Mar Arabico invaso dalle alghe, fioritura anomala delle dimensioni del Messico

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Dalle immagini satellitari sembra un fenomeno affascinante ma la realtà è ben diversa. Il Mar Arabico è invaso dalle alghe: una fioritura di alghe di fitoplancton ha letteralmente invaso il tratto di mare tra l’Oman, ad ovest ed il Pakistan e l’India a est, ed i biologi marini hanno lanciato l’allarme per i rischi correlati a questa diffusione anomala. Si tratta infatti di un vero e proprio manto verde, nitidamente visibile anche dall’alto, tale da ‘nascondere’ a tratti il colore del mare e, come segnalato dagli esperti, dare origine a cattivi odori ben avvertiti. Del resto la fioritura di questi micro organismi nei mari non è cosa rara nei mesi invernali ma in questo caso la loro estensione ha di gran lunga superato ogni aspettativa, considerato che l’area interessata dalla fioritura delle alghe di fitoplancton è paragonabile, per dimensioni, allo stato del Messico.

Nella fattispecie quelle mostrate dalle riprese dei satelliti sono chiamate dinoflagellati ovvero alghe unicellulari provviste di flagelli e appartengono alla specie Noctiluca scintillans e anche se da questa prospettiva la loro presenza crea uno spettacolo affascinante, in particolare durante la notte quando sono bioliminescenti, nei fatti rappresentano un grave problema per i mari e per il loro ecosistema. Questo perchè se presenti in dosi massicce, come sta accadendo nel Mar Arabico, possono alterare la composizione dell’acqua a causa delle alte quantità di ammoniaca rilasciate e risultare letali sia per i pesci che per le tartarughe marine oltre che per numerose altre creature acquatiche. A risentirne inoltre sono anche il turismo e le attività ittiche su un’area estremamente vasta, a causa del cattivo odore emanato dalla distesa di alghe man mano che si decompongono e che non invoglia le persone a rimanere in spiaggia nè tantomeno a spingersi in mare aperto.

Fino ad una decina di anni va questo tipo di fioriture erano particolarmente rare ma negli ultimi anni il fenomeno è diventato molto frequente in alcune zone della Terra come il Mare Arabico ma anche le acque di Tasmanie e dell’Australia. Secondo gli esperti le cause sono legate, per quanto riguarda il Golfo dell’Oman dove il fenomeno è stato registrato in questi giorni, la presenza di una ‘zona morta’ così chiamata perchè si tratta di una porzione di mare estremamente povera di ossigeno, in conseguenza, ritengono gli scienziati, delle alte quantità di azoto e fosforo che vengono riversate in acqua e che alimentano sia la presenza di planton, del quale i dinoflagellati si nutrono, che delle alghe di colore verde con bioluminescenza notturna. Il problema viene inoltre aggreavato da un altro fenomeno ovvero l’intensificarsi dei mondoni sudoccidentali sull’Oceano Indiano, a sua volta conseguenza del massiccio scioglimento dei ghiacciai himalayani a causa del riscaldamento globale.

Daniele Orlandi

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