Social o son desto – Donald il grande twittatore

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di Marco Meloni

Donald Trump usa Twitter ogni giorno, in un modo assolutamente personale e aggressivo. Si pensava fosse un grave errore e, invece, bisogna dare atto al Presidente americano di aver colto una trasformazione in atto. E una parte di America che non si riconosce nelle luci di Los Angeles o New York.

 

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Correva l’anno 2016. In piena notte un furioso Donald Trump twittava tutto il suo sdegno verso la comicità liberal del Saturday Night Live che lo canzonava. Non era la prima volta e non sarebbe stata l’ultima. Si disse, allora, che era una cosa ridicola. Un uomo egocentrico che provava così a zittire chiunque cercasse di dire qualcosa contro di lui. “Ma non dorme mai? Non riescono a vietargli l’uso dei social?” le frasi più gettonate, dette con un sorrisino da molti media e cittadini, sia democratici sia repubblicani. Non c’è nessuno che può occuparsi di un amaro sessantenne, logorroico e convinto di poter conquistare elettori con questi continui sproloqui?

Un anno dopo, con la presidenza Trump in corso, analisti e comunicatori hanno riconosciuto di aver commesso un errore. Enorme. Non hanno considerato il grandissimo potenziale di quei messaggi, molto concitati, spesso politicamente scorretti, usati dal Presidente, nati su un mezzo ritenuto più intelligente degli altri social, Twitter, ma diventato oramai terra del rimorchio facile, delle immagini osé e di pesanti attacchi politici e personali.

Donald Trump inveiva contro i messicani, contro la Clinton, il potere, la delocalizzazione, le donne, probabilmente anche contro il gelato alla fragola e il Teletubbie rosso e pro-comunismo. Ma è arrivato alla pancia di un’America dimenticata dall’establishment, tradizionalmente di destra ma anche di sinistra, operaia, bianca. Un Paese lontano da Hollywood e da Times Square ma toccato dalla crisi dei mutui, dalle fabbriche spostate in stati vicini o sull’orlo della chiusura, spaventato dai matrimoni omosessuali e dalle aperture verso Cuba e Iran. Mentre Hillary Clinton si godeva tronfia i suoi assegni milionari per la campagna elettorale, il miliardario Donald scriveva come uno scolaretto su Twitter i suoi risentimenti, le sue paure, i suoi mille e più progetti utopici. Usava il social come un diario per suscitare simpatia ed empatia, quasi fosse uno del popolo e non un imprenditore cinico e spesso al limite della legalità per le sue iniziative, università privata in primis. Tutti, anche dalla sua parte, lo hanno fortemente osteggiato, bloccato, zittito. Un boicottaggio che si pensava ne avrebbe piegato anima e carattere. Ha avuto, invece, ragione lui, con il suo modo aggressivo e istintivo di comunicare, legato all’irrazionale, alla fiducia, alle paure per il mondo e per il diverso.

Mentre gli analisti s’interrogano ancora sui suoi successi, e il sottoscritto scrive questo articolo, lui continua ad occuparsi dei social esattamente come faceva e come aveva promesso di fare. La Corea del Nord lancia un missile? E lui, mentre manda la flotta in direzione sbagliata non sapendo bene se Pyongyang sia a est, ovest o nella terra di Narnia, ha però il tempo di twittare contro il regime, garantendo i rapporti con la Cina e assicurando che questa sarà a venire la terza guerra mondiale.

Durante l’ultimo bombardamento contro Assad in Siria, che per lui potrebbe anche essere la nota cantante date le sue scarse conoscenze geografiche, ci tiene a sottolineare sui social di aver gustato un meraviglioso dolce al cioccolato. Se gli si chiede di Damasco, potrebbe rispondere che a Ivanka piace quel tipo di velluto, mentre sull’ordinare un dolce potrebbe scrivere un trattato, dal momento migliore al modo più gustoso per consumarlo.

L’Americano colto inorridisce, quello che ha votato Trump si esalta. Anche perché a lui interessano molto di più i dolci al cioccolato e il suo lavoro alla Ford che le questioni di un paese mussulmano. Soprattutto, considera questo flusso continuo e superfluo di messaggi una rassicurazione che qualcuno stia facendo davvero qualcosa, e che ci tenga a informarlo di questo fatto.

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