La scienza alle elezioni italiane

L'Italia vista dalla Stazione Spaziale Internazionale. Spoiler: la Terra non è piatta :)
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In questa campagna elettorale il tema della ricerca scientifica, e della scienza in generale, è praticamente assente. Era stato chiaro sin dall’inizio e alcuni giorni fa anche Nature ha espresso un giudizio negativo [1]. Nature fa notare che l’Italia avrebbe molto bisogno di una discussione scientifica seria, perché i fondi alla ricerca continuano ad essere piuttosto bassi, così come il numero di ricercatori e docenti universitari, a cui si aggiungono i sentimenti antiscientifici (leggi no-vax e cure alternative) diffusi presso una parte della popolazione.

A onor del vero, aggiungiamo noi, anche nei dibattiti televisivi i giornalisti sembrano abbastanza disinteressati ai temi scientifici, fornendo così un ulteriore appiglio ai candidati. Per questo spicca, tra le iniziative di sensibilizzazione, quella promossa dal sito web Dibattito Scienza [2], che ha posto dieci quesiti a tutte le forze politiche invitandole a rispondere entro il 16 Febbraio, ottenendo visibilità anche sul rispettabile periodico scientifico Le Scienze. I quesiti chiedevano di prendere posizione sulle politiche vaccinali, sugli OGM, sulle politiche energetiche in relazione ai cambiamenti climatici, e ovviamente sull’adeguamento dei fondi per la ricerca e lo sviluppo; in più chiedevano una presa di posizione più generale sul ruolo che la scienza dovrebbe avere nell’elaborazione delle proposte politiche.

Purtroppo solo quattro partiti hanno risposto a tutte le domande (+Europa, Partito Comunista, Partito Repubblicano e 10 Volte Meglio), mentre il Movimento 5 Stelle ha risposto solo a tre quesiti (è interessante che il M5S, a proposito del ruolo della scienza nell’elaborazione delle proposte politiche e della cultura scientifica nella società, abbia risposto di non avere una posizione unitaria condivisa da tutti gli iscritti). Le risposte di PD, Liberi e Uguali e Potere al Popolo sono arrivate in ritardo, probabilmente stimolate dalla successiva risonanza avuta dall’iniziativa, e perciò sono state rese note solo sul gruppo facebook Dibattito Scienza. Tutte le altre formazioni plitiche non hanno risposto.

Stando così le cose, abbiamo cercato di fare il punto sulle posizioni scientifiche dei principali partiti. Concordiamo con Dibattito Scienza sulla scelta delle tematiche, e abbiamo cercato di integrare le risposte ufficiali con il contenuto dei rispettivi programmi elettorali, disponibili sui siti dei singoli partiti. Abbiamo anche confrontato le posizioni così emerse con quelle della comunità scientifica, di modo che ciascuno possa poi giudicare l’aderenza scientifica delle proposte. Premessa: il programma della coalizione di Centrodestra è molto generico, si limita ad un vago proposito di “rilanciare l’Università” e non si addentra in nessun tema specifico; perciò da questo momento, quando diremo “i partiti”, ci riferiremo a tutte le principali formazioni meno la coalizione di Centrodestra, quindi PD, LeU, +Europa, Potere al Popolo e M5S.

Iniziamo con un tema che certamente non mette d’accordo tutti: i vaccini. Tutti i partiti concordano sulla sicurezza dei vaccini, ma si differenziano sulle politiche di prevenzione. Il PD è ovviamente favorevole al decreto Lorenzin. +Europa sostiene che sia troppo presto per valutarne l’inefficacia, quindi ritiene irresponsabile chiederne l’abolizione. Potere al Popolo non ha espresso una posizione ufficiale. M5S e LeU, invece, preferirebbero adottare misure alternative: LeU ritiene che sarebbe sufficiente l’obbligo periodico di presenza presso i centri vaccinali, mentre il M5S ha una posizione ancora più morbida e trova sufficiente un’efficace campagna di consultazione e di confronto tra i medici e le famiglie. Entrambi, però, specificano che sarebbero favorevoli all’obbligo vaccinale in caso di particolari emergenze sanitarie, lasciando così intendere che la situazione precedente al decreto non costituisse una reale emergenza. In realtà secondo l’ISS (Istituto Superiore di Sanità) nel 2017 c’è stato un aumento dei casi di morbillo del 479 % rispetto all’anno precedente. Ricordiamo poi che in Italia la copertura vaccinale del morbillo è scesa al di sotto dell’immunità di gregge, e per questo l’OMS tiene l’Italia sotto osservazione. Infine ha fatto notizia il caso della California, dove una legge molto simile al decreto Lorenzin ha permesso di risolvere efficacemente un’epidemia di morbillo che si era diffusa dal 2015 [3]. Perciò, a nostro parere, chi critica l’obbligo vaccinale dovrebbe spiegare perché il calo dell’immunità di gregge, che mette in pericolo altre persone, non costituirebbe un motivo di preoccupazione sufficiente; dovrebbe anche spiegare perché preferirebbe aspettare l’insorgere di un’epidemia per poi curarla, invece di adottare misure di prevenzione più stringenti.

Sul tema delle politiche energetiche c’è invece un grande accordo. Tutti i partiti concordano che bisogna progressivamente abbandonare l’uso dei combustibili fossili, un abbandono da incoraggiare con appositi disincentivi. Inoltre, tutti concordano sugli investimenti nell’uso di energia elettrica e nella produzione di elettricità da fonti rinnovabili. Non ci sembrava scontato, vista la diffusione di posizioni negazioniste sui cambiamenti climatici. Ricordiamo che la comunità scientifica di riferimento esprime un accordo unanime sulla realtà del riscaldamento globale, e una larghissima concordanza sulla sua origine antropogenica [4].

Veniamo poi agli OGM, un tema di costante attualità in relazione allo sviluppo dell’agricoltura. Tutti i principali partiti, ad eccezione di +Europa, si allineano sostanzialmente alla seguente posizione: la politica deve favorire il passaggio all’agricoltura biologica come unica strada per l’abbattimento dei pesticidi e per la conservazione della biodiversità locale. +Europa, invece, si dichiara favorevole sia alla sperimentazione in campo aperto che alla coltivazione di OGM. La posizione della comunità scientifica è molto chiara. Gli OGM non sono pericolosi per la salute umana e hanno un impatto positivo sull’agricoltura: migliorano la qualità e la resa del raccolto, riducono l’uso dei pesticidi e lo spreco dell’acqua, e di conseguenza fanno risparmiare risorse agli agricoltori. Per chi volesse approfondire, segnaliamo la costante attività di divulgazione svolta su Le Scienze [5] e il ricco datalink di Italia Unita per la Scienza [6]. Eppure in Italia non solo la coltivazione di OGM è vietata, ma è vietata anche la sperimentazione in campo aperto, senza cui la ricerca non può essere condotta efficacemente. È una posizione che limita la libertà di scelta degli agricoltori italiani, oltre che controproducente rispetto ai nobili obiettivi delle politiche agricole. Nei cassetti delle università italiane languono OGM che si rivelerebbero utilissimi a preservare la biodiversità locale: ad esempio la varietà di San Marzano OGM, che avrebbe salvato questo prodotto DOP da una grave infezione virale e dall’attuale enorme contrazione della produzione.

Prima di affrontare l’ultimo tema, quello della distribuzione dei finanziamenti alla ricerca, sarà utile spendere qualche commento generale. La campagna elettorale si gioca principalmente sui temi della disoccupazione e della qualità del lavoro, e non è nostra intenzione sminuirli. Ci sembra però che di questa predominanza risentano molto le posizioni scientifiche dei partiti, e che di conseguenza si sia preferito forzare anche in queste una coerenza con la restante linea politica. Ad esempio i partiti che più si definiscono “di sinistra” avversano gli OGM adducendo la giustificazione che essi favorirebbero le multinazionali e danneggerebbero i piccoli agricoltori. Forse pensano alla Monsanto, che è diventato il gigante economico da evocare per mettere tutti d’accordo sull’equazione OGM = multinazionali cattive; forse tralasciano anche che l’italiana COOP, che fa dell’OGM-free una propria battaglia, fattura alcuni miliardi di dollari in più della Monsanto. Ancora Potere al Popolo e il Partito Comunista, risponendo ai quesiti di Dibattito Scienza, sostengono falsamente che i semi delle piante OGM siano sterili e costringano gli agricoltori a dipendere dalle multinazionali: siamo sicuri che questa risposta non sia in mala fede, ma frutto di un’ informazione solo parziale. È evidente che queste posizioni vogliono prevalentemente fare presa sullo zoccolo ideologico dell’elettorato di riferimento. Lo stesso si potrebbe dire delle posizioni del M5S sui vaccini.

Venendo al finanziamento della ricerca, tutti i partiti propongono un aumento delle assunzioni e la stabilizzazione dei precari della ricerca. Tutti sono anche d’accordo che i fondi per la ricerca vadano aumentati, ma divergono sulle modalità. E qui le linee economiche di riferimento diventano abbastanza evidenti. +Europa vuole inasprire la competizione tra gli atenei, rafforzando i criteri premiali nell’erogazione dei fondi e abolendo il valore legale del titolo di studio (stabilendo cioè che un titolo conseguito presso un’Università più virtuosa debba valere legalmente di più di uno conseguito presso un’Università qualitativamente inferiore). Il M5S non è in disaccordo con l’erogazione di premi economici agli atenei meritevoli, ma propone che i premi siano attinti da un fondo aggiuntivo a quello del finanziamento ordinario. Il PD vorebbe rilanciare il Mezzogiorno con la creazione di uno Human Technopole a Napoli sul modello di quello di Milano. Una proposta che trova la contrarietà sia di Leu che di Potere al Popolo, che vogliono invece ridare forza ai singoli atenei. Potere al Popolo e LeU contestano anche l’attuale modalità premiale del finanziamento, che penalizzerebbe gli atenei del Centro-Sud, e propongono una redistribuzione più equa, ad esempio in base al numero degli iscritti.

Per concludere, in campagna elettorale di scienza si parla poco. Il Centrodestra è la formazione più deludente da questo punto di vista, non avendo avanzato alcuna proposta specifica, e lo consideriamo un peccato. Abbiamo comunque cercato di ricostruire una panoramica della restante offerta politica, e di confrontarla con le effettive posizioni della comunità scientifica, ma starà poi naturalmente ai lettori e agli elettori esprimere un giudizio complessivo. A titolo personale, ci permettiamo di osservare che il risultato finale stimola una riflessione in chiaroscuro: è prevedibile che il voto degli elettori sarà condizionato in larga parte dalle proposte economiche e sociali, e che ciascuno tenderà a giudicare “buone” quelle posizioni scientifiche che più “fanno sistema” con la propria visione socio-economica. Sarebbe invece auspicabile un giudizio basato solo sul merito scientifico. Ci rendiamo conto che questo comporta un compito difficile: decidere quali tematiche prediligere, e da quali priorità essere guidati, davanti al fatto che non esiste necessariamente una singola forza politica che incarni tutti i valori in cui ci riconosciamo. In fondo, è questa la più grande responsabilità di un elettore, e speriamo che tutti se la assumano.

Costantino Pacilio

P.S.: Sulla testata online Il Post è apparso un resoconto delle proposte dei partiti sul tema della digitalizzazione, che segnaliamo a complemento di quanto abbiamo scritto. [7]

[1] https://www.nature.com/articles/d41586-018-02223-7?utm_source=gpl_nnc&utm_medium=social&utm_campaign=naturenews

[2] http://www.dibattitoscienza.com/politiche-2018-domande/

[3] https://www.ilpost.it/2018/01/17/california-vaccini-morbillo-legge/

[4] https://en.wikipedia.org/wiki/Scientific_opinion_on_climate_change

[5] http://bressanini-lescienze.blogautore.espresso.repubblica.it/2011/06/27/ogm-una-panoramica/

[6] http://italiaxlascienza.it/main/datalink/ogm/

[7] https://www.ilpost.it/massimomantellini/2018/02/10/italia-digitale-programmi-dei-partiti/

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