Macron è l’ultimatum degli europei all’Unione

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Le elezioni francesi e la vittoria di Macron lanciano un ultimo, chiaro messaggio all’Europa: gli elettori danno un’ultima possibilità a Bruxelles di cambiare rotta e salvare il progetto europeo. Il binomio che ha retto la politica dei principali paesi europei del dopoguerra crolla: socialisti e repubblicani scompaiono di fronte a nuove forze politiche che sembrano poter rispondere alle sfide di oggi.

Di Valentina Palladini

Tra una settimana il nuovo Presidente della Francia, Emmanule Macron, farà il suo ingresso all’Eliseo. Ed è notizia di queste ore che le strade di Parigi stiano già assistendo a scontri tra manifestanti e poliziotti in tenuta antisommossa.  Le immagini che arrivano mostrano decine di sezioni sindacali di lavoratori e studenti, uniti nel collettivo Fronte Sociale, che si sono riversati intorno a Place de la Republiquè.

Una vittoria, la sua, scontata e zoppa (1/3 dei francesi hanno votato l’avversario, ¼ di essi non è andato a votare), perché gli elettori francesi non hanno tanto dimostrato fiducia nell’uomo e nel suo progetto politico, alquanto fumoso e modificato sulla base delle necessità dettate dalla campagna elettorale e dalle mosse dell’avversario,  quanto la netta volontà di impedire alla sua rivale, Marine Le Pen, di arrivare a guidare uno dei più importanti paesi dell’Eurozona. Il populismo e la paura non ce l’hanno fatta, ad uscire sconfitta da queste elezioni è il simbolo di    quei movimenti profondamente antieuropeisti, xenofobi e fautori di una chiusura di tutte le frontiere contro l’immigrazione clandestina che sta caratterizzando questi ultimi anni. A Marine Le Pen, infatti, guardavano forze politiche “antisistema” di tutto il continente, a cominciare dal nostro Matteo Salvini.

Non siamo di fronte ad un voto “convinto”, quindi, alla scelta plebiscitaria verso un leader carismatico e forte: i cugini d’Oltrape hanno, di fatto, votato il meno peggio, arginando quella che viene definita “la crescita degli estremi”.

Il voto francese è un voto di rilevanza storica, perché attesta il crollo di un paradigma che ha caratterizzato la politica francese ( e generalmente europea) dalla fine della seconda guerra mondiale in poi,  che voleva un continuo alternarsi al potere di sue forze contrapposte: socialisti e repubblicani.

I socialisti, come abbiamo già detto nel numero di marzo  de L’Opinabile, è in crisi in tutti i paesi nei quali non è sparita del tutto. Ma anche le forze tradizionali di centro-destra sono in crisi, perché viste anche loro come forze politiche che vogliono mantenere lo status quo. Destra, sinistra, centro…i voti che aumentano, in tutta Europa, sono i voti per movimenti e partiti che vengono percepiti come rivoluzionari, cioè anti-establishment. I cugini americani hanno eletto Donald Trump seguendo questo principio. I partiti “tradizionali” crollano, arrancano, non sembrano in grado di dare risposte di fronte ai cambiamenti epocali che stiamo vivendo.

Certo, in Francia  – per fortuna – il sistema ha retto e la forza politica antisistema non è arrivata al potere, ma non dobbiamo né possiamo essere ciechi: il Fronte Nazionale di Marine Le Pen è il secondo partito in Francia, e la corsa all’Eliseo se l’è giocata fino alla fine. Una elezione, quella francese, basata sulla paura, in un senso e nell’altro: milioni di francesi hanno votato apertamente Macron perché hanno avuto paura di Marin Le Pen; milioni di francesi hanno votato Le Pen perché temevano il mantenimento dello status quo attuale. Non solo: Macron è un outsider della politica francese, anche se  ha il sostegno di una fetta molto influente dell’establishment della Francia, oltre ad avere il pieno appoggio dell’ormai ex presidente Hollande. Un uomo dei poteri forti, in qualche modo, un innovatore (vedremo quanto) più che un rivoluzionario.

Altro dato da tenere a mente. Jean-Luc Mélenchon conduce il suo partito di estrema sinistra, la France Insouimise, a un risultato altrettanto storico, con un testa a testa con Fillon durato per tutta la campagna elettorale, registrando un 19,6% finale I suoi elettori, poi,  hanno seguito la sua indicazione di voto: scheda bianca o non votate proprio (la percentuale di astensionisti ha superato il 20%). Stando alle prime stime, 2/3 dei suoi elettori si sono astenuti.

Non siamo di fronte ad un voto “convinto”, quindi, alla scelta plebiscitaria verso un leader carismatico e forte: i cugini d’Oltrape hanno, di fatto, votato il meno peggio, arginando quella che viene definita “la crescita degli estremi”.

La preoccupazione ora riguarda le elezioni legislative di giugno e la futura composizione d Sconfitti clamorosamente, socialisti di Hollande e i Républicains di Fillon cercheranno una rivincita alle elezioni per l’Assemblea Nazionale. un ribollente calderone con il quale il Macron dovrà subito fare i conti, quindi, con un calderone che ribolle, a fronte della fine del bipolarismo tra socialisti e repubblicani.

 


Ma chi è Emmanuel Macron? Perché è diventato il nuovo (ed il più giovane nella storia di Francia) Presidente?

Macron, 39 anni, è un giovane e convinto europeista il cui talento è stato “scoperto” pochi hanno fa dal socialista Hollande, presidente in uscita. È stato Hollande stesso infatti, appena vinte le elezioni nel 2012, a chiamarlo all’Eliseo come consigliere sugli affari europei, su segnalazione di Jacques Attali. Così Macron, che non è mai stato iscritto al partito socialista, ha cominciato la carriera politica fino a diventare ministro dell’Economia, nel 2014. Il resto è storia ormai: Macron si dimette dal suo incarico e fonda il suo movimento politico, En Marche!, andando ad occupare un vuoto politico lasciato dallo stesso partito socialista del presidente uscente.

Di formazione cattolica ma apertamente progressista sul piano dei diritti civili, è attento alle volontà dell’opinione pubblica moderata soprattutto in tema di sicurezza e immigrazione.

Ex Ministro dell’Economia, ha festeggiato la sua vittoria sulle note dell’Inno alla Gioia, l’inno ufficiale dell’Unione Europa. E d’altronde l’intenzione principale di Macron è quella di rinforzare – per non dire ricostituire – l’asse Parigi-Berlino. Come ha annunciato in campagna elettorale, il primo viaggio fuori dalla Francia da presidente neoeletto sarà a Berlino, per incontrare Angela Merkel. “Voglio rilanciare l’Unione europea, e il motore di questo rilancio non può che essere l’amicizia franco-tedesca. Da qui bisogna ripartire, poi sarà fondamentale avere l’appoggio degli altri grandi Paesi. Ma niente è possibile se prima non rimettiamo in modo il motore franco-tedesco», ha dichiarato.

Macron deve dimostrare all’Europa di essere parte della soluzione alla crisi dell’Eurozona,non uno dei problemi da risolvere. Perché se è vero che il cuore della UE è ed è sempre stato il rapporto Francia – Germania, altrettanto vero è che Parigi deve dimostrare di essere un alleato affidabile. La Francia ha il secondo debito pubblico fra tutti i paesi appartenenti alla UE(circa il 4% del Pil) e negli ultimi 10 anni ha costantemente disatteso le richieste di bilancio e riforme strutturali volute da Bruxelles. E il rapporto con la Germania di Angela Merkel è, ovviamente, funzionale anche a fronte della Brexit.

I detrattori sottolineano la mancanza di esperienza politica. Chi lo sostiene invece, ne sottolinea l’impegno concreto per il rafforzamento delle istituzioni europee e l’entusiasmo per il rinnovamento del progetto europeo.

Macron non ha alle spalle un partito e soprattutto ha reso chiaro sin da subito di voler andare oltre le storiche divisioni tra destra e sinistra, è un moderato e come tale si presenta.

“Si apre una nuova pagina, quella della speranza e della fiducia ritrovata”, è stato il primo commento dell’uomo che ha battuto Marine Le Pen. Banchiere, figlio di un medico di provincia, laureato in filosofia e diplomato al conservatorio in pianoforte, Macron è liberale in economia, anche se alcuni non nascondono di temere un iper-liberismo di fondo.

Di formazione cattolica ma apertamente progressista sul piano dei diritti civili, è attento alle volontà dell’opinione pubblica moderata soprattutto in tema di sicurezza e immigrazione.

Il programma di Macron, quantomeno quello annunciato per il primissimo periodo di presidenza, è incentrato su alcuni punti fondamentali.

Emmanuel Macron

«Creeremo uno staff permanente che pianifichi le operazioni di sicurezza interna e che si combinerà ai servizi e al personale dei Ministeri dell’Interno e della Difesa, e vedrà in alcuni casi la partecipazione dei Ministeri dei Trasporti, Salute e Industria»

Per quanto riguarda la politica interna – perché prima di tutto Macron dovrà occuparsi dei problemi della Francia – il neopresidente vuole intervenire su:

  • Diritti civili, in particolare in riferimento ai diritti per le donne e per le realtà legate alle famiglie c.d. arcobaleno. Promette di garantire la partecipazione della Francia ad un’iniziativa internazionale per la lotta contro il traffico e la mercificazione delle donne coinvolte dal fenomeno della surrogazione di maternità nel mondo. Il leader centrista vuole, inoltre, concedere il riconoscimento giuridico ai figli nati da maternità surrogata all’estero. Rivendica il diritto per le donne di poter vivere del loro lavoro e propone di accelerare la parità professionale e salariale nelle grandi aziende. Vuole combattere l’omofobia, in particolare nei luoghi di lavoro.
  • Immigrazione, si è definito contrario a chiudere i confini, ma afferma che occorre essere più severi con i controlli sull’immigrazione. Il leader di En Marche! Vuole, almeno nelle intenzioni, lavorare a stretto contatto con l’Europa per risolvere il problema,
  • Piano d’investimenti da 50 miliardi (incentrato sulla formazione e l’aumento delle competenze, la transizione energetica e la modernizzazione dello Stato)
  • Calo della pressione fiscale sulle imprese, dal 33,3% al 25%
  • Fondo da 10 miliardi destinato a finanziare l’innovazione nell’industria
  • Riduzione di 60 miliardi della spesa pubblica
  • Varo di un “Buy european act” perché le commesse pubbliche siano riservate a imprese che hanno in Europa almeno la metà della loro attività
  • Realizzazione di un’ Europa della difesa con un fondo specifico
  • Creazione di un mercato unico europeo dell’energia e dell’economia digitale
  • Aumento del budget della difesa dall’1,7% al 2%
  • Apertura degli uffici pubblici la sera e il sabato
  • Creazione di un servizio militare obbligatorio universale di un mese
  • Riforma delle pensioni che preveda una sola cassa e regole uguali per tutti

Riguardo la lotta al terrorismo, Macron ritiene indispensabile potenziare i servizi di intelligence. Propone la creazione di un’unità speciale permanente anti-Isis, composta da 50-100 agenti, che coinvolga i servizi segreti principali, sotto la supervisione del Presidente della Repubblica.

«Creeremo uno staff permanente che pianifichi le operazioni di sicurezza interna e che si combinerà ai servizi e al personale dei Ministeri dell’Interno e della Difesa, e vedrà in alcuni casi la partecipazione dei Ministeri dei Trasporti, Salute e Industria». Ha dichiarato poi l’intenzione di varare programma della durata di 4-5 anni per la modernizzazione degli strumenti di sicurezza interna e di «amplificare la nostra strategia al di fuori dei confini nazionali, colpendo i terroristi direttamente nelle loro tane per impedirgli di stabilire basi regionali nelle aree di interesse (Africa, Mediterraneo, Medio Oriente)».

 

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