“Point Lenana” di Wu Ming 1 – Un libro necessario

"Poin Lenana", Roberto Santachiara e Wu Ming 1, Einaudi, 2013
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Point Lenana, di Wu Ming 1 (al secolo Roberto Bui) e Roberto Santachiara, forse, è uno dei testi italiani più importanti degli anni Duemila.

Il testo parte da un singolo evento curioso: l’ascesa del Monte Kenya da parte di tre prigionieri italiani durante la Seconda Guerra Mondiale, per restituire successivamente al lettore l’affresco di un’epoca. Un’epoca rimossa, un’epoca dimenticata: quella del nazionalismo italiano, evolutosi in fascismo, da sempre abbracciato al razzismo.

Alberto Santachiara, agente letterario (sulla sinistra)

E’ un testo necessario in un momento storico, il nostro, in cui – per ignoranza – si assiste a molte riletture del fascismo: chi cerca di minimizzarlo, chi di vederne anche i lati positivi, chi – addirittura – lo osserva con ammirazione per le sue caratteristiche virili (false, per giunta). E’ un testo che ci ricorda che prima di essere razzisti nei confronti degli ebrei, siamo stati razzisti nei confronti degli slavi. Ci ricorda che, seppure il nostro colonialismo sia stato pressoché irrilevante al confronto con altre nazioni, ciò non ci ha impedito di essere dei carnefici efferati ai danni delle popolazioni africane. Noi abbiamo usato le armi chimiche, il livello più incivile all’interno del massimo dell’inciviltà: la guerra. In più, ci ricorda anche che tutto questo è stato sistematicamente rimosso, dimenticato, offuscato, reinterpretato in chiave più morbida.

Ma al tempo stesso è anche un grande libro sullo sport e sulla montagna, su come sia importante rivalutare la dimensione riflessiva ed esistenzialistica dell’attività fisica a dispetto di quella agonistica.

photo by Rob

La struttura, inoltre, rende questo testo importante non solo per i temi trattati, ma anche per questioni stilistiche. Per larga parte ci troviamo di fronte ad un saggio storico che fa uso di un linguaggio molto più accessibile e coinvolgente rispetto a quello specialistico. Ciò non toglie che siano citate fonti in maniera anche accurata, tant’è che il libro termina con una vasta bibliografia ragionata. Bisogna ricordarsi, però, che il testo è anche qualcos’altro: è la biografia di un uomo, il resoconto di un’impresa, una miscellanea di racconti legati ai più disparati personaggi molto spesso romanzati.

Vengono utilizzati tutti gli stratagemmi narrativi necessari a catturare l’attenzione del lettore e in molti punti sono debitamente segnalati. D’altronde, è dai tempi dello storico Hayden White che si sa che la storia non è fatta solo da eventi, ma anche da come questi eventi vengono narrati. Narrativa e storia non sono così distanti, e lo stesso Aristotele li accomunava affermando che la storia è il racconto di ciò che è avvenuto, mentre il mito è il racconto di ciò che è possibile. E forse, gli autori, attraverso il già stato, vogliono ricordarci che quest’ultimo è, purtroppo, ancora possibile.

Gerardo Iandoli

1 Comment

  1. mi piace l’attenzione posta dal libro alla dimensione riflessiva ed esistenzialistica dell’attività sportiva. circa la guerra- è chiaro sia il livello più incivile all’interno del massimo dell’inciviltà (la nostra). il già stato non dovrà più ritornare. a qualsiasi costo

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