Il caso del Portogallo, l’unico paese europeo che migliora il suo livello educativo dal 2000

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“Portugal, único país europeo que mejora su nivel educativo desde el 2000”: è questo il titolo con cui ‘El País’ introduce un interessante video (sia pur sponsorizzato da una banca. E non mi fa mai piacere vedere l’educazione in qualche modo correlata con il privato) sul sistema educativo portoghese, a sua volta intitolato “E’ il Portogallo “la nuova Finlandia” dell’istruzione?”.

Si tratta di un video che propone il caso di una scuola di Lisbona, la Escuela pública Carcavelo, che ha visto una crescita davvero importante nel livello della qualità dell’insegnamento nel corso degli ultimi anni, nonostante la crisi economica (che vede il Portogallo tra i paesi più colpiti, assieme alla Grecia).

700esima scuola nel 2013, tra le ultime scuole del Paese, si trova adesso tra le 80 migliori scuole del paese: com’è avvenuta questa drastica crescita? L’interesse degli insegnanti s’è spostato dall’interesse per i risultati all’interesse verso l’apprendimento dei ragazzi in sé. E così sono stati pensati alcuni accorgimenti per migliorare la qualità della scuola: c’erano problemi di disciplina, con vere e proprie guerre tra bande. Che giorno si verificavano principalmente gli atti di violenza? Il venerdì pomeriggio. Quale migliore idea, quindi, di chiudere la scuola il venerdì pomeriggio?

E così, a cascata, tanti altri piccoli accorgimenti: no ai compiti per casa, sì allo studio al fine di consolidare quanto appreso durante la giornata. No alle bocciature fino ad un certo punto della carriera scolastiche: qual è il senso di riprendere gli stessi temi ripentendo le stesse cose l’anno successivo? Non si impara di più e si rimane indietro rispetto ai propri compagni.

E, a financo di ciò, i professori hanno vissuto una propria naturale evoluzione: se nel 2000 si potevano trovare insegnanti con un’ottima cultura ma con una scarsa pedagogia, al giorno d’oggi gli insegnanti sanno meglio come rapportarsi ai giovani (come sottolineato nel corso del video da alcune dei giovani studenti intervistati).

“Questo processo che abbiamo vissuto nella scuola, questo cambio nel paradigma del professore. E’ questa la vera differenza nella scuola. Molti lavorano nell’ambito delle soft skills, del lavorare in gruppo, del parlare in pubblico. Qualità che non vengono richieste nei programmi ma su cui lavoriamo da quando sono piccoli e poi possiamo vederlo riflesso sui ragazzi di 14 o 15 anni”, commenta uno degli insegnanti interpellati nel corso del video (che potete vedere in coda).

E così il Portogallo – al di là di questa singola esperienza – si trova adesso a scalare le classifiche (che personalmente non amo, ritenendo la graduatoria nient’altro che una sparatoria alle mie spalle) delle prove PISA (Programme for International Student Assesment), pensate dall’Organizzazione per la cooperazione e lo sviluppo economico per individuare le competenze degli studenti dei singoli paesi.

Nonostante la crisi e nonostante la spesa relativamente bassa per l’educazione (nella classifica proposta da Wikipedia il Portogallo è 66esimo, noi veniamo dopo il 100esimo posto).

(A corredo del pezzo, una mappa che mostra i livelli di competenze degli studenti dei paesi che hanno partecipato alle indagini PISA nell’ambito della lettura. Pur senza legenda, è facile capire che i nostri studenti sono peggiori di quelli portoghesi. E negli altri ambiti la situazione cambia di poco)

Dal 2009 dirigo una testata da mezzo milione di lettori al mese (a volte più a volte meno).
Dal 2017 vicedirigo ‘L’Opinabile’ e per L’O provo a vedere che succede nel mondo.
Scrivo tantissimo, spesso non mi firmo.
Perché poi quando mi rileggo a volte mi piaccio e a volte non mi piaccio, come quando mi guardo allo specchio.

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Dal 2009 dirigo una testata da mezzo milione di lettori al mese (a volte più a volte meno). Dal 2017 vicedirigo 'L'Opinabile' e per L'O provo a vedere che succede nel mondo. Scrivo tantissimo, spesso non mi firmo. Perché poi quando mi rileggo a volte mi piaccio e a volte non mi piaccio, come quando mi guardo allo specchio.

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