Il ruolo strategico militare della Monna Lisa

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LA MONNA PER IL MONDO: È notizia del 1 marzo 2018 (ANSA) che la nuova ministra della cultura Françoise Nyssen ha imposto una nuova politica per la Monna Lisa: da ora in poi il capolavoro di Leonardo girerà senza sosta i musei di tutto il mondo, non resterà a Parigi ad aspettare i turisti. A candidarsi per primo ad ospitare il dipinto è stata la filiale del Louvre a Lens, nel nord della Francia, tramite il sindaco del paese, Sylvain Robert, che ne ha fatto domanda diretta al presidente della Repubblica.

La Nyssen ha confermato un’intenzione già ventilata ad inizio anno parlando ai microfoni di Europe 1:

non vedo perché certe cose debbano restare confinate. Certamente, poi, bisogna fare attenzione alla conservazione e a quello che certe opere rappresentano. Ma il mio obiettivo è stato sempre quello della lotta alla segregazione culturale. E per questo, uno dei pilastri resta il piano delle opere itineranti”.

Françoise Nyssen, Ministra della cultura francese

AH, QUESTI FRANCESI: Se c’è un popolo che noi italiani non amiamo sono i francesi. Si sa: come i tedeschi portano i calzini bianchi con i sandali, così, i francesi sono antipatici. Ma questa antipatia è data da una capacità ben precisa dei francesi, e che noi italiani implicitamente riconosciamo: quella dell’autopromozione.

Certo, non può che risultare antipatico un individuo che è intimamente convinto di appartenere alla migliore società/cultura/lingua del mondo. Ma a livello nazionale questo aspetto è la vera forza della Francia. Quando noi italiani rosichiamo perché Parigi ha più visite di Roma, sappiamo bene che è perché i francesi hanno saputo fare della torre eiffel un simbolo ben più pubblicizzato del colosseo.

Si tratta di marketing, potrebbero dire i maligni, non senza una parte di ragione. Ma non solo: la Monna Lisa, il Louvre, la torre Eiffel e persino il foie-gras hanno un ruolo strategico. Fanno parte dell’arsenale di armi della nazione. In un video dei Ritals – serie youtube fondata sul rapporto tra francesi e italiani – c’è un’osservazione molto esatta. Uno dei due protagonisti spiega all’altro che Parigi in fondo non è così bella, specie se vieni da Roma, ci trovi quasi le stesse cose, ma non altrettanto antiche, e che quindi il turismo francese sta tutto nel marketing. Finché non si ritrovano davanti alla statua della libertà, la versione che sta a Parigi, più piccola di quella donata agli americani. (Si veda a partire dal min. 4.44)

  • Ma che senso ha scusa? gli hanno dato agli americani quella grossa e loro se so’ tenuti sto pisellino?
  • Eh, ma che ne capiamo noi… è marketing!

Chi ha orecchie per intendere, intenda. Quel che normalmente non si capisce, infatti, è che questa autopromozione non è solo dettata da spirito gallico che fa camminare i nostri cugini tutti impettiti. Si tratta di una precisa strategia politica, denominata “soft power”. In effetti, poco più che marketing, applicato alla diplomazia e alla portata simbolica di una cultura/paese. Noi italiani, su questo, avremmo moltissimo da imparare dai francesi e dagli anglosassoni.

SOFT POWER: Si tratta di molte cose, cultura pop, ideali espressi, reputazione e diplomazia come paese. Soft power (traducibile in italiano come “potere morbido” o “potere dolce”) è un termine utilizzato nella teoria delle relazioni internazionali per descrivere l’abilità di un potere politico di persuadere, convincere, attrarre e cooptare, tramite risorse intangibili quali “cultura, valori e istituzioni della politica”. Facciamo un esempio per capire quanto il Soft Power sia importante da un punto di vista proprio strategico militare. Come possiamo capire facilmente, Donald Trump non è molto sensibile al tema, e sin da subito non ha fatto altro che far fare all’america figure barbine con l’estero, talvolta chiaramente insultando intere nazioni. Ora: il segretario alla difesa di Trump, il suo segretario alla difesa, il generale James Norman Mattis – un marine, non un hippie – ha dichiarato che ogni genere di iniziativa culturale di diffusione di un’immagine positiva dell’America va abbondantemente finanziata dal Ministero degli esteri (State Departement) americano:

“Because if you don’t fund the State Department’s fully I need to buy more ammunition.” – James Mattis, Segretario alla difesa del governo Trump

“Perché se voi non finanziate pienamente lo State Department, io devo comprare più munizioni” (”)

 

 

Per capirci, Mattis, soprannominato “mad-dog”, è lo stesso che dice ai suoi uomini: “Siate educati, siate professionali, ma abbiate un piano per uccidere tutti quelli che incontrate.” Come detto: un marine statunitense, non un hippie. (Be polite, be professional, but have a plan to kill everybody you meet.)

Meno soft-power significa più armi. La Francia è probabilmente il paese più sensibile a questo genere di politiche, e sicuramente tra i meglio armati, oltre che di testate nucleari, di promozione. Semplicemente, diffondere il più possibile la propria lingua all’estero, legarla a un’idea di lusso, cultura interiorizzata, buon cibo e alta cucina, e Cultura, di quella con la C maiuscola, è una precisa strategia politica che dà prestigio a una nazione e che la rende in un certo senso “naturalmente” leader. Noi italiani, e lo sappiamo bene, siamo in competizione diretta con la Francia, proprio in questi stessi campi.

IL RUOLO STRATEGICO DELLA MONNA LISA: Ecco qual è il significato profondo del sentimento generalizzato, semi-ironico, che spinge l’italiano medio a voler indietro la gioconda. Noi italiani vorremo per noi il “prestigio” internazionale incarnato simbolicamente dalla Gioconda. Una gran parte della collezione al Louvre è italiana, ce ne vantiamo amaramente, e il nostro orgoglio italico si sente offeso dal fatto che la Gioconda del nostro Leonardo sia diventata praticamente il simbolo della Francia. Ma i francesi sono quelli che hanno fatto il più grande museo d’arte del mondo, e la più grande biblioteca pubblica mai costruita dai tempi di Alessandria. Questo è il punto.

Proprio sul sistema bibliotecario vediamo per esempio una differenza netta tra noi e i francesi. Dobbiamo sapere che gestire una biblioteca significa giostrarsi tra due necessità: quella della diffusione – mettere a disposizione quanti più libri e attirare persone – e quella della conservazione dell’oggetto libro, che è piuttosto delicato. Questo equilibrio è fondato sulla scelta del bibliotecario, più che sulla necessità materiale della struttura. In una biblioteca francese, comunque, la maggior parte della collezione è disponibile direttamente sugli scaffali per essere consultata; in una italiana, solo una minima parte è disponibile senza passare per un quarto d’ora di moduli e ricerche da parte dell’archivista. E per i libri antichi, manoscritti? La Francia ha inventato Gallica.fr, un servizio gratuito (!) e veloce per consultare online la versione manoscritta di libri antichi. Si può leggere Voltaire sui fogli scritti da lui, e notare gli errori di grafia che ogni tanto gli scappano. In Italia, si opta molto più per la conservazione che non per la diffusione.

GIOCONDA POP: Il punto è l’interesse simbolico, e cioè politico, di tali operazioni. Con questa scelta di “marketing”, si spinge evidentemente più sulla diffusione che sulla conservazione. Conservatori ed esperti hanno espresso più di una riserva proprio per questo. Chi scrive non è in grado di prendere posizione su questo punto, non so quanto sia difficile e quanto sia rischioso trasportare un dipinto del rinascimento in giro per il mondo.

Però non posso fare a meno di lodare l’intelligenza culturale della scelta della ministra della cultura francese. Quel che la Francia in quanto nazione sta facendo, è di andare tra la gente del mondo intero, sfruttare il proprio immaginario pop (si pensi anche alle stampe di Warhol) e dire: guardate la mia arte, la mia storia, la mia cultura. Tutto questo, condito dall’ideale altissimo del rendere democratica l’arte, di dare accesso a tutti, i diritti dell’uomo eccetera. È una mossa utilissima da un punto di vista proprio strategico-militare, altro che marketing.

Antonio Marvasi

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