La Saga di Zio Paperone: sentimento e capitalismo

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Quando avevo poco più di dieci rimasi folgorato da un fumetto che raccontava le gesta di quello che da lì sarebbe diventato il mio personaggio disneyano preferito: Paperon de’ Paperoni. Il testo in questione era la saga dedicata a tale personaggio da Don Rosa, uno degli autori Disney più importante di tutti i tempi. Amavo così tanto quella storia da averla voluta condividere con i miei amici e per questo, con mio sommo rammarico, persi quel volume nella catena di prestiti ad amici di amici.

Quando seppi che sarebbe apparsa una nuova edizione di tale fumetto, con addirittura delle storie inedite, mi precipitai ad acquistarla, nonostante avessi passato il quarto di secolo. Avevo paura di non provare le stesse emozioni del me fanciullo, di aver perso quello sguardo curioso e famelico di storie. In parte, è ciò che accadde. Ma in realtà, crescendo, avevo acquisito uno sguardo più consapevole che mi ha fatto apprezzare ancora di più la forza di tale testo. E qui vi spiego il perché.

La saga di Paperon de’ Paeroni nella collana “Tesori International” della Panini Comics.

Siamo di fronte a un testo che è solo apparentemente per bambini. E’ una grande esegesi del lavoro di Carl Barks, padre dello Zio, e i testi introduttivi a ogni storia ci mostrano come la maggior parte delle cose che leggiamo siano state riprese dai suoi lavori. Don Rosa, quindi, riordina materiale degli anni Quaranta per poter costruire il grande romanzo di formazione disneyano.

I personaggi in forma di animale della Disney sono delle maschere: ognuno è caratterizzato da pochi tratti che lo definiscono in maniera chiara. Qui, invece, si assiste a una maturazione del personaggio e a come vengono acquisiti quei tratti da parte dello Zio. E’ forse l’unico testo Disney che propone un approfondimento psicologico, rendendo più realistico il personaggio.

Allo stesso tempo, questa è una grande epopea americana: il sogno dell’immigrato che va in una terra ancora inesplorata a cercar fortuna. Grazie alla sua forza, il coraggio, alla volontà di non farsi sopraffare dal crimine, Paperone riesce a diventare l’uomo più ricco del mondo. Il tutto grazie a un’unica dote: la tenacia. Paperone è un lavoratore instancabile, un uomo duro che si è fatto da sé. Notevoli sono i numerosi intrecci storici: Don Rosa, attraverso la vita di Paperone, ci parla anche della storia americana e degli sviluppi tecnologici che hanno caratterizzato la vita statunitense a cavallo tra l’ottocento e il novecento. Il grande mito del progresso fa da sfondo all’epopea umana del papero più ricco del mondo.

Allo stesso tempo, però, è anche il racconto di una grande tragedia umana: per quanto Paperone abbia sconfitto tutti coloro che hanno tentato di ingannarlo, alla fine viene comunque sconfitto da loro poiché perde ogni tipo di fiducia nel genere umano e negli affetti. La sua è la parabola del capitalismo  più sfrenato: l’individualismo propugnato dal self-made man americano costringe lo stesso alla solitudine. Al di sopra di tutti, ma distante da tutti. E il denaro, il mezzo per eccellenza, diventa per lo Zio il fine ultimo: quindi, non l’accumulo del denaro per acquisire maggiore potere di movimento nel mondo, ma l’accumulo per il denaro fino a se stesso.

Il famoso bagno nei dollari di Paperone, però, non è completamente privo di senso: Don Rosa ci spiega che quell’immersione è anche un bagno nei ricordi. Il valore di quel denaro, quindi, risiede nel ricordo di come Paperone li ha ottenuti. In fin dei conti, questa storia è un grande inno all’attività, al viaggio, al lavoro, all’avventura. E’ un inno al bisogno di crearsi dei ricordi dalle emozioni forti, le uniche che riescono a radicarsi nel nostro animo. Nel testo si fondono follia e genio, calcolo e irascibilità, gloria e solitudine. Paperone è il frutto di una lotta per la sopravvivenza che ci mostra entrambi i lati del famoso sogno americano (e del capitale): la possibilità di arricchirsi all’infinito, controbilanciata da un’ossessione per il denaro che conduce all’annullamento degli affetti.

Variant Cover dell’edizione Panini

Paperone ha impiegato un’intera vita per imparare ad amare in maniera profonda e attenta una sola cosa: se stesso. E per questo nell’ultima pagina si mostra un uomo, che ha vinto tutto perdendo tutto dell’amore, rimpiangere la sua giovinezza: un tempo in cui ogni porta era ancora aperta e dove il suo lavoro aveva anche un altro fine: aiutare la sua famiglia.

La vignetta in cui Paperone contempla la tomba della madre sintetizza tutta la potenza emotiva di questo volume: più di vent’anni di sacrifici, di lavoro, di viaggi, per ritornare in una patria, la Scozia, che ti ricorda che nessun guadagno potrà riportare indietro il tempo sottratto ai tuoi cari, che intanto invecchiano e, purtroppo, muoiono. Paperone, quando appare per la prima volta nella famosa storia di Natale di Carl Barks, d’altronde è lo Scrooge dickensiano che si pente di essere stato così gelido: cerca, infine, di ripristinare i contatti con quel che resta della sua famiglia: nipote e pronipoti.

Me le avventure di Zio Paperone non sono finite qui: infatti, la saga è stata stampata in due volumi. Ben presto, arriverà anche la recensione al secondo volume, che si concentra sulla vita sentimentale dello Zio. Per leggerla, seguici sulla nostra pagina Facebook! Clicca mi piace: seguici, condividici, interagisci con noi!

Gerardo Iandoli

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