Orienta-Mentis – La Russia, l’americanismo e la Siria di ISIS

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Di Renata Gravina

 

La questione siriana nei suoi sviluppi attuali e nella sua matrice antica, sono lo specchio di un vecchio retaggio, l’arco della crisi che vede nell’Asia centrale il punto pivotale e disvela l’incapacità dei governi di affrontare la politica estera secondo categorie di lungo periodo. L’orrore che reca con sè l’ISIS è una questione internazionale ma è anche l’ombra del pericolo verde, un conflitto interreligioso domestico che è divenuto incontrollabile in Russia dopo il 1979 e in particolare con la fine del bipolarismo USA-URSS.

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La guerra è la continuazione della politica con altri mezzi (..) è un camaleonte, un fenomeno polimorfo e cangiante che si adatta alla trasformazioni storiche, economiche e culturali (..) (Karl von Clausewitz)

 

La sofferenza in Siria va avanti da troppo tempo(..) tutte le parti devono fare il possibile per porre fine alla violenza” Il presidente degli Stati Uniti Donald Trump e il presidente russo Vladimir Putin hanno concordato sull’idea di dover determinare la fine all’orrore siriano.

Ad Astana infatti- nell’ambito dei negoziati sulla Siria- sono in corso trattative che stabiliscono quattro garanti secondo le zone di influenza in Siria. I garanti ovverosia Russia, Turchia, Stati Uniti, Iran si divideranno aree di controllo ( russi a Ovest, turchi a nord-ovest, americani a nord-est,  iraniani ancora da definire). Su queste aree Putin avrebbe proposto un “divieto di sorvolo”, a patto che i ribelli, nell’area turca, rispettino il cessate-il-fuoco.

La guerra civile siriana, originatasi a partire dal 15 marzo 2011 con le prime dimostrazioni contro il governo di Bashar al-Assad da parte dei civili è parte delle primavere arabe, poi sviluppatesi in rivolte nazionali.

Norman Podhoretz, giornalista statunitense di origine ebrea polacca, considerato uno fra i maggiori commentatori statunitensi di area neocon (definitone anzi il godfather, padrino del movimento neocon americano) ha affermato che quella di George Bush è stata una presidenza storica « che ha iniziato a combattere la Quarta guerra mondiale, quella contro gli islamo-fascisti (http://www.ideazione.com/quotidiano/6.altro/2006/2006-06-08_rivista_Podhoretz.htm).  Secondo Podhoretz, la terza guerra mondiale è stata combattuta sub specie guerra fredda, la quarta guerra mondiale o lotta contro l’islamofascismo è invece un ibrido ideologico entro il quale l’Europa occidentale sarebbe destinata ad essere conquistata dagli islamo-fascisti e gli Stati Uniti sarebbero chiamati a intervenire  nuovamente, in linea con il Destino Manifesto, a proseguire una guerra iniziata dopo l’11 settembre, proseguita in Iraq e avente quale missione storica quella di sradicare il terrorismo islamista e democratizzare il Medio Oriente.

Sul destino russo-americano in Siria, la stampa russofoba e russofila si divide. Per Carnegie Middle East Center (http://carnegie-mec.org/diwan/68366) Charles Lister, membro dell’Istituto per il Medio Oriente di Washington DC, sottolinea come l’amministrazione Obama abbia evitato l’intervento in Siria per ragioni di opportunità di politica estera. La complessità siriana è stata ignorata dall’amministrazione americana uscente perché un approccio aggressivo e rischioso in politica estera  sarebbe stato un anatema per le fondamenta obamiane.

A partire dall’espansione dello Stato islamico del 2014, l’emergenza americana è stata  per Lister una difesa prioritaria e difensiva rispetto al terrorismo dell’ISIS. L’ISIS jihadista salafita, nato come Daesh o Stato islamico dell’Iraq e del Levante, ha proclamato nel giugno 2014 la nascita di un califfato con a capo Abu Bakr al-Baghdadi (l’ultimo califfo ottomano fu dichiarato decaduto da un’apposita Assemblea tenutasi ad Ankara il 3 marzo 1924 su disposizione di Mustafa Kemal Atatürk).  Le origini del gruppo risalgono ad “al-Qa’ida in Iraq” (2004–2006), organizzazione fondata da Abu Mus’ab al-Zarqawi nel 2004 per combattere l’occupazione americana dell’Iraq e il governo iracheno sciita sostenuto dagli Stati Uniti d’America dopo il rovesciamento di Saddam Hussein.

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