Un giorno intero senza carbone in Inghilterra: non accadeva dalla Rivoluzione Industriale

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Il 21 aprile 2017 è un giorno che gli inglesi non dimenticheranno. Per la prima volta dai tempi della Rivoluzione industriale infatti la Gran Bretagna ha prodotto elettricità senza bruciare nemmeno un grammo di carbone. Un tassello importantissimo nel più ampio percorso di eliminazione dei combusbili fossili nei processi di produzione dell’energia elettrica. L’ufficialità è arrivata dalla National Grid, gestore della rete elettrica che in un tweet ha scritto, “sembra probabile che oggi sarà il primo giorno feriale senza carbone nella storia britannica, dai tempi della rivoluzione industriale!”. Già lo scorso anno il combustibile era saltuariamente sparito, ma solo per alcune ore, ma questa volta è accaduto per una giornata intera, una piccola rivoluzione forte di diversi fattori che stanno accelerando il processo di ‘dismissione’ del carbone quale fonte principale per la produzione di energia elettrica. Come le misure sempre più ferree per il contenimento della Co2 e la competitività del gas sempre più forte dal punto di vista economico ed ambientale, ai quali si somma il netto calo dei costi delle rinnovabili. Il risultato? nel solo 2016 il percorso di chiusura o conversione delle centrali a carbone nell’Unione Europea ha toccato i 10 Gigawatt di impianti fermati. Da Greenpeace Uk hanno sottolineato che lo scorso decennio “era impensabile un giorno senza carbone, e in altri dieci anni il nostro sistema energetico sarà nuovamente cambiato in modo radicale”.

Quanto registrato il 21 aprile rappresenta per la Gran Bretagna, ma in particolare per Londra, un punto di svolta: la città è stata per decine di anni legata a doppio filo al carbone, dalla progressiva crescita industriale di fine Settecento agli anni Ottanta, con gli scioperi dei minatori per fermare la chiusura dei siti estrattivi. Non è bastato e, poco alla volta, le miniere britanniche sono state chiuse: la Kellington Colliery, ultima miniera del Paese, nello Yorkshire, è ferma dal 2015; ed il Governo lavora alacremente per rispettare gli impegni di Parigi riguardanti il cambiamento climatico, puntando ad un accelerazione dello sviluppo delle rinnovabili (e del nucleare). Nel Paese la centrale elettronucleare di Hinkley Point (impianto del quale è prevista un’importante espansione) ha contribuito nella misura del 20% a generare elettricità nella giornata senza carbone; il 50% dell’energia elettrica è stata generata dal gas ed il restante 30% da fonti rinnovabili ed in particolare dall’eolico e dagli interconnettori. Nel Paese è cresciuto molto il gas, forte del calo dei prezzi e dell’introduzione di una carbon tax che lo ha portato al 44% (con una corrispettiva discesa del carbone al 9%) contro il 30% del 2015, nel mix per la generazione di elettricità. La Gran Bretagna ha investito molto sull’energia eolica, con importanti impianti offshore e può vantare oggi una buona produzione di energia dai pannelli solari installati negli ultimi anni. Il phase-out, ovvero la completa interruzione dell’attività degli impianti a carbone è stata pianificata entro il 2025.

Daniele Orlandi

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