Pamela e la bufala del rito voodoo. Follia o ideologia alla base del terrorismo?

Condividici

(Immagine: Voodoo doll, Museo del Louvre, Parigi)

L’omicidio di Pamela Mastropietro è tanto efferato che risulta evidente a chiunque che chi l’ha fatto non può essere una persona “normale”, si legga comune, e che quindi è semplicemente impossibile proiettare le colpe dell’assassino su tutta una comunità. Insomma, un serial killer, un pazzo, uno che uccide una ragazzina per asportarle organi interni, farla a pezzi e chiudere i resti in una valigia senza preoccuparsi di nascondere nulla, non può per definizione che rappresentare se stesso, la propria insensatezza. Ecco allora che si è diffusa l’ipotesi del rito voodoo, un po’ per dare spiegazione all’orrore, e molto per proiettare su un’intera comunità – che poi non esiste essendo l’Africa enorme e ricca di culture differenti – la colpevolezza, la potenzialità dell’orrore.

Il vicepresidente di Casapound, Simone Di Stefano, durante la conferenza stampa all’interno della sede del movimento, Roma, 09 novembre 2017.
ANSA/MASSIMO PERCOSSI

La bufala, perché di bufala si tratta, è stata diffusa da CasaPound, secondo Giornalettismo.it. L’utilità di una voce di questo tipo per un partito che fa dell’odio del diverso la colonna portante del proprio progetto politico, è evidente. È evidente anche il presupposto razzista e ignorante su cui si fonda la bufala. L’idea che questi primitivi ci portano riti ancestrali antichi, sacrifici umani, orrori di un’epoca precristiana. Come se in Africa ci fossero solo tribù ferme all’epoca del ferro.

Ma la cosa, vista più da lontano, assume un interesse più generale. Infatti, la favola del rito voodoo è funzionale a sottrarre dall’aura di follia gli atti dell’assassino di Pamela, per riportarli all’usanza, alla normalità del diverso; dei negri, diciamolo pure. Allo stesso modo, la destra si lava le mani delle azioni di Luca Traini, relegandolo al ruolo di “pazzo”, mentre la sinistra sottolinea il fatto innegabile che c’è un sottobosco ideologico e un linguaggio ben preciso che formano le azioni di Traini. Il che è assolutamente riconosciuto e persino rivendicato dai fascisti di Forza Nuova, che a Roma hanno esposto uno striscone molto discutibile.

Ora, nel dibattito pubblico si è creato questo legame, a dir poco sorprendente dal punto di vista logico, tra i fatti di Macerata e il massacro di Pamela. I due poli del dibattito sono la pazzia contro l’ideologia/cultura. E la cosa è abbastanza interessante in quanto si vede tutta l’ideologia che spinge a interpretare i fatti di cronaca.

Mentre da una parte si afferma che Luca Traini è solo un pazzo, mentre i terroristi islamici sono adepti di un’ideologia bacata, dall’altra si tende a dire il contrario: non è l’Islam in quanto tale, dicono, il problema; mentre nel caso della sparatoria di Macerata, il problema è il fascismo.

Nel caso dell’assassino di Pamela, la cosa risulta più difficilmente strumentalizzabile. Infatti, come si può salvare dalla follia chi fa a pezzi un corpo, prelevandone organi interni ecc.? Non può essere che un pazzo. Bisogna farne un barbaro che fa sacrifici umani e riti voodoo. E così allargare le sue colpe a tutta una razza – nemmeno una popolazione o una cultura, ma una razza – fare del caso eccezionale la norma degli stranieri, che quindi vanno temuti. Essendosi rivelata una bufala, il discorso finisce qui, ne rileviamo l’utilità politica per le destre xenofobe. Molto da dire ci sarebbe se fosse vero: la mafia nigeriana, particolarmente violenta, non è estranea a queste cose. Insomma, la bufala è costruita ad arte.

Comunque, ammesso che sia vero, si dice che la cosa ha tutta l’aria di un rito tribale nigeriano. Ma non credo che questo sia una aggravante all’orrore, dal punto di vista giuridico. Il punto è che si vuole suggerire che tutti i nigeriani siano accostumati a queste pratiche. Che, probabilmente, è come dire che gli italiani sono accostumati a sciogliere bambini nell’acido. Allora bisognerebbe consultare qualcuno che conosce la società e la cultura nigeriana. Se queste pratiche fanno parte di un fenomeno culturale paragonabile alla nostra mafia, allora, potremmo imparare dalla nostra storia di emigrati. E quindi, a maggior ragione, le istituzioni italiane devono fare in modo che la cosa non prenda potere sul nostro territorio: ovvero che non si crei una rete di aiuto autoprodotto, di scambi di favori per sopravvivenza, terreno favorevole a far crescere il fungo dell’organizzazione criminale. Con diffidenza e ghettizzazione si rischia molto. La mafia prospera dove lo stato lascia un vuoto di potere. Lo sappiamo, lo viviamo ogni giorno, e lo abbiamo visto con i nostri emigrati in America, con l’esportazione della mafia.

La diffusione di questa bufala dimostra nei fatti l’esistenza di un discorso pericoloso, di una propaganda falsificante messa in piedi allo scopo unico e preciso di incitare l’odio, di istigare i terroristi di turno.

“Fascismo Islamico”, di Hamed Abdel-Samad, storico egiziano naturalizzato tedesco.

Torniamo quindi a Traini, il terrorista. Un terrorista è un folle, una mela marcia, o è il prodotto di un’ideologia violenta? A questo proposito si ha lo spunto più interessante, che può essere una dura lezione sia per la destra che per la sinistra di questo paese. Non sembrano infatti esserci differenze sostanziali tra Luca Traini e un giovane europeo di fede mussulmana che decide di diventare islamista. Nessuna differenza sostanziale, tanto che gli stessi mussulmani parlano da tempo ormai di “fascismo islamico” a proposito dell’integralismo. Entrambi sono il prodotto della crisi profondissima, e non solo economica, che sta attraversando l’Europa, ed entrambi reagiscono nello stesso modo: con la violenza.

La crisi dell’Europa è data da una messa in discussione, da tutte le parti, dei valori fondamentali, come la democrazia, i diritti dell’uomo, la libertà religiosa, la laicità delle istituzioni, persino il divorzio e l’aborto. È ben poco sorprendente constatare che tutto questo odio verso il modello di civiltà occidentale sia perfettamente identico tra terroristi islamici e fascisti, così come l’antisemitismo. La sola differenza, probabilmente, è la religione di riferimento: ma anche in questo caso, c’è da dire che gli stessi integralisti di casa nostra non apprezzano affatto le aperture di Francesco, e sembrano esserci spinte conservatrici molto forti tra i fedeli, almeno in Italia. Tanto che si assiste a un vero e proprio ritorno della religone nella nostra società, a metà tra superstizione e intolleranza. E anche questo fa piacere sia agli uni che agli altri estremisti, integralisti, al tempo stesso agenti e sintomi di questa crisi.

 

Be the first to comment

Leave a Reply

Your email address will not be published.


*