Siria una volta – Le madri siriane testimoniano la guerra

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Di Lubna Sareji

In reazione alla guerra, il popolo siriano produce sempre più opere di comunicazione artistica, come film, quadri, letteratura. Il genere della testimonianza di guerra, che anche grazie ai media comprende una miriade di documenti video, testimonianza di bambini di soldati ecc, presenta un sottogenere particolare: la testimonianza di guerra delle madri. Un messaggio, un desiderio di pace che va al di là della politica.

(Foto: Tout va bien, di Nohad Halabi. Il sito creativememory.org raccoglie le testimonianze artistiche della rivoluzione siriana)

Scarica gratuitamente L’Opinabile di maggio 2017

Sette anni fa, in Tunisia, un giovane ambulante si è suicidato dandosi fuoco a causa di un agente di polizia che gli aveva confiscato la merce, suo unico mezzo di sopravvivenza. Questo incidente fece divampare la rivoluzione tunisina, “la rivoluzione del gelsomino », che ha rovesciato ilr egime di Ben Ali. La storia ci insegna che una volta accesa la scintilla della rivolta risulta molto difficile spegnerla. Ed ecco allora che anche il popolo egiziano insorge contro le autorità, seguito dal popolo libico, poi yemenita, behreini e siriano. Ma tutte queste rivolte non sono riuscite ad arrivare al loro fine. In Yemen, nel Bahrein e in Siria, i regimi autoritari sono ancora al loro posto. Mentre la rivolta del Bahrein è stata in poco tempo archiviata, quella siriana si è trasformata in una guerra atroce che dura ancora oggi.

Il caso siriano è diverso dagli altri perché il regime che è al governo da più di 40 anni, con le sue particolari configurazioni istituzionali, ha portato al radicamento di un sistema totalitario difficile da distruggere, poiché si basa sulla divisione settaria della popolazione siriana. Il che ha portato la rivolta pacifica a trasformarsi in conflitto armato, guerra civile inizialmente, guerra internazionale in seguito. In effetti, questa situazione, che si credeva dovesse restare in ambito nazionale, ha sorpassato i confini siriani, al punto che si comincia a parlare di una terza guerra mondiale tra due campi, quello ocidentale e russo, sul territorio siriano. Nel 2014 abbiamo assistito all’emergenza del gruppo sedicente « Stato Islamico », o Daech, che hanno approfittato della confusione sul territorio e si sono impossessati di diverse città siriane e irachene, dichiarando così la rifondazione del califfato nelle città che si trovano sotto la lroo autorità.

La crisi siriana ha causato molte perdite materiali e umane. Milioni di persone hsono scappate dalla guerra e dalla distruzione, andando nei paesi confinanti e poi nel mondo intero. Di conseguenza, l’Europa ha assistito, nell’estate del 2015, all’arrivo di decine di migliaia  di rifugiati siriani, e al crearsi di un nuovo problema, quello di ospitare questi immigrati. Il problema siriano si è allora esteso fino a diventare una questione mondiale, che attesta dell’ineffcacia della NATO di fronte a urgenze umanitarie di questa portata.

Tuttavia, la rivoluzione siriana era una guerra civile come le altre : come si è trasformata in guerra?

Gli osservatori raccontano che la prima contestazione è partita da Damasco, a causa di un fatto simile all’avvenimento che portò alla rivolta tunisina: un agente di polizia insulta e picchia un commerciante di Damasco e le persone che hanno assistito a questa umiliazione hanno cominciato a protestare contro le forze dell’ordine che maltrattano i cittadini. Poi un’altra contestazione è nata a Banias, una piccola città costiera, contro il direttore del porto e il sindaco della città. E la terza, quella che ha fatto scattare la vera e propria rivoluzione, ha avuto luogo a Deraa, una città del sud del paese, per protestare contro la corruzione del responsabile della sicurezza della città, che aveva arrestato e torturato degli adolescenti accusati di aver scritto sui muri delle “tags” della rivoluzione tunisina sui muri della loro scuola. È vero che l’ambiente generale in tutti i paesi del mondo arabo era piuttosto teso, dato che la palla di neve delle rivolte non smetteva di ingrandirsi, ma niente spiega la violenza con la quale la rivoluzione siriana è stata repressa. Le prime contestazioni erano spontanee e non chiedevano la caduta del regime; ma la repressione armata di Deraa ha portato gli abitanti delle altre città a organizzare manifestazioni per sostenere i loro compatrioti assediati. Di fronte all’ingiustizia e alla violenza del regime, i manifestanti hanno cominciato a reclamare la caduta del regime e alla partenza del presidente. Ora, la risposta del governo fu ancora una volta atroce. Allora gli abitanti hanno cominciato a portare armi per proteggersi contro l’esercito ufficiale che li uccideva, e poco a poco la rivoluzione a lasciato posto a una guerra che dura ancora.

La rivoluzione ha nutrito lo spirito creativo dei siriani : dal 2011 le produzioni artistiche si sono moltiplicate, per testimoniare gli orrori della guerra. Tra film, quadri, sinfonie e letteratura, la rivoluzione ha fornito agli studi sociali un materiale molto ricco.

Le donne prendono la penna mentre gli uomini prendono le armi.

Continua sul numero di Maggio de L’Opinabile, rivista di critica in formazione

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