“Qui abita un@ antifascista”: un ex terrorista nero e due fanpage di destra trasformano una notizia de ‘La Stampa’ in una fake news

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Si tratta di una notizia troppo gustosa per passarci su e non riportavela: su Facebook una serie di utenti, imbeccati dall’ex terrorista nero Maurizio Murelli e dalle fanpage satiriche (?) ‘Sinistre Cazzate Libertà’ e ‘Radical chic boriosi’, hanno condiviso una notizia falsa circa gli adesivi “anti-antifa” comparsi sui porti di casa di alcuni militanti di Pavia (clicca qui se non ricordi la vicenda).

Fatto sta che prima Maurizo Murelli (“politico e giornalista italiano, militante di gruppi di estrema destra negli anni Settanta. È ricordato soprattutto come uno dei protagonisti del giovedì nero di Milano”, ci rifacciamo a Wikipiedia per essere il più asettici possibile) e poi le succitate fanpage hanno rilanciato la notizia secondo cui i militanti stessi avrebbero appiccicato gli adesivi sui propri portoni.

“Ma guarda guarda… E che non lo sapevamo? Per una settimana prima delle elezioni e nella domenica stessa in cui si votava hanno menato il torrone sui fascisti che attaccavano adesivi che indicavano le abitazioni degli antifascisti. Se li erano stampati e messi loro. Ora vediamo quale TG nazionale riprende la notizia”, ha scritto il Murelli.

“Tutto ciò ha del meraviglioso. Ricordate gli adesivi “qui abita un antifascista” che saltarono agli occhi delle cronache per essere stati attaccati da ignoti “fascisti” una notte a Pavia nelle abitazioni degli antifascisti locali? Ovviamente finirono in tutti i Tg e media nazionali, da Rai 1 a La Repubblica, che diedero ampio risalto alla notizia, suscitando un’ondata di solidarietà che raggiunse anche Laura Boldrini e che portò il sindaco della città a commentare l’episodio (sigh!). Ora, che se li fossero attaccati da soli era palese per chiunque conoscesse un minimo l’ambiente. Oggi è giunta la conferma. Che figura di merda ragazzi”
, ha quindi rilanciato SCL.

Ad accreditare la loro versione, un articolo della Stampa in cui è possibile leggere, in relazione ad un fermo comminato ad un’attivista dell’Askatasuna, noto centro sociale di Torino, dopo gli scontri di piazza dello scorso 22 febbraio: «nell’abitazione della studentessa con obbligo di firma c’erano quasi 800 adesivi con la scritta «qui abita un@ antifascista»: riconducibili al movimento antagonista di Pavia».

Per analafabetismo funzionale o malafede non sapremo mai, ma la succitata intellighenzia di destra ha rilanciato la notizia equivocandone il significato: gli adesivi sequestrati, infatti, sono quelli stampati come reazione all’azione fascista, in cui appare un disegno di Zerocalcare.

Come distinguerli da quelli fascisti? Beh, in quelli fascisti compare un grossolano errore grammaticale.

(Come immagine in evidenza, le immagini dei due adesivi)

Dal 2009 dirigo una testata da mezzo milione di lettori al mese (a volte più a volte meno).
Dal 2017 vicedirigo ‘L’Opinabile’ e per L’O provo a vedere che succede nel mondo.
Scrivo tantissimo, spesso non mi firmo.
Perché poi quando mi rileggo a volte mi piaccio e a volte non mi piaccio, come quando mi guardo allo specchio.

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