Perché i linguisti sono diventati superstar

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Che sia un fenomeno simile a quello che ha reso i cuochi, in maniera del tutto imprevedibile, dei veri e propri vip? Alla morte di Tullio de Mauro il 5 gennaio 2017, i social e i giornali si sono affrettati in gran numero ad omaggiare e dare l’ultimo saluto al grande linguista. La cosa non sarebbe tanto sorprendente: da un lato De Mauro lo si può considerare un vero e proprio Padre della patria contemporaneo, e dall’altra – qui sta il dato più interessante – il professore già in vita era una sorta di vip dei social network. Certo, non poteva competere con Chiara Ferragni, ma le sue citazioni, foto e video erano e sono una costante dei gruppi a tema lingua. In particolare, come si ricorda sempre, su Facebook, degli “imbecilli” di Umberto Eco (Leggi l’articolo: Echi, imbecilli, documenti), così, si citano in continuazione gli “analfabeti funzionali” di De Mauro.

GRUPPI FB A TEMA LINGUISTICO: Negli ultimi anni, sono letteralmente esplosi i gruppi Facebook e le pagine che trattano di lingua e linguistica, sia per condividere e deridere gli strafalcioni degli utenti, con una buona dose di snobismo classista sulla falsa riga del Signor Distruggere, sia per discutere di questioni e dubbi grammaticali. Ci si scambia informazioni, etimologie interessanti, si citano i poeti e i linguisti, nascono comitati per la difesa del congiuntivo, si litiga per un ‘piuttosto che’ con senso disgiuntivo e si sparano filippiche per un ‘qual’è’ con l’apostrofo.

Tra le più famose pagine a tema nel mondo, si veda Steve the vagabond and silly linguist, ma anche Càdemia Siciliana ha follower in tutto il globo, e in Italia la pagina Fidati, sono un linguista è molto famosa. Senza ombra di dubbio, tuttavia, la scena delle reti sociali italiane è dominata dalla pagina “La lingua batte”, legata all’omonimo programma di Radio3, creazione che il linguista Giuseppe Antonelli ha saputo letteralmente far decollare in pochissimo tempo.

L’interesse quindi c’era, e c’è: abbandonata la trasmissione radio, che continua, seguitissima, condotta da Giordano Meacci, Giuseppe Antonelli è finito in televisione. Presenza fissa di un programma sulla Rai, tratta con intelligenza, ironia e semplicità le questioni della lingua italiana contemporanea, da lui ribattezzata e-taliano. Seguitissimo su facebook e twitter, ha pubblicato dei veri e propri successi editoriali, tra cui “Comunque anche Leopardi diceva le parolacce” e “Volgare eloquenza – come le parole hanno paralizzato la politica”. Oggi, Giuseppe Antonelli è probabilmente il linguista più amato e conosciuto dal pubblico. E se lo merita.

Il simbolo dei “Grammar-nazi”, parodia della svastica hitleriana

FENOMENO MONDIALE: Si potrebbe credere che sia un fenomeno passeggero: ma dura da già quasi dieci anni. O che sia tutto italiano. Ma le pagine social dedicate al tema sono innumerevoli in tutte le lingue. Il fenomeno investe almeno tutta la cultura occidentale. Si pensi al fatto che nella comunità mondiale della rete è persino nata una figura nuova, che si aggira a seminare terrore: il grammar-nazi, sorta di troll che corregge brutalmente gli errori di tutti coloro che scrivono un tweet o un post. È qualcosa di più di un aspetto folkloristico di internet, poiché ha tutta l’aria di essere una figura sociale nuova, prodotta da internet, un po’ come il troll. Ma al di là di tutto, dimostra una cosa semplice: l’attenzione alla lingua è diventata virale. Un’altra dimostrazione è il successo, e anche solo il fatto che qualcuno abbia avuto l’idea, della canzone dedicata al congiuntivo in italiano.

Le ragioni di questo fenomeno sono molte e non tutte logicamente coerenti. Probabilmente il motivo principale è molto semplice: l’attenzione per il discorso metalinguistico, l’esistenza del grammar-nazi, è una conseguenza diretta della dominazione dello scritto sul parlato nella comunicazione online. (Tendenza che, forse, sta cominciando a cambiare). La tipografia è quindi diventata qualcosa di fondamentale, tanto che esiste una vera e propria etichetta – non bisogna mettere il punto alla fine di un sms; non bisogna scrivere tutto in maiuscolo ecc. – che a non seguirla si passa, letteralmente, per dei maleducati.

FORSE PERCHE’…: Inoltre, la comunicazione scritta ha messo a nudo la mancanza di padronanza della lingua di interi strati della popolazione, e ha messo tutti di fronte ad alcuni dubbi che nel parlato sarebbero facilmente aggirati. Per esempio, tra i numerosi meme linguistici (una forma di battuta fotografica che impera nei social network), se ne trova uno, tra i più condivisi, che riporta la frase: “Il sole splende come non aveva mai sple…”. Lasciando gli utenti, divertiti, nel dubbio.

Non solo: la scrittura, essendo per sua natura in certa misura più formale, perché meno immediata, del parlato, porta anche a interrogarsi sull’origine e sul vero significato delle parole. E così si chiede all’oracolo Google, si fanno ricerche. E si scoprono appunti i gruppi di cui sopra. Si chiede al linguista, e nascono servizi come quello dell’Accademia della Crusca, e siti come Le parole e le cose.

Così, mentre gli stessi professori di linguistica, ancora nel secondo dopoguerra, prevedevano e vituperavano la morte della comunicazione scritta ad opera del telefono, oggi non solo si sono da tempo dovuti ricredere completamente, ma sembra addirittura che si ritrovino, per il loro sapere, ad essere tra i protagonisti più seguiti della comunicazione su internet. E non può che essere un bene.

Antonio Marvasi

(Una versione più breve di questo articolo è stata pubblicata sul sito: www.ilvocabolo.it. Alla simpatia e bravura del loro webmaster si deve il fotomontaggio di un Super-Giuseppe Antonelli che qui riproponiamo.)

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