Licenziata per aver ‘rubato’ dall’immondizia: un reato contro l’obsolescenza programmata

Condividici

UNA PERICOLOSA CRIMINALE: Aicha Elisabethe Ounnadi, 40 anni e madre di tre figli, è stata licenziata, lo scorso 30 giugno 2017, per essersi appropriata di un monopattino destinato ad essere bruciato, e aver pensato bene di regalarlo al figlio. La donna, dipendente del Cidiu (società che gestisce la raccolta rifiuti nella zona Ovest di Torino) si è macchiata del delitto di aver “rubato” l’immondizia, e questo è un reato al giorno d’oggi: “appropriazione indebita di un bene non di sua proprietà”, è il motivo del licenziamento.

“ho perso il lavoro perché volevo portare un regalo a mio figlio di 8 anni, ma io non ho mai rubato nulla nella mia vita”, si difende la pericolosa criminale. Il monopattino in questione era stato buttato via ed era nello stabilimento del Cidiu di Savonera, a Collegno.

Aicha Elisabethe Ounnadi. Alla donna, comunque, spetta un risarcimento per il danno subito dal licenziamento. Riceverà una cifra corrispondente a diciotto mensilità. (Credits – Facebook)

Addirittura, non ha agito da sola, ci sono dei complici: secondo la testimonianza della donna, infatti, non era stata lei a recuperare il gioco dalla discarica“Una collega me l’ha dato per il mio bimbo. Sono separata, ho altri due figli e vivo in una casa popolare. Capitava che gli amici mi facessero qualche regalo. La collega ha confermato tutto, ma non è servito” aveva raccontato a La Stampa all’epoca dei fatti.

OGGI: Si accolla una multa a chi rovista nei cassonetti dell’immondizia in cerca di avanzi di cibo. Ne dà notizia il Corriere del 14 marzo 2018, dove si legge: “Sono destinate a fare discutere – anzi, la polemica è già cominciata – le modifiche che il Comune di Genova ha apportato alle norme di polizia urbana. Oltre a recepire una serie di regole già attuate anche in altre città italiane (ad esempio il pacchetto Minniti) il governo di centrodestra in carica da meno di un anno ha introdotto nuovi «paletti» tra cui la sanzione di 200 euro per i clochard o gli indigenti a caccia di qualcosa da mangiare nei bidoni dell’immondizia. «Ma la applicheremo con criterio e con rispetto nei confronti delle persone indigenti» assicura l’assessore alla sicurezza Stefano Garassino.

Umanità… fa un po’ sorridere, e molto piangere. Ma la questione che ci interessa non è tanto sul metodo, quanto sul motivo. Perché prendere un giocattolo, o qualsiasi altra cosa dalla spazzatura è giudicato così severamente? In fondo il giudice avrebbe potuto intimare la donna a restituire il “bene rubato” al legittimo proprietario (il centro di conferimento rifiuti) perché fosse bruciato. Ovvio no? Niente di più pericoloso per la nostra società che il riutilizzo e la riparazione dei beni.

OBSOLESCENZA PROGRAMMATA: Si racconta che durante la guerra fredda, in Germania, gli ingegneri della parte Ovest e quelli della parte Est avessero organizzato una fiera per confrontare le rispettive conquiste tecnologiche. I sovietici si presentarono, fieri, con una lampadina che durava quasi all’infinito (1000 ore garantite) rispetto a quelle prodotte nell’area capitalista, senza fulminarsi. Ne erano orgogliosi: un prodotto che è una vera conquista tecnologica.

Ma invece di mostrarsi impressionati, gli ingegneri occidentali rimasero indifferenti, se non addirittura scandalizzati. Il punto è che se la tua ditta vuole continuare a vendere le lampadine, dovrà fare in modo che queste non durino più di tanto. O una volta che tutti avranno il tuo prodotto, puoi anche chiudere bottega. La domanda è: bisogna vendere e fare profitto infinitamente crescente, o dare agli esseri umani dei prodotti – e in fin dei conti una vita – di qualità?

Ne abbiamo tutti esperienza diretta. Quando un elettrodomestico si rompe, quasi sempre basterebbe sostituire una piccola componente del meccanismo, e tutto tornerà come prima. Ma invece, il tecnico ci dirà che conviene comprarla nuova: ripararla costerebbe di più. Da un punto di vista semplicemente logico non ha senso: produrre da zero una lavatrice e trasportarla, come può costare di più di una guarnizione qualsiasi?

Eppure ha ragione il tecnico, suo malgrado complice di un sistema di produzione economica malato, e diciamo pure stupido. Perché oltre alla vera e propria truffa, ci sono tutta una serie di conseguenze gravissime, prima fra tutte l’inquinamento. Siamo sommersi di spazzatura. Entro il 2050, secondo alcune stime, ci sarà più plastica che pesci nell’oceano. Per non parlare dell’inquinamento atmosferico, causa del cambiamento climatico (che ci crediate o no), conseguenza della produzione continua di beni destinati a sostituire altri beni che sarebbero facilmente utilizzabili.

RIPARARE E’ REATO: Riutilizzare un giocattolo vecchio invece di comprarne uno nuovo oggi è quindi un reato. ne possiamo dedurre che è un obbligo, non solo (im)morale, ma anche di legge, quello di produrre immondizia – fare prosperare il settore dell’immondizia – è un obbligo a fare guerre e rapine – fare prosperare il mercato delle armi – è un obbligo impoverire il terzo mondo e a importare profughi per stare meglio noi e far lavorare il mondo dell’accoglienza. È un dovere di ogni buon cittadino ammalarsi: o la medicina va a rotoli.

Per fortuna questa pericolosa criminale, che ha attentato alla tenuta della nostra società – peggio di un terrorista islamico – è stata fermata in tempo. Pericolo scampato.

UNA NOTA POSITIVA PER CONCLUDERE: in Francia, il Ministero per la transizione economica ecosolidale sta conducendo una politica contro l’obsolescenza programmata, come riporta in questo video Luca Mercalli. Speriamo che – come già spesse volte è accaduto – la Francia faccia da apripista per una presa di coscienza degli altri paesi europei, occidentali e mondiali.

Quando compriamo qualcosa impariamo a informarci sulla sua riparabilità

In Francia è stata avviata una politica contro l'obsolescenza programmata: troppi oggetti si rompono dopo brevi periodi e non essendo riparabili vengono gettati via. Lo spiega Luca Mercalli nelle sue Pillole di Mercalli

Geplaatst door Rainews.it op zondag 11 maart 2018

Antonio Marvasi

1 Comment

  1. La città di Leonia rifà se stessa tutti i giorni: ogni mattina la popolazione si risveglia tra
    lenzuola fresche, si lava con saponette appena sgusciate dall’involucro, indossa
    vestaglie nuove fiammanti, estrae dal più perfezionato frigorifero barattoli di latta ancora
    intonsi, ascoltando le ultime filastrocche che dall’ultimo modello d’apparecchio.
    Sui marciapiedi, avviluppati in tersi sacchi di plastica, i resti di Leonia d’ieri aspettano il
    carro dello spazzaturaio. Non solo i tubi di dentifricio schiacciati, lampadine fulminate,
    giornali, contenitori, materiali d’imballaggio, ma anche scaldabagni, enciclopedie,
    pianoforti, servizi di porcellana: più che dalle cose di ogni giorno vengono fabbricate
    vendute comprate, l’opulenza di Leonia si misura dalle cose che ogni giorno vengono
    buttate via per far posto alle nuove. Tanto che ci si chiede se la vera passione di Leonia
    sia davvero come dicono il godere delle cose nuove e diverse, o non piuttosto l’espellere,
    l’allontanare da sé, il mondarsi d’una ricorrente impurità. Certo è che gli spazzaturai sono
    accolti come angeli, e il loro compito di rimuovere i resti dell’esistenza di ieri è circondato
    d’un rispetto silenzioso, come un rito che ispira devozione, o forse solo perché una volta
    buttata via la roba nessuno vuole più averci da pensare.
    Dove portino ogni giorno il loro carico gli spazzaturai nessuno se lo chiede: fuori dalla città,
    certo; ma ogni anno la città s’espande, e gli immondezzai devono arrestrare più lontano;
    l’imponenza del gettito aumenta e le cataste s’inalzano, si stratificano, si dispiegano su
    un perimetro più vasto. Aggiungi che più l’arte di Leonia eccelle nel fabbricare nuovi
    materiali, più la spazzatura migliora la sua sostanza, resiste al tempo, alle intemperie, a
    fermantazioni e combustioni. E’ una fortezza di rimasugli indistruttibili che circonda Leonia,
    la sovrasta da ogni lato come un acrocoro di montagne.
    Il risutlato è questo: che più Leonia espelle roba più ne accumula; le squame del suo
    passato si saldano in una corazza che non si può togliere; rinnovandosi ogni giorno la città
    conserva tutta se stessa nella sola forma definitiva: quella delle spazzature d’ieri che
    s’ammucchiano sulle spazzature dell’altroieri e di tutti i suoi giorni e anni e lustri.
    Il pattume di Leonia a poco a poco invaderebbe il mondo, se sullo sterminato
    immondezzaio non stessero premendo, al di là dell’estremo crinale, immondezzai d’altre
    città, che anch’esse respingono lontano da sé le montagne di rifiuti. Forse il mondo intero,
    oltre i confini di Leonia, è ricoperto da crateri di spazzatura, ognuno con al centro una
    metropoli in eruzione ininterrotta. I confini tra le città estranee e nemiche sono bastioni
    infetti in cui i detriti dell’una e dell’altra si puntellano a vicenda, si sovrastano, si
    mescolano.
    Più ne cresce l’altezza, più incombe il pericolo delle frane: basta che un barattolo, un
    vecchio pneumatico, un fiasco spagliato rotoli dalla parte di Leonia e una valanga di
    scarpe spaiate, calendari d’anni trascorsi, fiori secchi sommergerà la città nel proprio
    passato che invano tentava di respingere, mescolato con quello delle altre città limitrofe,
    finalmente monde: un cataclisma spianerà la sordida catena montuosa, cancellerà ogni
    traccia della metropoli sempre vestita a nuovo. Già dalle città vicine sono pronti coi rulli
    compressori per spianare il suolo, estendersi nel nuovo territorio, ingrandire se stesse,
    allontanare i nuovi immondezzai.
    I. Calvino, Le città invisibili

Leave a Reply

Your email address will not be published.


*