Si apre la caccia alle balene in Norvegia: Greenpeace denuncia, ‘viola la moratoria mondiale’

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L’annuale stagione della caccia alla balena è stata ufficialmente riaperta in Norvegia con una novità che ha scatenato l’ira degli animalisti. E’ stata infatti innalzata a 999, rispetto alle 880 dello scorso anno, la quota delle balenottere che sarà possibile ‘cacciare’ nel corso dei prossimi sei mesi; la balenottera minore non è una specie in pericolo: si stima infatti che almeno 100 mila esemplari vivano al largo della costa norvegese, area nella quale questo mammifero viene cacciato ed inoltre la quota non viene quasi mai neanche sfiorata in quanto la domanda legata ai prodotti derivanti dalla balena è piuttosto bassa, basti pensare che nel 2016 sono state uccise 591 su una quota massima di 880 balene. Ma questo non ha certamente fermato il dibattito legato alla caccia alle balene, che si è intensificato in seguito alla diffusione di un nuovo documentario intitolato ‘la battaglia dell’agonia’, che ha debuttato all’inizio dell’anno sull’emittente televisiva norvegese NRK. Cacciatori ed esperti di balene hanno rivelato a NRK che è comune macellare gran parte degli esemplari in stato di gravidanza: ‘moltissimi animali vengono inviati al macello quando sono in gravidanza’ ha dichiarato Egil Ole Oen, un veterinario specializzato in caccia alle balene. Dag Myklebust, capitano ed arpionista della baleniera ‘Kato’, ha aggiunto: ‘abbiamo un approccio professionale, dunque non pensiamo a questo. Inoltre il fatto che le balene siano in gravidanza è un segno di buona salute’. In seguito alla trasmissione in tv del documentario Greenpeace ha rilasciato una dichiarazione ufficiale ricordando che la caccia alle balene in Norvegia è “inutile ed è in contrasto con gli accordi internazionali”.

Il capo di Greenpeace Norvegia Truls Gulowsen ha dichiarato ad AFP che “la caccia alla balena è ora ancora più inaccettabile. Da un lato perchè in aperta violazione di un divieto internazionale ma soprattutto perchè non tiene conto del benessere dell’animale al quale viene data la caccia quando si trova in un’avanzata fase di gestazione”. Inoltre secondo gli attivisti per uccidere le balene vengono molto spesso utilizzati arpioni esplosivi o addirittura granate che, come sottolineato da Kate O’Connell, consulente marino sulla fauna selvatica per l’Animal Welfare Institute, al sito web The Dodo, ‘colpiscono il corpo della balena facendolo esplodere e provocando un trauma enorme. Siamo fermamente convinti che non vi sia un modo umano di uccidere la balena e che la caccia a fini commerciali sia intrinsecamente crudere’.

Tra il 1985 ed il 1986 è entrata in vigore la moratoria mondiale contro la caccia commerciale alla balena, voluta dall’International Whaling Commission (IWC) dopo il crollo esponenziale delle popolazioni di balene in seguito ad anni di caccia selvaggia realizzata su scala industriale. Il Giappone ha trovato una scappatoia, continuando con le battute di caccia alla balena, con il pretesto della ricerca scientifica, ma la Norvegia ha invece contestato apertamente l’accordo e non ha interrotto questa attività. L’IWC ha ricordato che Norvegia ed Islanda cacciano balene a fini commerciali nonostante una moratoria e stando ad un rapporto di AWI, OceanCare e ProWildlife, tra il 2014 ed il 2015 sono state uccise più balene nella sola Norvegia che in Giappone ed Islanda. “Non siamo nel 1800 – ha ricordato il direttore esecutivo di AWI, Susan Millward – è incomprensibile che una nazione moderna come la Norvegia produca creme per la pelle generate da un’attività su scala industriale così intrinsecamente crudele”.

Daniele Orlandi

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