La Sinistra e il vuoto semantico evidenziato da ‘Il Giornale’: e se così tornasse in Parlamento?

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Non scomoderemo il grandissimo Giorgio Gaber

né diremo, come ormai si usa, che sinistra e destra non esistono più.

Anche perché, a quanto pare, la destra – nelle varie sfumature della stessa – esiste, ed è pronta a farla pagare ai nemici della Patria.

Per quanto riguarda la sinistra (fa notare ‘Il Giornale’), la situazione è più particolare:

Ininterrottamente dal 1994 l’elettore di sinistra sapeva dove mettere la croce. Ora, dopo 24 anni, i compagni hanno rinnegato quella parola nata dalla Rivoluzione francese. Il partito di Renzi e Gentiloni è «democratico» dal 2008, dopo la fusione tra gli ex democristiani della Margherita e i post-comunisti dei Democratici di sinistra, già Partito democratico della sinistra. La definizione è stata buttata nel cassetto dei ricordi del Novecento anche da Liberi e uguali, il partito capeggiato da Pietro Grasso, il «ragazzo di sinistra» ipse dixit. Meglio un generico richiamo a libertà e uguaglianza. La fraternità sarebbe stata una scelta troppo ardita, considerate le scazzottate interne al Pd che hanno portato alla genesi della lista di Grasso, D’Alema, Boldrini e Bersani. Nel 2008, almeno, a sinistra del neonato Partito democratico c’era la coalizione «La Sinistra L’Arcobaleno». Cinque anni dopo i dem erano alleati con i vendoliani di Sel (Sinistra ecologia e libertà). In questa tornata il vuoto semantico.

Al netto del vuoto semantico a sinistra c’è un universo, sia pur frammentato come non mai (roba di cui Tafazzi, noto emblema della sinistra tricolore, sarebbe profondamente orgoglioso).

L’erede del PCI – il lontano erede del più grande partito dell’Europa occidentale, il PD, è divenuto a tutti gli effetti un partito di centro, con buona pace di Michele Emiliano che vede un deserto culturale al di fuori del partito stesso (senza vedere il deserto all’interno).

(Non è un fotomontaggio. Credits: Socialisti Gaudenti)

Quello che era il PD è divenuto Liberi e Uguali, il partito capeggiato da Pietro Grasso ampiamente citato nello stralcio di articolo de ‘Il Giornale’ che vi abbiamo proposto. Liberi e Uguali è riuscito nell’impresa di accentrare diverse forze di sinistra (penso a Possibile del povero Pippo Civati: non gliene va mai bene una).

Andando più a sinistra, quindi, c’è Potere al Popolo, una realtà che sta avendo poco spazio mediatico, ma che forse meglio rappresenta la sinistra tricolore (aggregando centri sociali, movimenti e due dei molteplici partiti comunisti italiani – Rifondazione e PCI).

Quindi, parlando di partiti comunisti, ci sono diverse realtà (il Partito Comunista di Marco Rizzo, fedelissimo alla linea) che – non avendo basi così ampie – sperano di poter superare la soglia di sbarramenti anche grazie al voto dei nostalgici che, dinanzi alla presenza di falci e martello sulla scheda elettorale, saranno tentati dalla possibilità di segnarci sopra una X.

Insomma, al netto del vuoto semantico, c’è un universo a sinistra.

E se magari, proprio grazie alla liberazione dal termine, la sinistra riuscisse a tornare in Parlamento (dopo i fallimentari esperimenti quasi da laboratorio che la sinistra avevano nel nome, come la ‘Sinistra Arcobaleno’ del 3,08% nel 2008)?

(Voleste approfondire ulteriormente la situazione della sinistra, vi suggeriamo La guida di VICE ai partiti delle Elezioni 2018 – La sinistra alla sinistra del PD)

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