La raffinata teoria del complotto sulle ONG

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Tutto è cominciato, in maniera a dir poco sintomatica dei nostri tempi, da un video di un giovane youtuber, tal Luca Donadel, che ha rintracciato i percorsi delle navi nel mediterraneo per “scoprire” che vi è un gran traffico di navi delle ONG verso le coste libiche.

Ha scoperto, cioè, che esistono queste organizzazioni di soccorso, e tutta una operazione in generale, che fa sì che non aspettiamo che i migranti arrivino stremati sulle coste italiane: andiamo a soccorrerli. Subito si grida allo scandalo, subito si sospetta un accordo tra le ONG e gli scafisti. Interviene il procuratore di Catania Carmelo Zuccaro, che afferma che esistono questi rapporti, anche se lui non ha le prove, e non può mostrarle.

Poi, la guardia costiera libica “dà ragione a Zuccaro: le ONG lasciano intendere ai migranti che saranno comunque soccorsi – il soccorso in mare è obbligatorio per il diritto internazionale – e le navi delle ONG hanno più volte fatto ingresso nelle acque libiche senza avvertire le autorità.

RAGIONIAMO: Il punto quindi è che c’è un traffico di esseri umani, e le ONG non si limitano a soccorrere i naufraghi: alimentano il mercato e si arricchiscono. Ecco perché, avanza qualcuno più raffinato, nonostante le operazioni di soccorso siano aumentate, i morti non sono affatto diminuiti, anzi. Si lascia cioè deliberatamente morire un certo numero di persone perché il sensazionalismo dell’emergenza – e quindi il bisogno di soccorso – non diminuisca mai.

Si fa cioè confusione: l’esistenza delle ONG è la causa o la conseguenza di questa migrazione? Rimettiamo le cose a posto. C’è un traffico, del tipo più spregevole, un traffico di diseredati che dal continente africano decidono, o sono costretti ad andare nella parte ricca del mondo. Vogliono attraversare il mare, e gli serve come minimo un gommone: trovano chi glielo affitti. Se c’è un traffico, un mercato, è ovvio che c’è qualche mercante. Come per la droga: più si controlla, vietandola, più il mercato sarà senza scrupoli. Solo che qui si tratta di vite umane, e il discorso si fa delicatissimo, tanto più che è obbligatorio soccorrere in mare.

LE ONG SI ARRICCHISCONO? Non c’è motivo di crederlo; è chiaro però che ci vogliono molti soldi non governativi per far reggere una organizzazione non governativa. Ma tant’è: se c’è un mercato, vuol dire che girano dei soldi. Non mi pare si scopra niente di nuovo, come Donadel non ha scoperto niente, andandosi a studiare le rotte del mediterraneo, disponibili a chiunque. Vogliamo vietare le ONG? Il mercato, il traffico, la migrazione, non scomparirà per questo. Il problema è sapere perché tutte queste persone vogliano partire; e qui… ci sarebbe molto da dire. Molto di serio, intendo. Basti dire che, come scrive Federico Dezzani:

“Un governo che volesse arginare i flussi migratori, anziché preoccuparsi delle ong, dovrebbe avere come priorità la ricostruzione dello Stato libico: un onere impensabile per l’Italia del 2017.”

Ma continuiamo invece sul faceto: Gentiloni incontra Soros, il multimiliardario filantropo, che finanziò Solidarnosc contro il regime comunista in Polonia, famoso per la speculazione finanziaria internazionale che nel 92 portò alla svalutazione della sterlina da parte della Banca d’Inghilterra e della lira, che fu svalutata del 30% dalla Banca d’Italia. Un capitalista duro e puro, che finanzia opere di volontariato, politiche di integrazione, e le ONG. Filantropo, ma mica a perdere, questo è chiaro. È uno dei più illustri figli, anzi padri, del capitalismo finanziario moderno. Ebreo, ricorda qualcuno, e scatta, strisciante la teoria del complotto.

SALVINI: Il 2 maggio Matteo Salvini incontrando i giornalisti a Catania, dopo avere trascorso la notte al Cara di Mineo ha dichiarato queste esatte parole:

“Non c’entrano guerre, diritti umani e disperazione – ha aggiunto Salvini – è semplicemente un’operazione economica e commerciale finanziata da gente come Soros. Per quanto mi riguarda metterei fuorilegge tutte le istituzioni finanziate anche con un solo euro da gente come Soros. Non dovrebbero poter mettere piede in Italia né loro, né le associazioni da gente come lui finanziate”.

E quindi, il complotto:

Sono sempre più convinto che sia in corso un chiaro tentativo di sostituzione etnica di popoli con altri popoli. Questa non è un’immigrazione emergenziale ma organizzata che tende a sostituire etnicamente il popolo italiano con altri popoli, lavoratori italiani con altri lavoratori. Ne parla anche il procuratore Zuccaro: é un’immigrazione che tende a scardinare economicamente il sistema italiano ed europeo”.

A questo punto, però non capisco: quale sarebbe l’interesse dell’oligarchia finanziaria che governa il mondo a riempire l’Italia di migranti?

Ci viene in soccorso Diego Fusaro, soprannominato Fuffaro, con una frase che ha tutti gli elementi della supercazzola, ma cercheremo di capirla insieme. Spiega il filosofo della tivvù che :

“Il capitale non vuole integrare i migranti, come ipocritamente sostiene, vuole semmai disintegrare i non ancora migranti. L’obiettivo è quello di renderci tutti quanti come migranti, cioè il nuovo paradigma antropologico è quello dell’Homo Migrans, del migrante destabilizzato che è lo schiavo ideale perché non ha radicamento, non ha diritti, può essere spostato secondo la logica della delocalizzazione. Piccola nota: una volta si diceva immigrato o emigrato, oggi si dice migranti dagli anni duemila. L’immigrato era quello che si spostava e si ricollocava, aveva una direzione;

Il migrante è il nuovo individuo apolide del sistema capitalistico, che non ha direzione, è in balia di un moto browniano nella società atomizzata del capitale che viene spostato secondo la delocalizzazione di massa e si propone di essere, questo è l’obiettivo, un individuo che non ha mai una stabilità.”

Non sono sicuro che Salvini arrivi a tanto, ma credo che se fosse in grado di esprimersi, povero caro, direbbe proprio questo: che l’interesse è quello di avere lavoratori sottopagati, un’intera nazione di lavoratori disperati e non qualificati che per la loro semplice presenza massiccia – un po’ come i cinesi sul mercato mondiale – facciano crollare tutte le conquiste dei lavoratori occidentali in secoli di lotta.

Il tutto pilotato dai banchieri, che spesso è “gente come Soros”.

FUSARO: Qui sta l’errore concettuale. Pensare che vi sia in atto un progetto cosciente e pilotato per cambiare l’ordine geopolitico ed economico mondiale. È un’idea che annulla la storia: un po’ come pensare che l’uomo abbia il potere di controllare la natura (prevedere i terremoti per esempio), così si pretende che possa controllare la storia. Soros, Rotschild o chi per loro, per quanto siano infinitamente ricchi e potenti, non sono in grado di pilotare la storia. Anzi, sono essi stessi dei prodotti del sistema economico che viviamo: ancora una volta si fa confusione tra causa e conseguenza. Soros non fa altro che il suo lavoro: investe soldi per fare soldi. È il capitalismo finanziario baby. Salvini, da buon fascista, non può quindi che ricongiungersi con le correnti di pensiero contro il liberalismo. Che lo sappia o no. Ma lo sa.

Lo sa ancora meglio Diego Fusaro, che si dichiara filosofo marxista. Per lui, che nelle sue esternazioni utilizza spessissimo il “loro”, che si contrappongono a un non meglio specificato “noi”. Loro non sono i migranti, come per Salvini, ma i padroni, i banchieri, i capitalisti, che vogliono renderci dei consumatori soli e insoddisfatti, degli stipendiati autonomi e alienati che consumano oggetti e corpi. Degli atomi impazziti. La sua analisi, che può anche avere spunti interessanti, ha due o tre errori logici mi pare.

  • Può darsi che il mondo occidentale sia portato dal sistema economico che definiamo come capitalismo finanziario a muoversi verso il modello antropologico dell’Homo Migrans. Ma in questo, proprio un buon marxista, dovrebbe riconoscere la struttura, un funzionamento marcio di un sistema a cui tutti siamo sottomessi, Soros come Gigino il fioraio, e di cui tutti siamo espressione sovrastrutturale. Ancora di più oggi che non all’epoca di Marx, ancora dominata da grandi industriali e “padroni”. Oggi la lotta è più difficile proprio perché le multinazionali non sono nessuno, sono solo meccanismi burocratici, persone giuridiche, gestite da persone vere, per così dire: di fatto grigi e anonimi commercialisti, amministratori galattici.
  • Descrivere i migranti come pedine di un complotto ai danni del popolo e della nazione italiana, non fa che aumentare l’odio verso questi che sono oggi di fatto il sottoproletariato. Un marxista come Fusaro, gramsciano per di più, predicherebbe perché i migranti dovrebbero piuttosto unirsi con i disgraziati del sud e di tutta Europa per emanciparsi. Bisognerebbe puntare allo sviluppo di una loro “coscienza di classe”, invece di dare le basi ideologiche a una guerra fra poveri.
  • Il punto dolente di tutto il Fusaro-pensiero è però il fatto che in nome dell’anticapitalismo finisca su posizioni decisamente conservatrici. Finisce per denunciare nel capitalismo la distruzione dei valori tradizionali, prepolitici persino, dalla religione alla famiglia tradizionale. Questo è coerente con la sua visione: se ci si oppone a una società che “loro”, i capitalisti, stanno costruendo per avere il controllo di masse di uomini alienati, dove l’unità di produzione minima non sia più il nucleo famigliare ma l’individuo senza radici, è ovvio che si debba guardare a quei valori “borghesi” che sembravano, fino agli anni 50, essere la base ideologica del capitalismo stesso.

E così, il nostro povero filosofo gramsciano si ripiega nella sicurezza dei valori tradizionali. La cosa non è nuova però: è il punto di partenza, a dire il vero, dei pensatori contemporanei a Gramsci che, di fronte all’Europa devastata dalla prima guerra mondiale, cominciano a riflettere sulla necessità, per la tenuta di una società, di valori condivisi e simbolici. Finita la religione – e di lì a poco l’inesistenza stessa di Dio sarà dimostrata da Auschwitz – serviva una mitologia condivisa e sacra per il popolo europeo. Iniziò allora la lotta tra la Cultura alta e la cultura di massa, questa dicotomia particolarmente larga in Italia, come denunciato dallo stesso Gramsci nei suoi quaderni, a proposito della letteratura popolare. Ora, l’ideale di Gramsci era rivoluzionario, e immaginava che gli intellettuali avessero creato la nuova mitologia socialista. Furono i movimenti cattolici conservatori e di destra, in Italia come in Europa (esempi illustri come T.S.Eliot, Hugo Von Hofmannstal), a ritornare alle radici della tradizione religiosa e politica dell’Europa, una tradizione che già allora non rispecchiava più la realtà del continente.

Fu il tentativo dei totalitarismi, tutti i totalitarismi, quello di imporre una mitologia ideologica nuova. In fondo, i fascisti di casa nostra, l’Italia dove l’unione dei popoli non ha mai avuto davvero luogo, è questo sentimento di Patria che rimpiangono. E così Fusaro: finisce per rimpiangere il passato. Addirittura finisce per immaginare che l’ordine politico economico della società fosse eterno, se non perfetto, e che per cambiarlo vi sia bisogno di un complotto a lungo termine che punti ad omologare tutti gli esseri umani.

E invece il complotto non c’è, ed è questa la verità terribile che bisogna affrontare. La assurda “banalità del male”.

Hannah Arendt, “La banalità del male”

Le azioni erano mostruose, ma chi le fece era pressoché normale, né demoniaco né mostruoso

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