Università di Oxford: le donne sono più lente, bisogna dargli più tempo

Condividici

 

IL QUARTO D’ORA ACCADEMICO: L’Università di Oxford ha aggiunto 15 minuti di tempo per consegnare i test di matematica e informatica, in modo che anche le donne lo potessero passare. Il problema, infatti, come racconta il Daily Telegraph, era che finché le regole erano uguali per tutti il numero di studenti maschi che riuscivano a superare il test in questione (first-class degree) era il doppio di quello di studenti femmine. Come fare? La facoltà di Oxford ha semplicemente cambiato le regole nel tentativo di aiutare le studentesse ad avere migliori risultati.

I commissari hanno dichiarato che le studentesse infatti erano “più soggette ad essere negativamente affette dalla pressione”.

Altrimenti detto: le donne sono isteriche. Si agitano, vanno in iperventilazione e si mettono a piangere. È possibile immaginare una cosa più offensiva per le donne, una cosa meno “femminista”? Un punto fondamentale del femminismo, e che a dire il vero talvolta sfiora il ridicolo, è proprio che le donne sono in grado, contrariamente a quanto credono i maschilisti, di fare tutto quello che fanno gli uomini, forse anche meglio. Altro discorso, poi, è chiedersi perché mai una donna libera dovrebbe voler fare quello che fanno gli uomini, ma qui non c’entra. Il punto è che le capacità sono le stesse. Più o meno. Si pensi anche solo, per restare a un livello meramente pop, al film Il soldato Jane, senza scomodare qualche filosofa importante.

Eppure, sostanzialmente quel che ci dicono è che le donne sono più deboli emotivamente, diciamo pure più sceme, e quindi, poveri esseri inferiori, bisogna dargli più tempo per fare quello che i maschi fanno più velocemente. Ad ogni modo, anche ammettendo che sia vero, bisogna chiedersi se lo scopo del test sia quello di selezionare gli studenti più dotati, senza nemmeno sapere quale sia il loro sesso biologico, per formare i migliori informatici possibile; oppure se più della formazione di alto livello sia importante, per un’Università come Oxford, avere lo stesso numero di studenti maschi e femmine. Se c’è una cosa che il femminismo ci ha insegnato, in teoria, è che i genitali di una persona non contano nulla. 

DISCRIMINAZIONE POSITIVA: Esiste qualcosa di molto simile: la cosiddetta “discriminazione positiva”, che però è qualcosa che si applica ai portatori di handicap. I parcheggi riservati, ad esempio, sono un caso di discriminazione – perché in un certo senso mette i diversi in un lato, a parte – ma positiva, cioè fatta per andare incontro alle loro esigenze.

Ora: se è così, bisogna rifiutare con forza questo genere di iniziative che con l’idea di tutelare la donna non fanno altro che imprigionarla ancora di più in una mitologia fatta di vittimismo, debolezza, mancanza di autonomia. Niente di più lontano dal femminismo: ma i maligni potrebbero notare che il femminismo si fa sentire quando le donne ci rimettono, mentre lascia passare i casi in cui le donne sono privilegiate, che pur esistono.

FEMMINISMO AL CONTRARIO: Antonia Sir, rappresentante delle donne nella facoltà (Oxford Women in Computer Science), ha dichiarato al Telegraph si sentirsi “a disagio sul favoritismo a un genere rispetto a un altro” …

“Ma sono felice quando le persone vedono le diseguaglianze che non dovrebbero esistere tra i gruppi di persone – come ad esempio tra generi, razze o classi – e prendono questo fatto come un punto di partenza per pensare al tipo di persone che involontariamente lasciano indietro.”

I am uneasy about schemes to favour one gender over another. But I am happy when people see gaps between groups of people who should not reasonably have such gaps — such as between genders, races, or class — and take that as a starting point to think about the kinds of people they unintentionally leave behind.

PARENTESI: Il problema però è fin troppo semplice da evidenziare, e stupisce che le stesse donne non abbiano protestato contro questa discriminazione che, per definizione, nega la parità tra i generi. Uguaglianza, significa appunto avere uguali possibilità. Apriamo una parentesi: il rinomato linguista dialettologo Ugo Vignuzzi, accademico della Crusca, spiegava ai suoi studenti alla Sapienza che si può “sbagliare” sia verso il basso che verso l’alto, nell’uso della lingua. Ovvero: di fatto è un errore anche quando si parla o scrive in maniera troppo alta e forbita, anticheggiante, quando il contesto richiede un altro registro. La cosa infatti viene fatta nella maggior parte dei casi in maniera ironica, e l’ironia funziona proprio perché percepiamo questo errore. Ma non sempre è ironica la cosa: ogni riferimento a Diego Fusaro è tutt’altro che casuale.

Torniamo a noi: in un certo senso, questa osservazione può applicarsi a questo caso: la battaglia per la parità di genere deve posizionarsi a un certo livello, e contrastare quel che viene dal “basso” – molestie e violenza, mercificazione del corpo della donna ecc. – ma anche quel che viene dall’alto – affidamento dei figli, divisione dei beni, 15 minuti di tempo in più per fare un test. Sono “errori” dello stesso tipo, e in ultima analisi sortiscono lo stesso effetto: quello di relegare la donna, di imprigionarla a un ruolo dimesso. Proteggere le donne al punto da privilegiarle è la negazione del femminismo – a parte i piccoli movimenti suprematisti e ginarchici di stampo razzistico che militano espressamente per rendere l’uomo un cittadino con meno diritti. Che si faccia come lo sport allora. Se la differenza cognitiva, come quella fisica, è isormontabile: che si facciano corsi e università divise, per donne e per uomini.

ESSERE DONNA NON E’ UNA MALATTIA: Questa iniziativa non ha niente a che vedere con i problemi reali che potrebbe affrontare una donna, come le molestie o il fatto di non essere presa sul serio, e persino essere pagata meno. Essere donna non è una malattia, e non hanno bisogno di nessun tipo di aiuto, specie quando si tratta di capacità cognitive… Oxford scade insomma nel più becero maschilismo. Qui si sta rendendo l’accesso facilitato rispetto agli uomini, per delle fantomatiche debolezze congenite al genere femminile. Si trattano davvero le donne come malate, inferme, inferiori. Ma se questa decisione di Oxford fosse giusta, allora è giusto pure che un datore di lavoro paghi di più e preferisca assumere un maschio: fa lo stesso lavoro, ma più velocemente e senza mettersi a piangere per lo stress… Questi 15 minuti in più accordati alle studentesse femmine sanciscono ufficialmente che le donne lavorano meno bene e sopportano meno lo stress rispetto agli uomini.

Dato che sappiamo che non è vero, la cosa ci pare addirittura un’offesa all’intero genere femminile. In fondo, in Occidente, dove i problemi di genere sono ben poco marcati oramai, probabilmente è peggio, per raggiungere davvero la parità, avvantaggiare in questo modo paternalista le donne. Considerarle sempre e solo come vittime, con pietà, è proprio l’atteggiamento patriarcale che il femminismo combatte da sempre e dal quale ci avrebbe potuto/dovuto liberare tutti, uomini e donne, in maniera netta. Il femminismo una volta gridava l’indipendenza economica sessuale e politica della donna, e oggi piagnucola regole più morbide per questo essere deboluccio e indifeso.

Una volta si scriveva sui muri che “una donna senza uomo è come un pesce senza bicicletta”, e oggi invece si assiste a questo genere di discriminazione positiva – come per i disabili – che fa passare l’idea che, poverine, sono incapaci: per farle arrivare al livello degli uomini bisogna aiutarle, dargli più tempo, non farle stressare troppo.

Niente di più contrario alla lotta per la parità di genere.

Antonio Marvasi

Be the first to comment

Leave a Reply

Your email address will not be published.


*