Le elezioni italiane viste dall’estero: tra populismi e Governo “non operativo”, come ci vedono in Europa

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FINALMENTE E’ FINITA: Queste elezioni sono state particolarmente eccitate, come conferma anche l’affluenza record del 72,96% in base ai dati pubblicati ufficialmente dal Ministero dell’Interno sul portale Eligendo. Ricapitolando, abbiamo assistito a sparatorie di stampo razzista, un candidato di Potere al Popolo che è stato accoltellato (“Leggi: l’anaciclosi e il pacifismo insufficiente“), un esponente di Forza Nuova aggredito per strada (Leggi: “Il paradosso del sorite“). Cariche della polizia e scontri di ogni sorta. Un’insegnate sbattuta sulle prime pagine di tutto il paese per aver gridato morte ai carabinieri, in nome dell’antifascismo. fascisti contro gli antifascisti, e degli antifascisti contro i fascisti.

I toni della campagna elettorale sono stati particolarmente violenti, principalmente a causa della retorica di certi partiti. La scienza e la cultura sono state completamente dimenticate dal dibattito politico, tanto che alcuni intellettuali sono intervenuti con un appello alla cultura che ha avuto moltissime adesioni.

Se noi italiani potremmo esserci ormai abituati a queste cose, prendendole alla leggera, dall’estero abbiamo suscitato un interesse che non si vedeva da tempo.

Il trionfo dei populismi non estatamente filo europei (con un italiano su due ad aver votato Movimento 5 Stelle o Lega), la definitiva scomparsa della sinistra (il trionfo della rottamazione di Renzi), la sovraesposizione mediatica della destra fascista – del nuovo millennio e del vecchio millennio, la difficoltà del primo partito (M5S) e della prima coalizione (il centro-destra) a trovare i numeri per formare un Governo.

Sono questi i dati che emergono con più forza al termine di questa tornata elettorale.

Ma come vedono la situazione i nostri vicini europei?

Ecco a voi una breve rassegna stampa di alcune delle principali testate continentali nel day after.

LA SPAGNA: ‘El País’, testata tendenzialmente progressista, scrive: “Las fuerzas radicales avanzan en Italia en un escenario sin mayorías claras”. Quindi, ‘El Mundo’, realtà decisamente più conservatrice, opta per un titolo apocalittico tra incertezza e confusione: “Las elecciones en Italia dan la victoria al Movimiento 5 Estrellas y siembran la incertidumbre y confusión”.

Insomma, in terra iberica l’analisi oscilla tra l’incertezza legata all’oggettiva difficoltà delle forze politiche di poter creare un Governo (in Spagna, d’altra parte, conoscono bene la situazione, dato il lungo stallo vissuto prima di affidare nuovamente il Governo a Rajoy) e l’exploit del Movimento 5 Stelle. (Rimanendo alla penisola iberica, per dovere di cronaca, il quotidiano portoghese ‘Publico’ non s’è distanziato dall’analisi spagnola: “5 Estrelas e Liga são os grandes vencedores, ninguém se aproxima da maioria”).

I GIORNALI FRANCESI: in Francia i giornali sottolineano il successo delle forze anti europee ma, ancor di più, la difficoltà di individuare una maggioranza all’interno del Parlamento. ‘Le Monde’ titola: “Elections législatives en Italie : aucune majorité n’émerge, les partis anti-européens font le plein”. Dal canto suo, titolo analogo per ‘Le Figaro’: “Italie: aucune majorité claire ne se dessine selon les premiers résultats”.

IN GERMANIA, ‘Bild’ evidenzia la sconfitta Berlusconiana (con il partito del Cavaliere / ex Cavaliere scavalcato per la prima volta all’interno della coalizione): “Dämpfer für Berlusconi”; mentre ‘Spiegel’ celebra las sconfitta di Berlusconi ma soprattutto la vittoria del Movimento 5 Stelle (“Fünf Sterne triumphiert, Berlusconi verpasst Durchmarsch”).

IN GRAN BRETAGNA, ‘The Guardian’ evidenzia la sconfitta del centro (dei centri. Una sconfitta che impedirà anche un eventuale inciucio PD + FI): “Italy’s voters ditch the centre and ride a populist wave”; stesso discorso per il ‘Financial Times’ (che però parla di partiti contro l’establishment, piuttosto che di partiti populisti): “Italy anti-establishment parties make big gains in poll”.

GUARDIAMOCI DA FUORI:

MARINE LE PEN: Vedere come parlano di noi all’estero, e quanto, può essere un esercizio particolarmente interessante, per guardarsi allo specchio, vedersi da fuori. Per esempio, un commento sui risultati che arriva proprio mentre scriviamo questo articolo, da parte di Marine Le Pen su Twitter: “L’Unione Europea passerà una brutta serata…“.

Già questi dati sono molto interessanti, considerato che nessuno, nemmeno  Enrico Mentana durante la sua tanto amata Maratona, ha guardato ai risultati in un’ottica, appunto, sovranazionale. La leader del Front National ha perfettamente ragione: i due partiti vincenti, 5stelle e Lega, hanno più di un punto in comune, ma soprattutto si incontrano su posizioni antieuropeiste. Vista da fuori, l’Italia ha soprattutto mandato un segnale chiaro all’Unione Europea

Se si dovesse arrivare a un accordo di governo 5Stelle/Lega, non è affatto escluso che venga indetto un referendum per uscire dall’euro. E i risultati di un tale referendum sarebbero decisamente incerti. Si: qualcuno a Strasburgo, dormirà male.

JEAN CLAUDE JUNCKER: Si tratta senza dubbio di Jean-Claude Juncker, che durante la campagna elettorale italiana si disse molto preoccupato per le elezioni italiane, affermando lo scorso 22 febbraio che l’Europa avrebbe dovuto prepararsi per un governo italiano non operativo.

«C’è un inizio di marzo molto importante per l’Ue. C’è il referendum Spd in Germania e le elezioni italiane, e sono più preoccupato per l’esito delle elezioni italiane che per il risultato del referendum dell’Spd […] dobbiamo prepararci allo scenario peggiore, cioè un Governo non operativo in Italia».

Poco importa che dopo pochi giorni il presidente europeo abbia ritirato le proprie affermazioni. Non è nuovo a simili “gaffe” controllate, fa parte in effetti della sua esuberanza come uomo e come politico. Intanto, l’ha detto, e le sue affermazioni hanno fatto il giro del mondo. Era forse un tentativo di influenzare l’esito della votazione italiana; più probabilmente era un messaggio di velata minaccia, come a dire, chi può capire capisca. Anche questo, sarebbe tutt’altro che stupefacente da parte di Jean Claude Juncker.

Ma il punto di interesse del suo intervento, è ancora il fatto di essere visti da fuori. Il problema, dice Juncker, è la possibilità di avere un “governo non operativo”: per questo si è detto ben più preoccupato per la situazione italiana rispetto a quella tedesca. Proviamo a metterci nei panni di un tedesco: che significa un governo non operativo? Di fatto, Juncker si riferisce a una peculiarità tutta italiana, che è quella di avere un sistema di camere particolarmente difficile da gestire sia burocraticamente che politicamente. Insomma, come sappiamo bene, è possibile, anzi probabile, col nostro sistema, avere un governo che zoppica ad ogni passo.

THE ECONOMIST: La cosa per noi può sembrare normale, ma The Economist ha creduto opportuno realizzare un video-editoriale per spiegare nel modo più chiaro possibile il funzionamento del nostro sistema politico e le sue ragioni storiche. Può essere molto utile da vedere anche per noi: un ripasso, uno sguardo dall’esterno.

 

JAMIE OLIVER: Di quanto il nostro sistema elettorale – e facciamo solo un accenno all’incapacità congenita a fare una legge elettorale decente – sia divertente, e diciamolo pure, ridicolo, se ne è accorto anche il notissimo comico inglese Jamie Oliver. Il suo video, in verità piuttosto divertente, è una vera miniera di osservazioni che mettono a nudo il nostro essere davvero… strani. Senza dubbio è per questo che, tra polemiche e condivisioni, ha avuto un gran successo sui Social Network in Italia. Tra le varie cose, Oliver spiega al suo pubblico che l’Italia ha avuto 65 governi in 70 anni: è la pura e semplice verità, non è una battuta di spirito. Ma questo basta a far ridere. E dobbiamo ammetterlo.

L’altro punto che nota Jamie Oliver e che in effetti è quel che sembra preoccupare tutto il mondo, che ha guardato alle elezioni italiane con particolare apprensione, è la crescita esponenziale, almeno apparente, dei movimenti fascisti. Cioè della violenza che si è scatenata durante questa campagna elettorale, dalle bufale dei riti voodoo ai fatti di Macerata (Leggi l’articolo: “L’uomo non-metaforico“). Ma anche della violenza verbale a cui forse noi siamo ormai abituati, e che, ci ricorda implicitamente Jamie Oliver, a sentirla da fuori suona molto preoccupante – anche perché, ricorda il comico inglese, gli italiani hanno già dimostrato di essere capaci di gravissimi crimini di guerra.

Così il linguaggio di Matteo Slavini, che vuole fare una pulizia di massa, “casa per casa”, “con metodi forti de necessario”. Allo stesso modo lo sdoganamento di partiti dichiaratamente neofascisti, e notoriamente violenti, come Casa Pound – che per fortuna, secondo le parole del leader Di Stefano, ha subito un “sonora sconfitta” alle elezioni.

CHANNEL 4: Che cos’è il fascismo di oggi? Sembra facile da capire per noi, o poco interessante, quasi un fenomeno folkloristico. Invece la sola esistenza di Casa Pound stupisce e preoccupa all’estero, tanto che Channel 4 ha creduto necessario di fare un servizio, tra il Centro Sociale a Roma e interviste ai militanti, spiegare cos’è Casa Pound ai britannici. Un video molto interessante anche per noi, perché ci aiuta a notare alcune caratterisitche molto strane di Casa Pound.

 

Insomma, anche in Europa l’analisi è la stessa ed il quesito che emerge è quello che ci poniamo tutti noi da stamattina: Movimento 5 Stelle e Lega hanno vinto. Chi si incaricherà adesso di formare il Governo?

AGGIORNAMENTO:

E chi si incaricherà di spiegare all’estero la nascita, la crescita e le regioni del Movimento 5 stelle? The Economist, di nuovo, a confermare quanto queste elezioni sono seguite da vicino da tutti i maggiori media esteri, ha pubblicato un altro video. Circa 5 ore dopo la prima pubblicazione di questo articolo, quindi, e una volta che i risultati sono stati resi noti al mondo, bisogna ora capire, visti da fuori, chi sono i 5 Stelle.

The appeal of populist leaders

Italy's anti-establishment party, the Five Star Movement, has emerged as the largest political force in the country. In December 2016, we met its founder Beppe Grillo at a rally in Turin

Geplaatst door The Economist op maandag 5 maart 2018

Rocco Di Vincenzo e Antonio Marvasi

Dal 2009 dirigo una testata da mezzo milione di lettori al mese (a volte più a volte meno).
Dal 2017 vicedirigo ‘L’Opinabile’ e per L’O provo a vedere che succede nel mondo.
Scrivo tantissimo, spesso non mi firmo.
Perché poi quando mi rileggo a volte mi piaccio e a volte non mi piaccio, come quando mi guardo allo specchio.

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