Terrore a Macerata: la Lega odia (dal 2001), il militante può sparare?

L'arresto di Luca Traini
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Dagli all’untore.

Durò un paio di giorni, la balla della 16enne di Novi Ligure Erika De Nardo che – nell’ormai lontano 2001 (quando ancora le torri gemelle erano in piedi e Carlo Giuliani era ancora vivo) – aveva accusato dell’omicidio della madre e del fratello due stranieri (due albanesi, a dire della giovane).

Il paese s’indignò (con tanto di fiaccolata. Che inutili, le fiaccolate), prima di essere travolto dalla più brutale delle verità: era stata proprio Erika ad aver commesso il massacro, aiutata dall’allora fidanzatino Omar.

(Nonostante ciò, l’eurodeputato leghista Mario Borghezio ebbe il coraggio di dichiarare – a posteriori: “Citare la criminalità albanese ed extracomunitaria è un riflesso condizionato naturale di fronte al reiterarsi di episodi che hanno creato una grande paura”).

Dopo un mezzo decennio, nel dicembre del 2006, un altro terribile fatto di cronaca travolse la provincia italiana: Raffaella Castagna, il figlio Youssef Marzouk, la madre Paola Galli e la vicina di casa Valeria Cherubini (con il suo cane) furono trucidati in casa propria.

Il dito fu puntato immediatamente su Azouz Marzouk, compagno di Raffaella Castagna e padre del piccolo Youssef, con precedenti per spaccio, uscito dal carcere grazie all’indulto.

Il sempre brillantissimo Maurizio Gasparri dichiarò perentorio: “Chi ha votato l’indulto ha contribuito a questo eccidio. Complimenti. Ha fruito di quel provvedimento anche il tunisino che ha massacrato il figlio di due anni, la moglie, la suocera e la vicina a Erba”.

E – ancora lui – Borghezio disse dal canto suo: “La spaventosa mattanza cui ha dato luogo a Erba un delinquente spacciatore marocchino ci prospetta quello che sarà, molte altre volte, uno scenario a cui dobbiamo abituarci. Al di là dell’“effetto indulto”, che qui come in altri casi dà la libertà a chi certo non la merita, vi è e resta in tutta la sua spaventosa pericolosità una situazione determinata da modi di agire e di reagire spazialmente lontani dalla nostra cultura e dalla nostra civiltà”.

Acclarato l’alibi di Azouz, si ipotizzò un regolamento di conti legata al mondo dello spaccio (notoriamente popolato da immigrati).

Ma, alla fine della fiera, a compiere il massacro, furono gli italianissimi vicini di casa Rosa Bazzi e Olindo Malagodi.

Dopo qualche mese, nell’aprile del 2007, complice un’altra brutta vicenda di cronaca nera (in cui, stavolta sì, colpevole era un* stranier*), l’allarme sociale si spostò sui rumeni, divenuti da qualche mese cittadini europei.

Nuovamente un leghista, il senatore Piergiorgio Stiffoni, colse la palla al balzo per speculare sul dramma: “Sono 10 anni che questi signori dell’est, conosciuti come ubriaconi violenti, assassini, sfruttatori di minorenni e di bambini, pirati della strada stanno nel nostro Paese a commettere delitti. In agosto ne sono usciti parecchi grazie all’indulto; ad ottobre lanciammo l’allarme-rumeni, appena tre mesi prima dell’entrata del Paese nell’Ue”.

Ma veniamo ai giorni d’oggi.

Un decennio dopo circa, un alto terribile fatto di cronaca nera, l’omicidio della 18enne Pamela Mastropietro (il cui corpo è stato ritrovato smembrato) ad opera del nigeriano Innocent Oseghale, diventa il perfetto pretesto per scatenare il piccolo leghista che è in tutti noi (perché adesso c’è. Era meglio quando c’era un Alfred). Figuratevi quindi i leghisti stessi. Primo fra tutti il segretario Matteo Salvini (sempre impeccabile quando ci si deve scagliare contro il diverso) pronto ad esprimere tutta la propria violenza verbale: “Immigrato nigeriano, permesso di soggiorno scaduto, spacciatore di droga. E’ questa la ‘risorsa’ fermata per l’omicidio di una ragazza di 18 anni, tagliata a pezzi e abbandonata per strada. Cosa faceva ancora in Italia questo verme? Non scappava dalla guerra, la guerra ce l’ha portata in Italia. La sinistra ha le mani sporche di sangue. Altra morte di Stato”.

Qualcuno però, stavolta, è stato ancora più leghista, decidendo di inventarsi giustiziere della notte (con scarsi risultati, fortunatamente), sparando su sei cittadini africani.

E mentre nessuno si prende le proprie responsabilità (le destre dicono che la colpa è della sinistra. E viceversa), si scopre che il nigeriano potrebbe non aver ucciso e potrebbe non essere stato solo nel commettere i reati che gli sono stati effettivamente attribuiti (occultamento e vilipendio del cadavere).

Quest’oggi i giornali parlano infatti di un complice, di un altro pusher da cui Innocent Oseghale si sarebbe rifornito dell’eroina che la povera Pamela avrebbe poi consumato.

Chi ha la certezza che fosse un extracomunitario?

E, ad ogni modo, chi porrà fine a questa follia, prima che chiunque si senta autorizzato a diventare un Charles Bronson dell’ultima ora?

Dal 2009 dirigo una testata da mezzo milione di lettori al mese (a volte più a volte meno).
Dal 2017 vicedirigo ‘L’Opinabile’ e per L’O provo a vedere che succede nel mondo.
Scrivo tantissimo, spesso non mi firmo.
Perché poi quando mi rileggo a volte mi piaccio e a volte non mi piaccio, come quando mi guardo allo specchio.

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Dal 2009 dirigo una testata da mezzo milione di lettori al mese (a volte più a volte meno). Dal 2017 vicedirigo 'L'Opinabile' e per L'O provo a vedere che succede nel mondo. Scrivo tantissimo, spesso non mi firmo. Perché poi quando mi rileggo a volte mi piaccio e a volte non mi piaccio, come quando mi guardo allo specchio.

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