L’Alternativo – Cibernetica e autogoverno

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L’Alternativo

Cibernetica e autogoverno

Di Kofi Del

L’abbondanza dell’informazione modifica il nostro rapporto con l’informazione stessa. La quantità di informazioni registrate e diffuse si decuplica di generazione in generazione in quantità mai viste prima. Il campo informativo non può essere analizzato senza che entri in gioco la scienza dei sistemi che da sessant’anni governa l’informazione mondiale, e cioè la nostra realtà, o meglio, come prediceva nel 1975 Joel de Rosnay , le nostre cellule, corpi, città, economie e ecosistemi. La cibernetica, sin dalla sua prima teorizzazione, nel 1948, del matematico Norbert Wiener, compone e decompone i nostri quotidiani in moltissimi aspetti: le scienze cognitive (IA, Neurobiologia ecc.) e umane, internet e la comunicazione, la sistemica, la robotica, l’ingegneria, l’automatizzazione, la finanza, e ovviamente l’ecologia. È impossibile negarlo, la nostra ipermodernità va di pari passo con l’onnipresenza del “cyber”, dal greco ?????????? (stessa etimologia di “governo”). Pilota, timoniere, che già controlla i nostri veicoli pubblici (metro e treni) e che tra poco controllerà anche quelli privati (Tesla). A volte entra in gioco nell’auto-organizzazione o automatizzazione (per algoritmi) delle nostre decisioni.

«La parte umana più importante nel processo di produzione è diventata quella informativa », scrive il noto biologo Henri Labroit: l’informazione costituisce il vero « plusvalore del potere ». Se diffusione fa ormai rima con confusione, siamo, oggi più che mai, degli elementi di trattamento dell’informazione. Siamo cioè costretti a tre cose : imparare i sistemi ambientali, sistematizzare (con metodo) i nostri flussi di informazione in entrata e in uscita (trattamento e diffusione) e infine realizzare le nostre reti, ecosistemi personali e comuni. La nostra società, le imprese, le città, i nostri progetti, reti e ambienti, sono sistemi di informazione in interrelazione. Esistendo diversi strumenti che possono accompagnare le decisioni su piccola scala – dedicheremo un prossimo articolo all’argomento – sembra naturale e necessario che delle reti di condivisione dell’informazione e di accesso ai dati comuni possano accompagnare le nostre decisioni collettive anche su una scala ben più ampia.

“Un altro processo importante nel processo decisionale collettivo è la condivisione dell’informazione. Questa è una delle ragioni per cui il senso comune crede che un gruppo prenderà una migliore decisione di un individuo solo. È facile immaginare che se ogni membro di un gruppo condivide le informazioni che possiede, tutto il gruppo troverà una soluzione di miglior qualità” La Révolution Holacracy, Brian J. Robertson.

Così, per mezzo delle innovazioni tecniche (Blockchain, co-concezione e co-decisione) e della comunità opensource sono stati sviluppati e resi accessibili numerosi strumenti informatici di collaborazione. Accompagnano le piccole e grandi organizzazioni (imprese, cooperative, collettivi, associazioni…) nella condivisione di informazioni oltre che nelle decisioni e nell’organizzazione logistica.

«Il solo bisogno essenziale e che in generale non è soddisfatto, non è il consumo, ma il potere», secondo Henri Labroit. Qual è questo potere? Quello della decisione, individuale ma soprattutto collettiva. Si tratta di co-decisione: pilastro necessario alla coesistenza e all’organizzazione collettiva. La si ritrova a tutti i livelli dell’interpersonale, è la principale posta in gioco dei conflitti, dei meccanismi di gruppo e di dominazione. Insomma, la co-organizzazione può diventare estremamente complessa, più si allarga il processo di partecipazione. Se l’informazione è il potere di oggi, allora gli scambi e la ripartizione di questo potere rappresentano un punto fondamentale.

Lo si potrebbe formulare così: dominazione e gerarchia contro ecologia (sistemi) e autonomia (autogoverno). “Il plusvalore, ciò che blocca il lavoratore a quei livelli gerarchici in cui si situa, è soprattutto informazione. […] più un lavoro è intellettuale, più il lavoratore è sfruttato. […]. Non abbiamo ancora retribuito gerarchicamente l’immaginazione creatrice. […] bisogna propagare il più presto possibile la nozione che l’uomo “non è una forza di lavoro, ma una struttura che tratta l’informazione”.

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