Tutto quel che c’è da sapere sui falsi Modì esposti a Genova

19840903-LIVORNO-VICENDA SCULTURE FALSE MODIGLIANI - Tre dei quattro giovani livoenesi Michele Ghelarducci (S), Piero Luridiana (C) e Francesco Ferruccio (D), manca Michele Genovesi, autori della burla, mentre mostrano la testa da loro scolpita e gettata nel fosso reale, poi recuperata durante il dragaggio e indicata ''Modi 2''. ANSA ARCHIVIO
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Il povero Amedeo Modigliani sembra essere perseguitato dai falsari, forse per il suo stile così scarno e il tratto così (apparentemente) semplice. E’ notissima la vicenda della statua fatta da alcuni studenti, con tanto di trapano. I dubbi sull’autenticità c’erano stati sin da subito, in particolare fu Carlo Pepi a smascherare la burla. Lo stesso che per primo, oggi, ha denunciato i falsi esposti a Genova.

I DUBBI SULLA MOSTRA: Infatti, i quadri di Modigliani esposti a Genova al Palazzo Ducale nella mostra curata da Rudy Chiappini , direttore dei Servizi Culturali di Locarno, sono stati dichiarati tutti falsi. Chiappini è ora indagato, assieme ad altre due persone, con l’accusa di falso di opere d’arte e ricettazione: secondo il rapporto della perizia, avrebbe di fatto allestito una mostra composta perlopiù da opere false. Il direttore locarnese che, nonostante il parere dell’esperta, continua a confermare l’autenticità delle opere e sostiene di aver subito dei danni alla sua reputazione a causa di questo caso. Se la perizia verrà confermata da una sentenza definitiva il destino di queste opere, fino a pochi mesi fa valutate milioni di euro, sarà di essere distrutte.

Rudy Chiappini

Tre sono gli indagati: il presidente di MondoMostre Skira Massimo Vitta Zelman, il collezionista e mercante d’arte Joseph Guttmann, proprietario di alcune delle opere ritenute false e l’allora curatore della mostra Rudy Chiappini. «Per me non cambia nulla – ha detto quest’ultimo -. L’attribuzione delle opere a Modigliani non l’ho fatta io, mi sono solo limitato a raccogliere informazioni già esistenti. Bisognerà risalire alla fonte, a chi ha fatto la prima attribuzione. Io resto comunque dell’idea che quei quadri siano buoni». Adesso «bisognerà leggere la consulenza – ha detto ancora Chiappini -: certo è che se parla di cornici è ridicolo. Ogni proprietario mette le cornici che vuole. Comunque quei dipinti sono stati esposti anche da altre parti e la loro autenticità era basata su attribuzioni fatte da altri studiosi e esperti».

I curatori hanno quindi affermato di aver esposto «solo opere “sicure”» (Video) e che ci sarebbero le prove dell’autenticità dei quadri (Foto) Ducale e MondoMostre, che hanno coprodotto la mostra, non escludono quindi di controdenunciare Carlo Pepi. La Procura ha disposto una consulenza, per fugare ogni dubbio sulla valutazione dei quadri, dietro a cui si muovono interessi milionari.

RIMBORSO AI VISITATORI: Si è deciso, ad ogni modo, di risarcire i visitatori truffati. Chi desidera informazioni sul caso Modigliani e sulle modalità per ottenere il rimborso del biglietto è invitato a contattare il numero verde 800.199.633 o a scrivere a rimborsi@consumatoriliguria.it messi a disposizione dalle associazioni dei consumatori. Come noto, spiega la nota della Fondazione, «Palazzo Ducale non ha incassato alcun corrispettivo della bigliettazione, che per contratto spettava all’organizzatore Mondo Mostre Skira, e in questa vicenda è dalla stessa Procura dichiarato parte lesa, per il grave danno di immagine comunque subito; similmente i visitatori della mostra, se la non autenticità delle opere fosse confermata, sarebbero anch’essi vittime dell’inganno sin dal momento dell’acquisto del biglietto».

Carlo Pepi

L’ESPERTO ITALIANO: Il primo a denunciare il sospetto è stato Carlo Pepi, esperto già noto per aver smascherato, appunto, le statue false del 1984. Pepi ha in seguito ironizzato: «Modigliani? Sembra che abbia prodotto più da morto che da vivo” lanciando l’allarme per il 2020, quando ricorrerà il 100esimo anniversario della morte dell’artista: «Se non facciamo attenzione – ha dichiarato Pepi al Tirreno – c’è il rischio che i falsi, che oggi sono centinaia in tutto il mondo, finiscano nuovamente in mostre e rassegne».

L’ESPERTO FRANCESE: Subito l’esperto d’arte e studioso di «Modì» Marc Restellini, ex allievo di Christian Parisot, primo presidente dell’Archivio Modigliani creato in Francia dalla figlia dell’artista Jeanne, e autore d’uno dei cataloghi fondamentali ai quali si è rifatta l’organizzazione genovese ha manifestato sostegno ai dubbi di Pepi, dichiarando falsi almeno 13 dei 21 quadri esposti e definendo la mostra di Chiappini «una colossale truffa», sulle colonne di Le Monde, invocando inoltre la distruzione delle tele secondo quanto prevede la legge.

«Ho dato ai carabinieri tutte le informazioni in mio possesso», dice adesso Restellini, «per spiegare come funziona questo sistema di contraffazione. È indiscutibile che le opere siano false, l’ho denunciato e ho fornito le prove». Gli fa eco Pepi che esulta: «Finalmente è scoppiato il bubbone. Per anni mi sono battuto contro i falsi Modigliani, osteggiato e perfino perseguitato dall’ambiente artistico. Modigliani ha dipinto più da morto che da vivo, la situazione era grottesca. Ma questa è solo la punta dell’iceberg».

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Jean Olaniszyn

L’ESPERTO TICINESE: A questo proposito, Ticinonews già negli scorsi mesi aveva trattato il tema dell'”Affaire Modigliani”, intervistando l’esperto d’arte Jean Olaniszyn, che per anni si è occupato degli archivi dell’artista italiano, partecipando all’organizzazione di diverse mostre, tra cui quella presso la Biblioteca cantonale di Lugano (2006/2007) e quella presso il Museo Statale delle Belle Arti “Pushkin” di Mosca (2007).

“Si sapeva che molte delle opere non erano autentiche. Già anni fa, quando mi sono occupato degli archivi, ho denunciato la presenza di diversi falsi” racconta l’attuale direttore artistico del Rivellino di Locarno. “Se non fanno parte del catalogo ragionato di Ambrogio Ceroni, c’è il rischio di incappare in qualche opera non autentica. È una problematica che va avanti da anni”.

“Le opere sono state esposte anche in altre mostre e pubblicate nei relativi cataloghi” prosegue Olaniszyn. “Opere che sono state certificate da Christian Parisot, che è già stato citato in giudizio per documenti e opere false. Proprio per questo motivo ho dato le mie dimissioni qualche anno fa dagli Archivi di Amedeo Modigliani. Non potevo partecipare a questa messinscena. E probabilmente neanche gli specialisti dell’artista Pepi e Stellini che hanno fatto partire la denuncia”.

Tuttavia, secondo l’esperto ticinese, l’inchiesta della Procura non dovrebbe portare a una condanna nei confronti di Rudy Chiappini: “Dal punto di vista legale non credo. Ha esposto opere che già sono comparse in altre mostre. Ci si potrebbe chiedere perché non è stata fatta prima la denuncia. Di certo la questione solleva importanti interrogativi nel mondo dell’arte. È un campo minato. Va fatto un grande lavoro di chiarezza”. 

Isabella Quattrocchi

LA PERIZIA: La professoressa Isabella Quattrocchi viene quindi nominata perita dalla Procura di Genova per la consulenza sulle 21 opere attribuite ad Amedeo Modigliani. Le ha dichiarate tutte false. La Quattrocchi è nota, fra l’altro, per aver scoperto che circa un terzo dei quadri sequestrati a Massimo Carminati, al deflagrare dell’inchiesta Mafia Capitale, erano falsi: i carabinieri del Ros avevano trovato in casa di Carminati e dei suoi familiari quasi 100 opere, tra le quali alcune di Guttuso, Warhol e Mirò.

FALSI GROSSOLANI: La cosa non le è stata difficile, pare, perché i quadri erano stati “grossolanamente falsificati”: «Per scoprirlo mi è bastato fotografare ogni pezzo sia davanti sia dietro – ha spiegato la Quattrocchi – Chi se n’è occupato prima di me, invece, si è basato su scatti che gli sono stati forniti. Un altro particolare importante è che la mostra era “buia”, ed evidentemente non era un caso. Non c’era un’illuminazione generale: erano illuminati solo i dipinti. Ma su ognuno c’erano tre dita di vernice sopra, pesante, massiccia. È come quando per strada s’incontra un’auto con gli abbaglianti accesi: si viene accecati e si vede tutto più confuso».

Dipinti «con tratto infantile», tele «pasticciate», figure assemblate «senza alcuna competenza in materia» e anche invecchiate artificialmente «in maniera maldestra». Ancora, come scritto anche dalle due esperte “scientifiche”, Marie-Pierre Etcheverry e Tiziana Mazzoni (sempre nominate dalla Procura), in alcuni casi i «pigmenti non sono compatibili con la palette di Modigliani, ma sono databili a dopo la Seconda Guerra Mondiale».

Clicca per leggere dell’intervento di Sgarbi nella questione dei falsi Modì

IL CURATORE LO SAPEVA: Ma quel che è peggio, è che la professoressa Quattrocchi ha affermato che chi ha organizzato la mostra, sapeva che i quadri erano falsi. “Era programmata così”, spiega. Molti fra i dipinti sequestrati erano ricoperti con un pannello di “carton plum” per «non svelare i trucchi della realizzazione», volendo farlo passare per un dipinto d’epoca; in altri casi il tratto analizzato è quello di un «dilettante, privo di qualsiasi vena artistica su supporto in tela già preparata, di tipo commerciale, tirata su un telaio di tipo seriale con una traversa e nonostante le chiavi di tensionamento risulta allentata, artificiosamente ingrigita».

A tutto questo, si aggiunge la polemica di Sgarbi, che non si è sottratto all’ennesima figuraccia nel mondo della critica e del giornalismo artistico.

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