MUSICA MAESTRA – Editoriale primavera 2018

"Allegoria della musica", di Carlo Maria Mariani è la copertina che abbiamo scelto per questo numero dedicato alla Musica Maestra
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Editoriale de L’Opinabile Rivista n. 1 2018. Clicca qui per abbonarti gratuitamente

Siamo contentissimi di inaugurare con questo numero la nuova serie de L’Opinabile, “rivista” e aggiornata. Prima di cominciare a presentare questo volume, quindi, facciamo un po’ di storia. Della nostra storia.

Il primo anno è andato molto bene, siamo riusciti a conquistare la fiducia di più di 100 abbonati, che hanno preso loro stessi l’iniziativa di scriverci per richiedere la rivista. Nessun migliore riconoscimento, per la qualità della nostra fatica, che l’ottima risposta che abbiamo avuto nonostante questo difetto della nostra organizzazione “commerciale”. Abbiamo la pretesa – obbligata dalla mancanza di mezzi – che siano i lettori stessi a venire verso di noi, scrivendoci sull’email della nostra redazione. Grossolano errore di marketing superato grazie al riconoscimento della qualità del nostro lavoro. Ringraziamo i nostri nuovi e vecchi lettori.

Tuttavia il 2017 non è stato affatto facile: pur essendo orgogliosi di quel che tutti insieme siamo riusciti a costruire in un solo anno, abbiamo dovuto superare delle difficoltà non da poco. Innanzi tutto, e ce ne vantiamo, tutti noi stiamo lavorando come volontari, almeno per il momento, rubando tempo ed energie ai nostri impegni di lavoro, per investirli in un progetto in cui crediamo con molta passione. Visti i risultati incoraggianti, abbiamo deciso di organizzarci meglio per il 2018, in una associazione culturale senza scopo di lucro, che abbiamo denominato: L’Opinabile Centro per la ricerca giornalistica e universitaria. E tramite questa organizzazione, abbiamo registrato ufficialmente la nostra rivista al tribunale di Roma.

Inoltre, abbiamo rinnovato completamente il nostro sito. Durante la seconda metà del 2017, infatti, opinabile.it è stato attaccato da un virus, nonostante fossimo muniti di tutte le difese necessarie. Ci siamo rivolti a professionisti per riparare il problema, e quel che più ci ha colpiti è stato il fatto che quasi tutti ci hanno fatto presente il sospetto che non fossimo stati infettati per caso, come si prende un’influenza girando per la strada. È possibile che il primo sito de L’Opinabile sia stato preso di mira. La possibilità ci ha a dir poco sorpreso, vista la nostra insignificanza numerica sul mercato editoriale, ma ci ha anche dato una nuova forza: in fondo, se questa ipotesi fosse vera, sarebbe la migliore conferma che potevamo avere della qualità del nostro progetto.

Per mancanza di fondi, e grazie alla bravura e testardaggine del nostro vicedirettore e webmaster, Rocco Di Vincenzo, abbiamo deciso di prendere delle misure drastiche: abbiamo buttato giù tutto. Raso al suolo il sito, per poi ricostruirlo migliore, più efficace più veloce e più sicuro. Oggi siamo fieri di avere una grafica migliorata, una velocità di navigazione perfetta, e un sistema per proteggerci da eventuali virus molto più agguerrito. Ma non poteva bastarci questo.

La nostra politica editoriale è quella di riunire specialisti di diversi settori, per fare contenuti di alta qualità, e tuttavia restare quanto più aperti possibile al grande pubblico. Se sul sito pubblichiamo le nostre “opinabilità”, riguardo i fatti dell’attualità, senza limitarci a dare la notizia, ma commentandola da una posizione universitaria – che sia astrofisica medica o filosofica – sulla Rivista esprimiamo la volontà di creare un oggetto di pensiero (o di linguaggio) dalla vita molto più lunga degli articoli di critica del sito.

Ci siamo concessi più tempo, passando da mensile a trimestrale. Usciremo da ora in poi nella date degli equinozi e dei solstizi: quattro uscite l’anno posizionate strategicamente nei momenti di passaggio, per avere uno sguardo alla stagione appena finita e uno alla stagione appena cominciata. Le nostre rubriche rimangono le stesse, ma gli articoli sono più approfonditi, con una migliore e più ricca impostazione bibliografica e ipertestuale.

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“Gli uomini del tempo antico andarono a caccia, mangiarono, fecero l’amore, danzarono, uccisero: in ogni punto delle loro piste lasciarono una scia di musica, avvolgendo il mondo intero in una rete di canto” Bruce Chatwin, Le Vie dei Canti, traduzione di Silvia Gariglio, Adelphi, 1995.

 

L’Indice de L’Opinabile, n. 1 2018

Tutto questo, ci ha spinto a cambiare il nome della testata, anche se solo virtualmente, cioè a spostare una virgola: da solo “L’Opinabile” a “L’Opinabile Rivista”. Come sa chi ci segue dall’inizio, ci piacciono i giochi di parole: la nuova serie è difatti rivista. Il che ci obbliga anche a fare una sorta di nuovo programma editoriale. E allora eccoci qui, ecco il primo numero del 2018.

Non rinneghiamo niente del programma di gennaio 2017: ancora ci sentiamo come l’Angelo della Storia, avanziamo all’indietro verso il futuro, mentre il passato, davanti ai nostri occhi, ci si presenta come una serie di disastri. Rifiutiamo quindi sia l’idea di fine della Storia, che l’idea di una Storia come progresso, o anche solo il sospetto che abbia senso. Non ha senso, e se lo ha, questo non è rilevante per una critica del presente, perché noi, che diamo le spalle al futuro in cui siamo impigliati, non possiamo vederlo. Non abbiamo quindi la pretesa di capire il presente, ma solo di descriverlo, perché al di là di qualsiasi programma editoriale e politico, una rivista, secondo Walter Benjamin e anche, nel nostro piccolo, secondo noi, non può che “rispecchiare il proprio tempo”.

Angelus Novus

Questo rimane il succo del nostro primo programma, non sapremmo farne uno migliore. Adesso, dopo un anno, spieghiamoci meglio: come intendiamo descrivere il presente? Eccoci alla nostra copertina. Si tratta di un quadro di Carlo Maria Mariani, artista contemporaneo esponente di spicco della corrente degli anacronisti. Non sappiamo purtroppo la data esatta del dipinto; il periodo di maggiore attività del pittore comunque va dal ‘75 lungo fino tutti gli anni ‘80 e oltre. Si prenda come una sorta di boutade – ci piace giocare – il fatto che se nel primo editoriale ci dichiaravamo niccianamente inattuali, nel secondo mettiamo una copertina anacronista. Il punto importante per noi è che questo quadro di una allegoria della musica, visibilmente contemporaneo eppure così antico, ci permette di piazzarci immediatamente al di là del tempo. Non siamo tradizionalisti, non siamo rivoluzionari. Siamo solo arrabbiati (Pasolini), e non guardiamo al passato né al futuro, perché abbiamo l’umiltà di guardare solo il presente. E il coraggio.

Ma abbiamo, è vero, una pretesa: quella di provare a mettere le cose in ordine, creare una armonia, per provare almeno a capirci qualcosa, per quanto provvisorio. Se idealmente rispondiamo a una domanda, come rivista, la domanda sarebbe: “a che punto siamo?”. Lo stato dei lavori, intesa ogni attività umana come un’unica grande orchestra che tra scale e stonature, se non altro, fa qualcosa.

Il tema obbligato per spiegare qual è l’intento de L’Opinabile è la musica. La prima delle arti, la più pura delle scienze, tanto che nel nome stesso richiama le muse, tutte. Cerchiamo armonia. Il punto dove la matematica più astratta e il sentire quotidiano più carnale si toccano, è la musica. Noi, in senso metaforico, esattamente come facessimo della musica, cerchiamo un luogo di incontro tra tutte le discipline, tutti gli strumenti, guardando all’attualità di ognuna e del mondo.

La musica si può intendere come la base di ogni organizzazione, sociale o ingegneristica, filosofica scientifica o poetica. La musica è la spina dorsale dell’uomo, la maestra delle muse. Maestra di vita – non certo la Storia, per noi. Ma la musica insegna. Se il direttore comanda la musica – Musica maestro! – noi ci lasciamo dirigere dalla musica, Musica maestra. Ci piacciono i giochi di parole, significano sempre qualcosa. Seguiamo il ritmo, siamo presenti con le nostre mani che battono (1), per osservarlo, non pretendiamo di darlo. E questo non è affatto un atteggiamento passivo, ma il più attivo, il più arrabbiato – socraticamente, pasolinianamente arrabbiato – e giusto che si possa vere. Vogliamo giustizia.

Insomma, non facciamola neanche tanto lunga: ci pare che basti pronunciare la parola “musica”, per riferirsi nei fatti a una sorta di profana teoria del tutto. La musica come arte, (DISERTORI) come cultura un “pop-sanremese” (MITOLOGO), o la musica Rock come letteratura, e non della peggior fatta (UNATANTUM). La musica linguaggio universale. L’ordine dei pianeti, della realtà, inteso pitagoricamente come ordine matematico, e quindi musicale (TICONZERO). O le leggi dell’acustica per costruire ambienti adatti alla musica, sale da concerti, e quindi il legame fisico che c’è fra musica e spazi architetturali (MENOEPIU).

“Allegoria della musica”, di Carlo Maria Mariani è la copertina che abbiamo scelto per questo numero dedicato alla Musica Maestra

Questo cerca di fare ogni numero de L’Opinabile: intonare ogni volta gli strumenti – le rubriche – perché suonino un unico tema. Ma il nostro intento non è, ovviamente, un compiacersi astratto del sapere universale. Il nostro intento è ovviamente politico, o meglio etico. Non siamo agganciati a nessuna parte, e anzi ci dichiariamo in quanto rivista, sin dal primo numero, anarchici. Perché non intendiamo rappresentare nessuna ideologia, nessun potere, rifiutiamo qualsiasi dogma, e guardiamo alle cose unicamente con spirito di realtà, o di realismo. Ovvero col massimo dell’onestà intellettuale di cui siamo capaci. Senza negare che potremmo anche, un giorno, cambiare idea, riconoscere che ci siamo sbagliati. Non intendiamo capire, per questo non intendiamo spiegare. Ne abbiamo l’umiltà e il coraggio, come già detto.

Che c’entra la musica? Ma è ovvio: la musica è un agente politico di primissimo piano. Si pensi all’importanza che ha per portare messaggi di pace o di guerra. Si pensi al ruolo fondamentale che ha la musica europea nella creazione di una mitologia europea e di un sentimento condiviso di cittadinanza tra i popoli del continente (EUROPEIDE). E nessuno meglio degli italiani capisce e conosce questo potere delle note, che si sono uniti malgrado lingue e culture diverse, esprimendo una cultura popolare e nazionale principalmente in musica (Gramsci). Ecco: sia detto di passaggio, ci riteniamo anche assolutamente italiani. Questo significa che siamo europei, e occidentali, e anzi cittadini del mondo. Ma questo non significa che adottiamo un atteggiamento esterofilo a tutti i costi, non siamo né provinciali(sti) né “internescional”, che altro non è che una diversa forma di provincialismo. Questo in opposizione sia a certe riviste giovani che si autodefiniscono – nel 2018 – “strapaesane”, e che riutilizzano tutto un armamentario di immagini in stile Ventennio (quel); sia in opposizione a certe altre riviste ‘mericane che fanno un uso inutile di inglese, sin dalla testata, e che possono solo avere uno sguardo di parte e ideologico.

È semplicissimo capire qual è la (nostra) posizione anarchica, ma difficilissimo da spiegare. Se non con un esempio. L’importanza della musica è politica perché in essa si esprime il meglio dell’essere umano, al punto che, come nota Giorgio Agamben (Che cos’è la Filosofia, Quodlibet, 2016), “la musica produce un certo ethos”. La musica, la buona musica, è considerata dagli antichi una attività fondamentale alla formazione di buoni cittadini (L’INTERVISTA). Ecco, per continuare la metafora, noi vogliamo fare del bene, avere un valore terapeutico – anche in risposta “engagée” ai mali che affliggono il presente – avere un ruolo terapeutico per il pensiero contemporaneo, oggi attaccato da tutte le parti. Proprio come la musica ha un ruolo terapeutico dimostrato nella reazione dei nostri neuroni alle vibrazioni armoniche (SACCADI).

Tanto è importante la musica in un senso etico per l’essere umano, che si potrebbe analizzare la “qualità” di una stagione musicale per misurare con una certa esattezza lo stato di salute della società che l’ha prodotta. O forse no, la musica, indipendentemente dall’uomo potrebbe continuare un percorso suo, avere una sua autonomia. Saremmo noi gli strumenti.

Siamo pur sempre incastrati in un punto di vista umano, in giochi linguistici direbbe Wittgenstein. Siamo coscienti che quando parliamo, forse, siamo parlati dalla nostra lingua. In quanto rivista, noi forse stiamo suonando una musica, provando a creare una certa armonia del sapere e della ricerca giornalistica e universitaria attraverso le nostre rubriche. O forse siamo semplicemente suonati (2), ognuno, dal proprio campo di specializzazione, ogni rubrica dal proprio linguaggio dalla propria vita. Una musica maestra, canto dello spirito del tempo che siamo. e non potere far altro che rispecchiare il presente. Il nostro. In coro.

(1) Le mani che caratterizzano il nostro progetto grafico sin dal primo numero, hanno, sin dal primo numero, un significato ben preciso di lavoro artigianale, manuale, ci sporchiamo le mani.

(2) Che ci piacciono i giochi di parole e i doppi sensi l’abbiamo già detto mi pare.

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