A che punto la democrazia diventa fascismo? Il paradosso del sorite

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Proprio ieri, ispirati da numerosi casi di cronaca, da un discorso di Pertini sull’antifascismo e dall’esperienza vissuta in prima persona dal pacifista Romain Rolland, costretto a ricredersi di fronte alla brutalità nazista, abbiamo pubblicato un articolo (Diritto di fascismo?) in cui sostenevamo quello che ogni sincero antifascista sostiene. Per dirla con Karl Popper, l’intolleranza non può essere tollerata.

Massimiliano Ursino

E oggi, un nuovo caso di cronaca fa discutere: a Palermo, Massimiliano Ursino, esponente di spicco di Forza Nuova, è stato aggredito da almeno 6 persone, più una ragazza che riprendeva il tutto con un telefonino. Legato mani e piedi, è stato brutalmente pestato, riportando una frattura al naso e diverse altre lesioni. L’aggressione è stata rivendicata da una nota inviata ai giornali locali, in cui si legge:

“A pochi giorni dall’arrivo in città di Roberto Fiore, atteso in città per un comizio in conclusione della campagna elettorale Massimo Ursino, uomo di spicco e dirigente nazionale del partito Forza Nuova, è stato colpito in modo esemplare mentre passeggiava per le vie del centro. E’ stato bloccato, immobilizzato e legato con del nastro adesivo, poi lasciato a terra senza possibilita’ di fuggire”. “Chi afferma che esista una ‘minaccia fascista’, a Palermo come in tutta la Sicilia – prosegue la nota – dovrà ricredersi: questi uomini di poco conto appartenenti a formazioni neofasciste, che fanno di razzismo e discriminazioni il loro manifesto politico nonché la costruzione della loro identità forte e battagliera, si sgretolano in men che non si dica sotto i colpi ben assestati dell’antifascismo. Infatti non sono in grado di difendere sè stessi, figuriamoci di attuare il loro programma politico. I fatti avvenuti oggi sono la dimostrazione del fatto che sul territorio palermitano esiste chi ripudia il fascismo e non ha timore di lottare per bloccarlo e schiacciarlo, a partire da questi protagonisti del forzanovismo, guerrieri a parole, violenti nelle immagini che evocano forse, ma incapaci di proteggere la propria incolumità e di conquistare qualsiasi forma di potere politico. Palermo è antifascista, nelle pratiche e nella quotidianità di chi la vive. A Palermo non c’è spazio per il fascismo”.

Forza Nuova, dal canto suo risponde che:

“Dopo una campagna d’odio seminata dal Gruppo Espresso e seguita da tutta la sinistra inclusa Liberi e Uguali, si scatena l’odio comunista contro Forza Nuova – il duro attacco del leader di Fn, Roberto Fiore, che sabato sarà nel capoluogo per un comizio -. Invito tutti i militanti e tutti gli alleati di Italia agli italiani alla mobilitazione piena per evitare che la violenza comunista unita ai poteri forti soffochi la nostra voce“.

QUI il video del pestaggio

Contemporaneamente, la Corte di Cassazione ha decretato che non tutte le manifestazioni di fascismo sono automaticamente apologia di fascismo, e cioè reato. Il saluto fascista, per esempio, è solo commemorativo; invece, sono da considerarsi reato solo quegli atti che hanno intenti violenti. Di fatto, dicono, il saluto romano non è un attacco all’integrità fisica delle persone. Probabilmente questa sentenza, oltre ad assecondare i tempi – come detto nell’articolo precedente, particolarmente tolleranti con gli intolleranti – è mossa da motivi pragmatici. Arrestare tutti coloro che alzano il braccio destro in segno di saluto al duce, semplicemente, non è fattibile. Ce ne sono troppi.

Questi due episodi sembrano essere delle spie molto importanti dei tempi che corrono. E esemplificano in maniera chiara quanto il paradosso della tolleranza sia in effetti molto complesso. Infatti, può una società democratica vietare un semplice gesto? Condannare un pensiero, una ideologia? Sarebbe fascismo, dicono gli uni. Il fascismo non è un’opinione, dicono gli altri. E però, prendere un esponente politico avverso, legarlo e malmenarlo, è chiaramente un metodo squadrista.

Questo articolo quindi non intende affatto dare risposte, appoggiandosi su pensatori politici o figure storiche. Intendiamo solo porre una questione che non siamo in grado di risolvere facilmente. Se una società tollerante non deve tollerare gli intolleranti, allora, necessariamente dovrà adottare contro di loro gli stessi metodi che essi usano.

In altre parole: davvero solo uno squadrismo antifascista può proteggerci dallo squadrismo fascista? E in questo caso, come distinguere i due tipi di squadrismo? Non finirebbero per assomigliarsi in modo inquietante? Non finirebbero gli antifascisti per essere fascisti?

Probabilmente la cosa migliore sarebbe, per una società che intende non tollerare il fascismo, trovare anche metodi di “intolleranza” diversi da quelli del nemico. Ma esistono? E quali?

La democrazia è quindi sempre in bilico, sempre precaria: se tollera il fascismo, arrivando persino a formulare sentenze che permettono alcune manifestazioni pubbliche (considerate vergognose e da abolire secondo i padri costituenti), finirà certamente, prima o dopo, per vederli arrivare al potere e snaturare la democrazia da dentro, come un tumore.

Viceversa, se una società si dimostra del tutto intollerante verso i fascisti, arrivando ad adottare i loro stessi metodi violenti, questa società di fatto, non è già fascista? Non solo perché è tipico del fascismo il fatto di usare la violenza come mezzo politico, ma anche perché, alla lunga, chi deciderà chi è fascista/intollerante e chi no?

Sarà provocatorio, ma potremmo adattare la famosa frase di Martin Niemöller : “prima vennero a prendere i fascisti, e io non dissi niente perché erano intolleranti…”. Sarà forse il caso di specificare, per i lettori più superficiali, che chi scrive si dichiara apertamente antifascista, e che in nessun caso, in questo sito, si approvano le idee dittatoriali, di nessuna parte politica.

Ma il problema esiste, e pare tutt’altro che semplice. In un certo senso, ricorda il paradosso del sorite formulato dal filosofo greco Eubulide di Mileto : dato un mucchio di sabbia, se eliminiamo un granello dal mucchio avremo ancora un mucchio. Eliminiamo poi un altro granello: è ancora un mucchio. Eliminiamo ancora un granello, e poi ancora uno: il mucchio diventerà sempre più piccolo, finché rimarrà un solo granello di sabbia. In quale momento quel mucchio iniziale non è più un mucchio di sabbia? A che punto la democrazia troppo tollerante diventa fascismo; e a che punto lo diventa se troppo intollerante? Questioni di granelli di sabbia, equilibri delicatissimi.

L’unica soluzione, probabilmente, sta nella capacità della democrazia di cambiare e di modificarsi seguendo i tempi, grazie al ciclo di assegnazione del potere (voto), e alla divisione di legislativo, giudiziario ed esecutivo. È questa la sua debolezza, ma anche la sua forza. Come una canna di bambù che si piega ma non si spezza, mentre un regime dittatoriale non può che spezzarsi prima o poi. Ma piegarsi troppo, può portare attacchi da dietro non proprio graditi.

Antonio Marvasi

 

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