L’antifascismo non è morto, perché non lo è il fascismo

Il 27 gennaio 2018, proprio il giorno della memoria, Marcello Veneziani scrisse su Il Tempo, senza pudore, un dubbio articolo sulla “canaglia antifascista”, sostenendo che “questo antifascismo postumo e posticcio, usato da posizioni di potere, in assenza ormai secolare del fascismo, ormai morto e sepolto […]”.
Più si allontana nel tempo e più viene surrettiziamente considerato attuale. Scrive Veneziani. E non contento aggiunge:
E serve per lanciare ombre criminali su chi semplicemente ha un altro giudizio storico sul passato, non sulla Shoah, per carità; o più semplicemente ama la patria, la tradizione, la civiltà che per un’assurda proprietà transitiva diventano sintomi di fascismo e di razzismo. Per questo dico, parafrasando Samuel Johnson, che non il patriottismo, ma l’antifascismo è l’ultimo rifugio delle canaglie.”
 
Sorvoliamo sull’idea squallida di scrivere, letteralmente, che il fascismo non fa più parte del nostro presente, proprio nel giorno della memoria, arriva addirittura a parlare di morte “secolare” del fascismo. Un concetto del tempo tutto personale.
 
Qualcuno doveva pur notare, oggi, che nemmeno 10 giorni dopo la pubblicazione di questo articolo vergognoso, il 4 febbraio, un fascista, già candidato con la Lega, portando in faccia un tatuaggio nazista, scende in strada ad ammazzare persone per il colore della sua pelle. Non nomineremo il fascista, ma le vittime. 

Jennifer, Nigeria, 25 anni.
Mahamadou, Mali, 28 anni.
Wilson, Ghana, 20 anni.
Festus, Nigeria, 32 anni.
Gideon, Nigeria, 25 anni.
Omar, Gambia, 23 anni.

Non ci si può nascondere dietro il rispettoso silenzio, e l’etichetta di “pazzo”, perché italiano, mentre gli altri sono terroristi, corrotti da un’ideologia malsana. Tra terroristi islamici e terroristi fascisti c’è pochissima differenza, lo abbiamo sostenuto diverse volte in questo sito. La radice politica e ideologica del gesto del fascista di Macerata è evidente, ed è dimostrata nei fatti dalla candidatura, a scanso di equivoci, in un partito ben preciso.
Non si tratta, semplicemente, di uno squilibrato. Non è stata la sinistra a portarlo a questo. è stato il discorso, l’ideologia, e la propaganda di una certa parte politica, ben definita e facilmente individuabile. Un povero idiota, con la mente debole, d’accordo. Ma la responsabilità politica e morale della strage di Macerata ricadono sulla destra come quella di Matteotti ricadeva su Mussolini. J’accuse. Io so i nomi dei mandanti delle stragi […], li so, ma non ho le prove. Nemmeno c’è bisogno di essere un intellettuale. Li sappiamo tutti, quei nomi.
 
Il fascismo c’è, e non solo non è affatto morto e sempolto, ma sta risalendo dalle fogne in modo sempre più evidente. Rendendo sempre più necessario l’antifascismo. Memoria ci vuole. E vergogna.
Antonio Marvasi

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