Il Mitologo – Grammar-nazi o dell’intolleranza grammaticale

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Di Gerardo Iandoli

Il mondo del web ci ha abituato all’uso di determinate espressioni per rappresentare un’intera categoria umana, che si mostra attraverso certi atteggiamenti. Molti di questi nomi sono fumosi, di facile uso ma di difficile definizione: in questo articolo, si ha intenzione di analizzare una di queste espressioni e, di conseguenza, gli atteggiamenti che stanno alla base di essa.

 

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Si parlerà, quindi, dei grammar nazi. Espressione anglofona, può essere facilmente tradotta in ‘nazisti della grammatica’. Questa categoria si vanta di conoscere perfettamente tutte le regole della lingua in questione, permettendosi di bacchettare gli altri utenti dei social network, quando questi mostrano alcune lacune linguistiche. Nel migliore dei casi la ripresa assume dei toni bruschi, nel peggiore si arriva all’insulto. Apparentemente, il fenomeno sarebbe inscrivibile all’interno di quello ben più vasto dei troll: altro termine di non facile definizione, che però indicherebbe un certo uso ‘goliardico’ dei social network. Il troll, infatti, attraverso un’ironia più o meno raffinata, cercherebbe di prendere in giro gli altri utenti: si passa dal caso singolo a veri e proprie invasioni di troll, soprattutto su gruppi o pagine legate a un certo argomento o personaggio. Gli effetti sono impossibili da prevedere: si passa dalla semplice risata a una vera e propria vessazione della vittima di turno.

I troll, però, nella maggior parte dei casi, sono figure che, in contesti esterni a quelli del web, non si comporterebbero in questo modo: in sostanza, sfrutterebbero l’assenza fisica dell’altro per permettersi una maggiore confidenza, se non proprio una certa maleducazione, ai danni di perfetti sconosciuti.

Il grammar nazi fa lo stesso: usa un atteggiamento abbastanza oltre le righe verso gli altri utenti, soprattutto se questi non sono tra gli amici o follower. Inoltre, si occupa di un solo argomento: la correttezza formale della lingua.

L’emergere di una tale figura è facilmente spiegabile: grazie a internet, si è diffuso l’uso della scrittura, che prima, invece, era appannaggio soltanto di determinate categorie di professionisti, che venivano ben selezionati proprio sulla base delle proprie capacità linguistiche (giornalisti, avvocati, intellettuali, scrittori). Gli altri, al massimo, avevano un rapporto passivo con la scrittura: dal quotidiano al fumetto, dalla bolletta alla cartolina, in passato al massimo si era ‘lettori’. Oggi, al contrario, tutti possono essere ‘scrittori’ (nel senso generico di coloro che utilizzano la scrittura). Infatti, i social network hanno reso l’uomo comune produttore di contenuti linguistici, anche in grandi quantità.

Per forza di cose, questa libertà ha permesso l’accesso alla scrittura – ma soprattutto alla pubblicazione di questa scrittura – anche a chi ha delle debolezze grammaticali. Le nuove tecnologie, grazie al loro uso intuitivo, non precludono l’accesso quasi a nessuno e non hanno bisogno di competenze molto specifiche per essere utilizzate.

Eppure, il grammar nazi sembra soffrire questa maggiore apertura al mondo della scrittura: per questo motivo, trova necessario mettere i puntini sulle ‘i’ a tutti coloro che maltrattano la lingua. Si potrebbe pensare che dietro questo atteggiamento ci sia un desiderio di salvaguardia della lingua, di sensibilizzare l’utenza a un corretto uso del proprio idioma materno.

In realtà, esplorando il mondo di internet, si vede spesso come gli utenti cerchino di instaurare un rapporto di superiorità/inferiorità con gli altri: si va alla ricerca della mancanza altrui per sottolinearla, così da porsi in una posizione di forza. E la conoscenza della lingua, apparentemente qualcosa alla base del vivere comune, sembra essere la scusa perfetta per sentirsi, davvero, dalla parte del giusto.

Il termine nazi, com’è ovvio, deriva dal più famoso ‘nazista’, a sua volta riduzione di ‘nazional socialista’. Tale dottrina politica rivendica una difesa dell’identità nazionale, affinché si possa costruire una società forte ed egemone. La storia ci ha insegnato come questo desiderio sia stato perpetrato ai danni degli altri popoli, con conseguenza tragiche. Dietro tale atteggiamento, quindi, più che celarsi un amore patrio, emergerebbe più un desiderio di prevaricazione. Ma che tipo di prevaricazione?

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