“Il nostro personale è tutto italiano”: bufera per la campagna pubblicitaria discriminatoria (?) di Tirrenia

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“Dire che un hamburger è fatto con carne italiana può indicare il rispetto di una regolamentazione più attenta e garantire un minore impatto ambientale per la ridotta movimentazione. Dire che una crociera è fatta con personale italiano induce a pensare che l’Italia produca naturalmente persone migliori di quelle di altre nazioni. Si chiama razzismo e non c’è modo di girarci intorno”, scrive Andrea Natella per Dinamopress, in un pezzo che critica di fatto l’agenzia pubblicitaria incaricata di lanciare la nuova campagna pubblicitaria della Tirrenia – Compagnia italiana di navigazione.

Una campagna pubblicitaria boomerang, dato il copioso spazio non richiesto sui media odierni (pronti a scagliarsi contro il razzismo. Ma dov’erano i colleghi durante l’ultima campagna elettorale?).

Una campagna elettorale che ben si discosta dalla linea “progressista” (per quanto progressista può essere un imprenditore) del patron della compagnia navale. Come scrive il proprio Natella: “Da anni Vincenzo Onorato, patron del gruppo di cui fanno parte Tirrenia e Moby, ha intrapreso una campagna di pubbliche relazioni per difendersi dal dumping sul costo del lavoro della concorrenza. In un’intervista alla Stampa aveva dichiarato: “Allora divento bolscevico. La disoccupazione è una vergogna: noi armatori non paghiamo le tasse e non diamo nemmeno lavoro. E legalizziamo la schiavitù, imbarcando personale extracomunitario che non può nemmeno scendere a fumare una sigaretta”.

Parole che fanno onore a Vincenzo Onorato ma che, soprattutto, danno una chiave di lettura di quella che sarebbe dovuta essere l’interpretazione della campagna pubblicitaria: “Il nosto personale è tutto italiano”, perché vogliamo garantire ai nostri lavoratori delle condizioni degne. Ed anche, perché no, offrire lavoro prima agli italiani (un’azienda privata non può dirlo ma un politico sì, senza che nessuno abbia da ridire?).

Ma non perdiamo il punto: di che lavoro si tratta?

Per quanto si tratti di lavoro svolto da personale qualificato, si tratta per lo più di lavoro servile (a testimonianza di ciò, la foto a corredo della campagna, che ci mostra una cameriera italica. Una cameriera italica con un tratto tra l’arabo e il latino): sempre più camerieri d’Europa, diventiamo anche camerieri di noi stessi.

Ma – anziché pensare a questo aspetto – ci indignamo per il motto della campagna (che, viceversa, sarebbe rimasta nel classico anonimato che attornia quasi tutte le campagne pubblicitarie dell’universo).

Avremmo preferito leggere “Assumiamo solo extracomunitari”, con la foto di un cameriere di colore in stile ‘Via col Vento’? Sarebbe stata una campagna meno discriminatoria?

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