Clonazione di primati – quali sono le implicazioni?

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Zhong Zhong e Hua Hua sono due scimmiette, nate rispettivamente otto e sei settimane fa, e sono i primi primati non umani risultato di una clonazione. Finora non si era mai riusciti a ottenere simile risultato sulle scimmie, in quanto nei nuclei delle loro cellule differenziate sono presenti geni “spenti” che impedivano lo sviluppo dell’embrione. Il team di ricerca dell’Accademia cinese delle scienze a Shanghai è riuscito per la prima volta a riattivarli grazie a interruttori molecolari creati ad hoc.

Ricordiamo che il primo mammifero clonato fu la pecora Dolly, nel 1996, e a lei seguirono mufloni, banteng (specie di buoi asiatici) e altre specie. Dolly fu il primo risultato positivo dopo 276 insuccessi, ma oggi i numeri sono cambiati e in Cina un laboratorio afferma di clonare maiali con una percentuale di successo del 70-80% (il resto sono aborti o animali malformati). Sono stati effettuati anche tentativi di clonaggio su specie estinte o in via di estinzione, sebbene con scarsi risultati.

Se pensiamo che il DNA umano e quello dello scimpanzé sono uguali al 98,5% e che con le altre scimmie comunque abbiamo valori superiori al 90%, la notizia della nascita di Zhong Zhong e Hua Hua potrebbe generare stupore e meraviglia oppure orrore e dissenso, a seconda delle opinioni personali. La clonazione umana è dunque vicina? Indubbiamente siamo di fronte a un ulteriore passo in avanti, ma un universo alla Blade Runner sembra ancora lontano anni luce, più o meno quanto le navi da combattimento in fiamme al largo dei bastioni di Orione o i raggi B che balenano nel buio vicino alle porte di Tannoiser.
Enrico Varriale

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