Non credi al cambiamento climatico? Non sei un climatologo

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La questione del cambiamento climatico è un ottimo laboratorio per vedere come oggi, tra Social, post-verità e fake-news, gli esperti non contano più nulla. Infatti, mentre le ricerche scientifiche in tutto il mondo sono numerosissime, rigorose, e tutte affermano senza mezzi termini che i cambiamenti sono causati dall’uomo, moltissimi rimangono scettici.

Sul sito della Nasa, (CLICCA QUI) si possono trovare quasi tutti gli interventi scientifici pubblicati a riguardo negli ultimi anni. Non si capisce perché non dovremmo crederci.

I cambiamenti climatici, dicono, ci sono sempre stati. Partiamo appunto da qui, dall’osservazione più semplice che si potrebbe fare. Non essendo uno scienziato, infatti, rimane un semplice ragionamento logico. I cambiamenti climatici ci sono sempre stati, è vero, eppure sono sempre stati molto più lenti di quelli che viviamo oggi, prendendo tempi geologici. Cioè migliaia di anni. Mai si è visto, nella storia della terra (dicono gli scienziati), un cambiamento tanto veloce.

Più si è esperti di climatologia, e più si considera il cambiamento climatico un problema reale. Più si è estranei al campo, e più si è scettici a riguardo.

Questo non farebbe necessariamente pensare a una responsabilità dell’uomo: chissà, tempeste solari e cose scientifiche simili potrebbero scombussolare il pianeta. Ma poi ci accorgiamo che la temperatura ha cominciato a salire proprio durante la rivoluzione industriale. E più il mondo si è industrializzato, più il clima è aumentato velocemente. Sarà un caso?

Forse si. Allora, se il ragionamento logico non ci convince – non siamo scienziati dopotutto, non possiamo saltare a conclusioni – non ci resta che agganciarci al parere degli esperti. E qui si vede il problema che, dalla questione particolare, si allarga fino a comprendere un problema generalizzato: non si dà alcun credito agli “esperti”. In politica, lo potremmo definire avversione verso i “tecnici” – per noi italiani Mario Monti – e in generale contro i politici di mestiere. Uno che da 30 anni si occupa, per esempio, di diplomazia internazionale, deve lasciare il posto al pizzaiolo che, sulla Tuscolana, ha un contatto diretto con i turisti e quindi sa cosa vogliono gli stranieri. Giusto?

Torniamo a noi: il consenso della comunità scientifica è unanime. Il dato interessante è proprio questo: più si va in alto nella scala di conoscenza del clima, e più il consenso aumenta. (Confronta il grafico). Ovvero: gli scettici, quelli che non ci credono, sono quelli che non ne sanno niente.

Insomma: gli scettici del cambiamento climatico, sostanzialmente, fanno lo stesso ragionamento dei No-Vax: gli scienziati, con le loro ricerche complicate, ci prendono in giro perché c’è un giro di miliardi sulla riconversione ecologica della produzione industriale. Che poi, anche se fosse vero, tanto meglio no? Se lo scopo è diventare una civiltà meno inquinante, non ci vedo niente di male. Tanto più che non si tratta, spero che sia chiaro, di “salvare il pianeta”, che si salva benissimo da solo, nè di “tutelare la vita” – ma chi ci crediamo di essere? – Si tratta, molto semplicemente, di conservare il nostro habitat. Di garantire la sopravvivenza della nostra specie. Se non è un buon motivo questo… Ad ogni modo, se la cosa dovesse risultare di difficile comprensione, un divertente video di George Carlin può aiutarci a capire di cosa si parla. Non del povero orso polare, quanto della sopravvivenza della razza umana.

Ma che bisogno c’è di credere che tutti – TUTTI – gli scienziati del clima, di tutto il mondo, si siano messi d’accordo per prendere in giro e alimentare un compltto contro l’industria pesante che inquina? A che pro? Chi ci guadagna esattamente?

Come andare dal dottore, e non credere alla sua diagnosi perché il fruttivendolo non è convinto. D’altronde, il dottore lo pago per la sua diagnosi, mentre il fruttivendolo me la fa gratis. Quindi, lui almeno non è “interessato”. Un bel ragionamento, comune a tutte le teorie del complotto, dai No-Vax contro BigPharma, ai terrapiattisti contro la Nasa. La cosa preoccupante, è che questi tizi denunciano complotti, senza nemmeno chiedersi se, effettivamente, ci sarebbe motivo, per qualcuno, di ordire tali complotti. Non si chiedono: ma che gliene frega alla Nasa di farci credere che la terra sia rotonda? che gliene frega ai climatologi di farci credere che l’inquinamento sia un pericolo per la nostra specie?

Un fenomeno sociale, anzi Social, molto curioso. E preoccupante.

Antonio Marvasi

 

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