Bob Dylan: l’arte, prima dell’artista

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In data 4/04/2018 è apparso su Repubblica.it un articolo firmato da Luca Valtorta, dove si commentava l’ultimo concerto italiano di Bob Dylan. L’articolo è interessante e vale la pena di dargli un’occhiata. Ciononostante, il tono oscilla tra l’ammirazione per il comportamento di un’artista che ha fatto la storia della musica e il disappunto nei confronti di un uomo che non “vuole essere il suo stesso mito”, al costo di frustrare il desiderio dei suoi fan. L’articolo, tra le tante cose, sottolinea due “mancanze” da parte di Bob Dylan: il non parlare durante il concerto e il non suonare le versioni “classiche” delle sue canzoni.

Bob Dylan

Ora: se cercate l’analisi di un musicologo, andate oltre: non lo sono. Tuttavia, è possibile fare un commento sull’arte in generale.

Più arte, meno artisti

Ogni fan ha una particolare venerazione nei confronti del suo beniamino: per certi versi si vorrebbe essere come lui, lo si segue come modello di vita, si è incuriositi da tutti gli aspetti della sua vita, lo si considera come un parente o un amico e, quando l’artista appartiene al sesso da cui siamo attratti, si possono addirittura provare sentimenti “amorosi” nei suoi confronti. Eppure, bisogna considerare una cosa: qualcuno può essere venerato perché ha fatto qualcosa che ci piace o che apprezziamo. C’è un fare che ci colpisce, solo dopo ci interessa l’autore di quel fare. Quante volte è capitato di ascoltare un bel pezzo alla radio e di cercare per giorni il nome dell’artista? La non conoscenza dell’autore, però, non ci impedisce di apprezzare il brano e di ricordarlo anche dopo giorni. E quell’interesse che dà inizio alla ricerca può essere scaturito solo dalla bellezza di quel fare, senza che per noi l’autore sia ancora una persona ben riconoscibile.

Come ha mostrato Alessandro Baricco nel suo I barbari, oggi, il mondo dello spettacolo ha invertito tale processo: si fa qualcosa poiché si è già famosi e non si è più famosi poiché si è fatto qualcosa (con questo non si vuole dire che non sia più possibile procedere come prima, solo che è più difficile). Basti pensare ai numerosi libri scritti da uomini televisivi o da youtuber o alle numerose comparse televisive di persone diventate famose per i più svariati motivi (anche tragici, a volte).

Bob Dylan, col suo atteggiamento, a parer mio, vorrebbe mettere al centro dell’attenzione il motivo principale del perché si va ai concerti: la Musica. L’artista è il suo autore ed esecutore, ma tutta la sua fama la deve all’arte che mette in scena, all’arte che ha prodotto. Ogni momento in cui l’artista si pone sotto le luci dei riflettori ruba tempo alla sua arte.

Il concerto come evento

Andare ad un concerto è una spesa e non parlo solo del biglietto: a volte bisogna tener conto del viaggio, dell’albergo, addirittura della perdita di giorni lavorativi. La passione, però, ripaga di tutti questi sforzi. Per tale motivo, il concerto deve essere un’esperienza “unica”: tale aggettivo, a volte usato in maniera ingenua, in realtà spiega al meglio quale debba essere l’obiettivo di ogni concerto: essere irripetibile.

Bob Dylan da giovane

Bob Dylan non fa altro che questo: rendere irripetibile l’esperienza dello spettatore che va a quel ben preciso concerto. Se Dylan riproponesse le versioni classiche delle sue canzoni, quelle ascoltate da tanti anni nelle radio, nei cd, in televisione, il concerto non sarebbe nient’altro che una ripetizione di quanto fatto. Un’esperienza, quindi, non più così unica. Purtroppo, a volte, il fan vuole avvolgersi in quella atmosfera familiare, ascoltando e riascoltando la stessa canzone oggetto del proprio piacere. Al contrario, Dylan stupisce: nei suoi concerti si ascolta qualcosa che, successivamente, sarà difficile riascoltare e, allo stesso tempo, qualcosa di riconoscibile, che rievoca ciò che più abbiamo amato della sua produzione artistica. La meraviglia del nuovo, accentuata dallo stupore del ri-conoscimento, da quel conoscere di nuovo quanto è rimasto nella nostra memoria.

In sostanza, Bob Dylan è un’artista nel vero senso della parola: propone arte e si fa amare per la sua arte, cercando di mostrarsi in essa e non al di sopra di essa.

 

Gerardo Iandoli

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