritmo senza precedenti da ormai almeno un decennio, e questo, lo si capisce facilmente, non è un problema di semplice mantenimento della biodiversità. Non si tratta di difendere una specie pucciosa dall’estinzione. E sarebbe troppo semplice denunciare l’uomo cattivo che distrugge la vita con i suoi macchinari e l’inquinamento, dato che le reali motivazioni non sono chiare, e sono probabilmente da prendere in considerazione tutta una serie di cause molto complessa, pur essendo indubbiamente l’opera dell’uomo ad aver causato questa accelerazione repentina. Il problema è che le api sono un anello fondamentale della vita su questo pianeta, e quindi anche della nostra: almeno un terzo del nostro cibo è impollinato – cioè esiste – grazie alle api.

Così, si corre ai ripari. Walmart, la nota catena di megastore americana, ha presentato un brevetto per api robotizzate autonome, ovvero dei propri e veri micro-droni impollinatori, che avrebbero lo scopo di trasportare il polline da una pianta all’altra impiegando sensori e telecamere per rilevare la localizzazione delle coltivazioni. Proprio come fanno le api vere.

L’idea non è del tutto inedita: già nel 2013 I ricercatori della Harvard University avevano introdotto il primo RoboBee. All’epoca, il robot delle dimensioni di un’ape poteva soltanto volare, restando sospeso a mezz’aria se collegato a una fonte di corrente. Oggi, il RoboBee può anche posarsi sulle superficinuotare sott’acqua, tuffarsi e riemergere dall’acqua. Non proprio come le api vere.

Su Businner Insider si legge:

L’ape robot progettato dall’università di Harvard. Harvard School of Engineering and Applied Sciences

I ricercatori credono che queste RoboBee possano presto impollinare artificialmente dei campi coltivati: uno sviluppo che consentirebbe di controbilanciare il calo annuale nel numero di api che si è registrato nel corso degli ultimi vent’anni. Anche se le api di Harvard riescono a eseguire molti trucchi, non possono ancora essere controllate a distanza. Le api robotiche descritte nel brevetto di Walmart, però, avrebbero questa capacità, oltre all’abilità di individuare automaticamente il polline. Potendo così in teoria in futuro uscire dai laboratori per andare a lavorare in un’azienda agricola.

Ora, chi scrive non è propriamente un filosofo, né una persona particolarmente intelligente. La mia prima reazione alla notizia è stata un misto di superstiziosa paura e tristezza per le povere api che fanno il miele. Poi, ragionandoci meglio, credo che la cosa sia invece una buona soluzione, almeno teoricamente. Il problema che si pone è doppio: da un lato, l’idea di sostituire la vita con la robotica pone delle questioni etiche che non ci toccano più di tanto perché si tratta di insetti, ma che sarebbe un precedente non da poco – finendo almeno in teoria per reggere l’intero sistema ecologico del pianeta. E dall’altro, problema tipico di questo nostro spaventoso 21esimo secolo, il fatto che il tutto sia sotto il controllo, brevettato, di una gigantesca azienda privata. Come è stato notato da Leana Garfield, infatti, La presentazione di questo brevetto farebbe supporre che Walmart stia cercando di avere un maggiore controllo sulla propria filiera alimentare. L’obiettivo sarebbe quindi di arrivare a nutrire più dell’attuale 40% degli americani che attualmente si servono nei suoi magazzini. E poi, il mondo intero. Che sia un bene o un male, lo deciderà il lettore.

Vorrei invece concentrarmi sull’altro aspetto, riprendendo una interessante, e come sempre abbastanza scandalosa, osservazione del filosofo Slavoj Zizek a proposito dell’ecologia. Si veda il seguente video per intero, ma in particolare a partire dal minuto 8.17. Traduciamo:

“Io penso che quel che dovremmo fare per affrontare nella giusta maniera la minaccia della catastrofe ecologica non sia tutta questa roba New Age di evadere da questo mondo tecnologico e manipolativo e ritrovare le nostre radici nella natura, ma al contrario tagliare ancora di più queste radici nella natura. Abbiamo bisogno di più alienazione dal nostro mondo vitale, dalla nostra sedicente spontanea natura: dovremmo diventare più artificiali. Dovremmo sviluppare, penso, un materialismo artificiale molto più terrificante, una sorta di universo matematico in cui non c’è niente, ma solo formule matematiche, forme tecniche eccetera. La cosa difficile è trovare poesia, spiritualità, in questa dimensione.”

I fatti sembrano dare ragione a Zizek: le api-drone non sono altro che un ulteriore passo per allontanarci dall’idea romantica di un legame da ritrovare tra uomo e natura, proprio allo scopo di risolvere i problemi dovuti alla distruzione di quest’ultima. È chiaro tuttavia, e Zizek ne è ben cosciente, che questo è in fondo un problema (bio-)etico di prim’ordine, che finisce per toccare persino problemi religiosi: creare un robot che faccia il lavoro delle api non è in fondo un primo passo per sostituirsi al creatore della vita e dell’universo?

Il vero problema, quindi, la cosa che spaventa, è la difficoltà di trovare in questa nuova dimensione del nostro rapporto al mondo fisico, una nuova metafisica, una nuova spiritualità. Dimensione di cui l’essere umano ha assoluto bisogno, o almeno così si dice. O forse, non è che solo l’inizio della fine dell’umanesimo della tradizione occidentale, l’inizio di un nuovo uomo, un nuovo modello antropologico.

Si noti infatti, e concludiamo con questa suggestione che meriterebbe ben altro approfondimento, come l’ape robot ponga un problema solo per una mente/cultura occidentale, mentre la filosofia/cultura orientale, che tende a riconoscere un’anima ad ogni cosa (il rapporto dei giapponesi con la robotica è del tutto diverso dal nostro) e che non si è mai posta il problema dell’individualismo, anzi, tendendo a mettere la comunità al di sopra dell’individuo (si pensi al sistema brutale capitalistico-comunista della Cina).

Antonio Marvasi

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