“Prima gli italiani”, ma dove sono gli italiani? Nuovo scivolone della Lega

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Prima la foto dei migranti assoldati per attacchinare i manifesti (sarebbe interessante sapere le condizioni contrattuali di queste persone) che ha rapidamente fatto il giro del web con copiosi utenti reinventatisi grandi battutisti (“Ecco gli stranieri rubano il lavoro agli italiani” e giù risate a crepapelle).

Adesso, la paradossale scoperta che le persone raffigurate sui manifesti della campagna “Prima gli italiani” (nella immagine in evidenza potete vedere uno di questi manifesti) non sono italiani: come fatto notare da Matteo Leonardon per ‘The Vision’ (qui il link al gradevolissimo articolo) già a colpo d’occhio le persone non sembrano esattamente italiane; il collega ha quindi scoperto che si tratta di foto prese da stock fotografici e nel caso della campagna con soggetti femminili si tratta di modelle ceche, mentre nel caso della campagna al maschile si tratta di foto di slovacchi in gita in Italia.

Non è la prima volta che accade qualcosa del genere in quella parte dell’universo politico tricolore, con foto usate con estrema leggerezza (senza pensare che le immagini veicolano un significato e non sono mero accompagnamento di un messaggio terzo): a Fratelli d’Italia (terzo partito della coalizione di centrodestra di cui fa parte anche la Lega)  è stato contestato l’uso non autorizzato di foto protette da copyright per ben tre volte (sempre in occasione di campagne più o meno omofobe. Vedi qui e qui) e in uno dei casi è stato addirittura Oliviero Toscani a scagliarsi contro il partito della Meloni per l’uso improprio di una sua foto.

Dal 2009 dirigo una testata da mezzo milione di lettori al mese (a volte più a volte meno).
Dal 2017 vicedirigo ‘L’Opinabile’ e per L’O provo a vedere che succede nel mondo.
Scrivo tantissimo, spesso non mi firmo.
Perché poi quando mi rileggo a volte mi piaccio e a volte non mi piaccio, come quando mi guardo allo specchio.

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Dal 2009 dirigo una testata da mezzo milione di lettori al mese (a volte più a volte meno). Dal 2017 vicedirigo 'L'Opinabile' e per L'O provo a vedere che succede nel mondo. Scrivo tantissimo, spesso non mi firmo. Perché poi quando mi rileggo a volte mi piaccio e a volte non mi piaccio, come quando mi guardo allo specchio.

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