Bruciare tutto: Walter Siti rinuncia alla speranza come gesto politico

Condividici

Di Gerardo Iandoli

L’ultimo romanzo di Walter Siti, che affronta un tema come la pedofilia, ha suscitato numerose reazioni, anche piuttosto forti, nella stampa italiana. L’obiettivo di questa recensione è quello di distaccarsi dall’atteggiamento sensazionalistico o scandalistico per porre di nuovo al centro dell’attenzione la letteratura, alla quale questo testo fermamente appartiene.

Walter Siti, Bruciare tutto, Milano, Rizzoli, 2017.

La narrativa è caratterizzata dalla presenza di un intreccio, cioè una serie di eventi che vengono messi in collegamento tra di loro. Aristotele, nella sua Poetica, affermava che l’intreccio (che lui chiamava “mito”) è una rappresentazione di personaggi che agiscono. Il romanzo, una delle numerose forme della narrazione, è quindi uno strumento che permette all’autore di rappresentare l’azione, mentre al lettore resta il compito di riflettere su quanto rappresentato.
È bene concentrarsi su questo termine: ‘rappresentazione’.  Infatti, quanto narrato nel romanzo non è la realtà stessa, bensì una sua rappresentazione: per quanto si possa avere una sensazione di ‘veridicità’, frutto dell’abilità retorica dello scrittore, il romanzo è e resterà una produzione letteraria, nel senso di prodotto linguistico, che fa uso della ‘lettera’.  Questo permette, quindi, al lettore di riflettere su un’azione umana, senza che questa debba per forza realizzarsi di fronte ai suoi occhi: insomma, il romanzo dà la possibilità di rappresentare situazioni che, vissute dal vivo, potrebbero essere pericolose per la nostra incolumità o per la nostra psiche. Allora, si può considerare il romanzo – e così anche tutta la narrativa – come una sorta di luogo sicuro in cui poter analizzare i limiti dell’azione umana.
Oggi, la letteratura di consumo ci ha abituati a testi che ripropongono schemi comportamentali abbastanza diffusi (o diffusi all’interno di una nicchia alla quale lo scrittore si rivolge), creando una sorta di zona di conforto in cui il pubblico può immedesimarsi, trovando ulteriori conferme a ciò che già pensava. È un modo per sfruttare quanto già è di norma diffuso nella società, per rivenderlo attraverso parole esteticamente più piacevoli (e, a volte, neanche questo riesce).
Poi, ci sono i testi come Bruciare tutto: in questi casi, l’obiettivo è quello di rappresentare una situazione limite, un’azione che appartiene all’eccezione e non alla norma. Infatti, Siti ha scelto di analizzare un tabù della nostra società contemporanea, cioè la pedofilia.

“La tonaca incollata alle gambe, il cappotto nero a sei bottoni (in gergo, la “greca”) aperto svolazzante per la fretta e l’agitazione, scende controvento a lunghi passi il tratto in lieve pendenza che da piazza Gae Aulenti porta al Bosco Verticale. Il cuore gli batte forte, ancora, per quel che è accaduto e quello che s’è trovato a fare (“che Dio mi perdoni”) spinto da una forza che non era la sua. I preti non hanno storia, lo pensa da anni e soprattutto ora che un pezzetto di cronaca gli si è abbattuto addosso esponendolo, come si dice orribilmente, “alla ribalta”. L’avvenimento: già questo è eccessivo, vedrai i giornali domani si scateneranno, mi chiameranno il piccolo padre Kolbe o troiate anche più umilianti, vuoi smetterla, la carità è un’altra cosa. I preti non hanno storia, la loro anamnesi psichica è la vita eterna.”

Il romanzo può essere diviso in due parti: nella prima don Leo, colui che dice “io” nella narrazione, mostra al lettore la propria vita e il proprio modo di pensare. Giovane sacerdote, il suo modo di parlare è conforme alla retorica paradossale tipica della tradizione cristiana, che fa riferimento direttamente a Gesù (il porgere l’altra guancia a chi ci schiaffeggia o il considerare i deboli e i malati le persone a cui è destinato il Regno di Dio sono tipici esempi di massime che stravolgono il modo di pensare comune e vanno contro a un certo buon senso). La seconda parte, invece, inizia quando viene rivelato al lettore un fatto significativo della vita passata di don Leo: egli, infatti, in gioventù ha fatto sesso con un ragazzino decenne. La rivelazione è tanto più inquietante perché descritta in maniera esplicita, senza fare affidamento a allusioni o metafore che avrebbero potuto alleggerire la presa di coscienza di un tale fatto.
Si può dire che la prima parte inganna il lettore, il quale potrebbe anche incuriosirsi di fronte alla figura abbastanza complessa di don Leo: curiosità che muta in disgusto e disapprovazione nel momento in cui viene rivelato l’evento, che cambia completamente la percezione che si ha del protagonista. La seconda parte, però, non vede più la preponderanza del sacerdote: a parti scritte in prima persona si aggiungono scene raccontate da una voce narrante esterna, la quale ci parla di altri personaggi che si intrecciano con la storia di don Leo.
Il romanzo all’inizio si camuffa da rappresentazione di costume di una Milano pigra e stanca che affronta i cambiamenti del mondo contemporaneo: l’immigrazione, il terrorismo, la politica incapace di dare risposte, la finanza, l’EXPO. In tutto questo l’impegno di don Leo all’interno di un rifugio per senzatetto e immigrati diventa l’ennesima dimostrazione di ipocrisia, anziché una forma di resistenza all’indifferenza del tempo.

La seconda parte, invece, che cercherò di spiegare senza rovinarla con troppe anticipazioni, è caratterizzata da questa nuova consapevolezza nel lettore: don Leo non è un sacerdote pieno di dubbi, intelligente ma individualista, ma un prete pedofilo. Per quanto abbia tentato di mettere a freno le sue voglie, convive con quell’originario e unico momento di grave peccato. E il suo nervosismo, di fronte a tali temi, viene testimoniato anche da un accorgimento stilistico: quando il sacerdote si trova a parlare di bambini, inizia a balbettare.
Dalla rivelazione il romanzo acquista un intreccio, che il narratore esterno definisce frutto del ‘diavolo’: apparentemente, tale intreccio dovrebbe partire grazie all’arrivo di Massimo, il bambino stuprato che è diventato ormai un giovanotto. Tale evento crea effetti di suspense molti forti, perché suscita numerosi interrogativi. In sostanza, questo arrivo sembra essere davvero decisivo per lo svolgimento della trama.
Eppure, continuando con la lettura, la seconda parte dà maggiore importanza a tanti personaggi che nella prima erano stati presentati in maniera poco approfondita, relegando Massimo al ruolo di comparsa interessante, ma non di primo piano.
Il tema fondante della seconda parte è l’amore in tutte le sue forme. Se la prima parte era incentrare sull’amore di Dio e l’evento di rottura era legato all’amore perverso tra adulto e bambino, la seconda parte presenta:

  • Amore nei confronti di un figlio morto;
  • Amore nei confronti di un figlio che ancora deve nascere;
  • Amore nei confronti di un figlio che già c’è;
  • Amore in una coppia divorziata;
  • Amore in una coppia unita, ma fedifraga;
  • Amore in una coppia eccezionale, formata da un prete e una donna;
  • Amore in una coppia omosessuale.

Tutte queste forme di amore lottano contro lo stesso male: quello dell’individualismo, che perverte e rende l’amore solo un’altra declinazione della sopraffazione.
E ironia vuole, ironia tragica, che l’unico gesto davvero altruistico dell’intero romanzo si trasformi nel fatale inizio di quel processo di autodistruzione che condurrà la storia a ‘bruciare tutto’.

La trama della seconda parte, costruita in maniera magistrale, pone numerosi interrogativi etici, poiché le conseguenze di atti lodevoli sono disastrose, mentre certe meschinerie si riveleranno essere utili ed equilibratrici.

Un romanzo che rinuncia alla speranza come gesto politico: rifiutandosi di assumere il ruolo di ennesima narrazione consolatoria, Bruciare tutto sembra richiedere e pretendere l’indignazione del pubblico: e forse è proprio in questo atto ricettivo che si annida l’obiettivo non presente nel testo ma da questo voluto, desiderato, pregato. L’energia che si annida nella possibilità di far reagire, ancora, nonostante il cinismo dei tempi, il lettore.

Be the first to comment

Leave a Reply

Your email address will not be published.


*