Nessuno tocchi il carciofo alla giudìa: ne va della tradizione laica occidentale, altro che cucina romana

I carciofi alla giudía hanno origine molto antica, visto che vengono citati anche in ricettari e memorie del XVI secolo. Si tratta infatti di un piatto di derivazione romana, nato più precisamente nel ghetto ebraico della capitale.
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IL POPOLO DEI CARCIOFI: “Siamo il popolo dei carciofi non solo della Shoah“, scriveva con orgoglio Riccardo Di Segni, Rabbino capo della comunità ebraica romana nel suo libro Beteavon – buon appetito. Incontro di culture e ricette della cucina ebraico-romana.

E invece. Secondo il quotidiano Haaretz, il rabbinato israeliano ritiene il carciofo nella sua versione alla giudia non ‘kosher’, quindi proibito, e ne vuole vietare la preparazione in Israele, dove non sono pochi i ristoranti kosher che lo elencano nel menù.

La notizia è stata data in Italia da La Repubblica, dove si legge:

Il punto in questione è che nei carciofi potrebbero essere presenti piccoli vermi o parassiti che rendono la pianta erbacea ‘proibita’ in base alle rigide regole della ‘kasherut’, ovvero  l’idoneità di un cibo a essere consumato dal popolo ebraico secondo le regole alimentari della religione ebraica. “Il cuore del carciofo – ha spiegato al quotidiano israeliano rabbi Yitzhak Arazi, capo della divisione importazione del Rabbinato centrale – è pieno di vermi e non c’è modo di pulirlo. Non può essere kosher. Non è la nostra politica, questa è la legge religiosa ebraica”.

TRADIZIONE ITALIANA: La comunità ebraica romana risponde che la liceità del carciofo alla giudia “nasce da due peculiarità: il prodotto e la maniera di pulirlo. Gli ebrei romani hanno entrambe queste caratteristiche“. Senza contare che, come dice la Sora Lella, il carciofo alla giudìa è “un zucchero

In nome dei buongustai di tutto il mondo e di tutte le religioni, ci scagliamo in difesa del carciofo alla giudìa. La comunità ebraica romana è la più antica d’Europa. La vera parlata romana, la più genuina, è quella parlata dagli ebrei di Roma. E la stessa comunità ci ha regalato alcuni dei piatti più tipici della cucina romana, che presenta d’altra parte molti piatti non ebraici ma perfettamente in linea con la tradizione Kosher, come i tonnarelli cacio e pepe, o il filetto di baccalà fritto.

Kosher o non kosher, il carciofo alla giudìa appartiene alla tradizione culinaria di tutti noi, ed è troppo buono per preoccuparsi di certi dettagli. Se a Israele non potranno più mangiarlo, vorrà dire che verranno a Roma, consigliamo da Ba’Ghetto.

Clicca qui per leggere un articolo su “Le Courrier international”, in francese, che tratta della perdita di terreno dei laici in Israele

LAICITA’ IN ISRAELE: Ma a parte l’apparente leggerezza di questa notizia, la cosa potrebbe essere un segnale molto preoccupante della piega sempre più nazionalista e – per quel che ci interessa qui – ortodossa dello Stato di Israele. Come in molti hanno osservato, il laicismo, nella “unica democrazia del medio oriente” – come spesso si dice – sta perdendo terreno in maniera graduale e inarrestabile, mentre gli ultraortodossi conquistano quartieri e impongono il loro stile di vita. Il laicismo, osservano altri, è un’idea tipicamente giudaico-cristiana, mancando completamente all’Islam – e sarebbe questa una delle cause principali dell’attuale scontro tra oriente e occidente. Scagliarsi a favore del carciofo alla giudìa, in ultima analisi, significa difendere il laicismo.

Ricordiamo allora di un passaggio del romanzo di Giorgio Bassani, Gli occhiali d’oroin cui il protagonista, un giovane ebreo, alla proclamazione delle leggi razziali prova una profondissima rabbia contro i suoi concittadini, traditori e goim. (così gli ebrei definiscono, con disprezzo, i non ebrei). Ma poi si calma, e si accorge che simili divisioni non gli appartengono. “Sto pensando come un ebreo dell’est“. Come un ortodosso, e non come un ebreo occidentale, nella fattispecie italiano. Nel nostro caso, romano. Questa è una lezione molto importante – e i romanzi di Bassani in questo sono una vera miniera d’oro – del rapporto tra italianità (o “occidentalità”) ed ebraismo.

La libertà, per non mandarla a farsi friggere, a volte dipende da un carciofo. Fritto.

Antonio Marvasi

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