Streghe e Gender: biglietto di sola andata per il medioevo

Le Streghe, Pieter Bruegel
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Simone Pillon, uno dei padri fondatori del Family Day, si scaglia e minaccia azioni concrete contro una scuola bresciana rea di aver organizzato un progetto su “Fiabe e racconti dal mondo”. Intanto la denuncia di una famiglia di Carpi ha portato ad una sollevazione sul web contro la famosa scrittrice di romanzi per ragazzi Bianca Pitzorno, colpevole di avallare nei suoi lavori la cultura gender.

Apri l’internet una mattina come tante e leggi che un tale Simone Pillon, neo eletto al  Senato della Repubblica tra le file della Lega, padre fondatore del Family Day (ve la ricordate la manifestazione miracolosa del 2016, quando – evidentemente per mano di Nostro Signore -200 mila manifestanti diventarono magicamente 2 milioni?), qualche giorno fa ha postato su Facebook l’immagine di un libro di “stregoneria”, asserendo che nelle scuole della sua Brescia gli alunni sono stati costretti a bere pozioni magiche», a «dipingersi dei simboli sulle braccia» mentre venivano «invocati gli spiriti e regalati amuleti». Magia nera, condannata anche dal direttore di Radio Maria Padre Livio Fanzaga:

Il prete non può entrare in classe per fare le benedizioni ma si invitano le streghe. Queste praticanti dell’oscuro sono in connubio col diavolo”.

Simone Pillon

Pillon, infuocato da santo e benedetto spirito da crociata, ha minacciato immediati provvedimenti, promettendo che il suo primo atto come senatore della Repubblica sarà quello di dar vita ad una interrogazione parlamentare sul tema della stregoneria. Un rivoluzionario, un uomo figlio del suo tempo, capace di capire dove davvero si annidino i problemi dei nostri ragazzi nelle scuole italiane: la stregoneria. Mi correggo, scusate: la stregoneria nel 2018. A Brescia.

Attenzione però, perché a Pillon non la si fa, Pillon sa benissimo – come ha dichiarato – che la stregoneria è sì un male, ma è pur sempre il male numero due. E quale può essere il male numero uno? Il bullismo? La violenza? Il taglio progressivo dei fondi alla scuola alla ricerca? L’assenza di carta igienica e gessetti? La precarietà degli insegnanti? NO. E’ LA TEORIA GENDER, E GUAI AL PRIMO CHE RIDE.

Resta la domanda: cosa è successo in questa scuola del bresciano dove il sagace Pillon ha scoperto aver luogo l’insegnamento – anzi, l’imposizione – dello studio della stregoneria e delle arti oscure? (chiedo venia, non potevo non citare Harry Potter, d’altronde l’argomento è pertinente). Lo ha spiegato, tra le giuste risate, la direttrice dell’Istituto incriminato, la professoressa Sabina Stefano:

Questo è un progetto interculturale promosso dalla biblioteca civica e finanziato dal Comune, deliberato dal consiglio d’istituto e presentato ai genitori. Si raccontano “Le Fiabe e racconti dal mondo” dall’Afghanistan al Pakistan. L’obiettivo era la conoscenza di cultura altra rispetto quella occidentale, importante per il futuro dei bambini”.

E gli amuleti, gli spiriti, i simboli dipinti sulle braccia?

“Il progetto prevedeva la drammatizzazione, l’interpretazione teatrale delle fiabe: un viaggio immaginario su una piroga, un piccolo libro sui cui scrivere la frase significativa di questo percorso, la consegna di una conchiglia. La signora si è vestita in costume tipico perché l’obbiettivo era la condivisione di una cultura altra”. (2)

Le reazioni non sono tardate ad arrivare, le peggiori purtroppo. Alcune scrittrici di libri per ragazzi, come Bianca Pitzorno e Ramona Parenzo, sono state minacciate – anche in modo molto grave – sui loro profili social. La Parenzo, in particolare, si è detta molto spaventata da quanto sta accandendo. Fortuna che J. K. Rowling vive a Londra ed è al riparo dalla foga punitrice di Pillon e delle mamme pancine (andate su Facebook e cercate la pagina “Il Signor Distruggere”, capirete di cosa parlo).

Bianca Pitzorno, forse la più importante e sicuramente la più amata scrittrice di romanzi per ragazzi, ha risposto con un lungo post su Facebook alle accuse che le venivano rivolte da, udite udite, quel cenacolo di finissimi intellettuali che gestiscono la testata online Osservatorio Gender – già dal titolo appare chiaro quanto siano poco ossessionati dalla faccenda.

Bianca Pitzorno

Cristiano Lugli, autore dell’articolo che attacca la Pitzorno, racconta la storia di una povera famiglia di Carpi, costretta a ritirare il proprio figlio da scuola per salvarlo dal genderismo, che non è una malattia dell’infanzia ma quella cosa che ancora non si è capito cosa sia. Il genderismo veniva diffuso, pensate un po’, attraverso un romanzo  – bellissimo – della signora Pitzorno, che si intitola “Ascolta il tuo cuore”. Lo capite dasoli, già dal titolo, che il fine solo e ultimo della Pitzorno è quello di diffondere il finocchismo, la promiscuità, la zoccolagine. E’ vero che lo capite anche voi?

Ciò che è certo è che Gender, lo sanno pure i leghisti, sta per “genere”, ed è la traduzione di questa parola in inglese. Non significa né frocio, né lesbica, né masturbazione obbligatoria alle elementari. “Genere” sta per genere sessuale che, pure questo lo capiscono anche i bambini, cambia significato a seconda della cultura in cui viene elaborato.

L’ideologia gender non esiste, è una costruzione artificiosa creata da chi vuole combatterla, senza che esista. E’ la battaglia medievale che un certo numero di bigotti –per la maggior parte estremisti cattolici- sta combattendo affinché i propri figli non diventino mai ricchioni né accettino che qualcuno possa vivere la vita come cavolo gli pare. That’s it.

Bianca Pitzorno ha risposto all’attacco subito attraverso un post di Facebook,  dichiarando la sua incredulità di fronte alle accuse ricevute e chiedendo al proprio pubblico cosa avesse lasciato quel libro in loro, il messaggio che fosse stato trasmesso dalla storia di Prisca,  Elisa e Rosalba, allieve nella classe IV D della scuola Sant’Eufemia ed in lotta contro la nuova, severa, insegnante. Il libro della Pitzorno, nella voce dei suoi stessi lettori (io sono fra questi) ha trasmesso e trasmetterà ai suoi lettori di ieri e di oggi pensieri ben più pericolosi del genderismo, credete a me: coraggio, amore, rispetto per il prossimo, culto dell’amicizia, una sana ribellione di fronte all’ingiustizia, l’elogio dell’intelligenza e dell’ironia. Proprio tutto quello che ci serve per ascoltare i vai Pillon e predicatori di Radio Maria, farci una sonora risata, tirarci su le maniche e combattere le loro idiozie con la cultura e la tenacia di chi è nel giusto. Non fosse altro che il Medioevo è finito da un pezzo.

Ps: per chi volesse farsi due risate, ecco il link all’articolo dell’Osservatorio Gender.

Valentina Palladini

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