Ungheria contro i migranti: container al confine per i richiedenti asilo, muro-bis per gli irregolari

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Le azioni dell’Ungheria contro i migranti si sono fatte, negli ultimi mesi, più concrete che mai. A cominciare dall’approvazione di una legge che prevede l’immediato arresto, con reclusione, dei migranti entrati illegalmente in territorio magiaro, un provvedimento che ha scatenato forti critiche da parte dell’Unione Europea. Ma non solo perchè il governo ha deciso l’immediato fermo di qualsiasi persona entri nel territorio nazionale per chiedere asilo e dispone che venga spostata nei centri di raccolta allestiti presso il confine. Il Paese non ama limitarsi alle promesse bensì passare subito ai fatti e così, nelle scorse settimane, sul confine tra Ungheria e Serbia sono stati posizionati i primi container ad uso abitativo e costruiti a schiera che ospiterano i migranti; andando a dar forma ad un enorme campo nel comune di Röszke a sud di Szeged (Seghedino), un paese di circa 3000 abitanti vicino al quale abiteranno, almeno per il momento, centinaia di migranti. Si parla di condizioni difficili con situazioni di sovraffollamento con stanze di una decina di metri quadrati e almeno cinque letti per stanza, con enormi difficoltà anche nel compiere semplici movimenti, oltre al fatto che gli alloggi provvisori risultano spesso esposti agli agenti atmosferici, rendendo la vivibilità del campo di Röszke, ma anche di quello di Tompa, estremamente difficili.

Insomma è questa la strategia per un’ancora maggiore sicurezza interna, messa in atto dal primo ministro ungherese Viktor Orbàn per il suo Paese-fortezza: impedire provvisoriamente l’ingresso anche alle persone che vorrebbero entrarvi legalmente, obbligandole ad una sorta di detenzione sulla linea di confine in attesa di esaminare la loro richiesta d’asilo. Per gli irregolari invece nessuna tolleranza: l’arresto è immediato per tutti coloro che tentano di varcare il muro al confine serbo-magiaro, e altrettanto immediata è la procedura per rimandarli indietro. E da questo punto di vista i piani del premier nazionalconservatore prevedono nuovi fatti concreti: a cominciare dal completamento del secondo muro anti-migranti, una seconda barriera protettiva in costruzione lungo il confine con la Servia che il leader magiaro intende vedere completata entro il prossimo mese di maggio. Secondo il leader magiaro si tratta di un’opera “necessaria” in quanto, ha sottolineato, “riteniamo che non sia una decisione saggia affidarsi alla Turchia per arrestare le prossime ondate migratorie, nel momento in cui la Ue critica Ankara, la definisce non democratica, è coinvolta in continue polemiche con la leadership turca”.

Il nuovo muro di confine farà seguito a quello costruito a partire dal 2015 per far fronte alla prima grande ondata migratoria: sorgerà proprio alle spalle della prima barriera, fungendo da ‘sistema intelligente’ poichè dotata di tecnologie all’avanguardia, compresi numerosi sensori in grado di percepire anche il minimo movimento umano, che verranno installati a distanza di 15 centimetri l’uno dall’altro, allo scopo di “arrestare qualsiasi ondata migratoria di qualsiasi entità”, ha spiegato Orbán. Oltre alle barriere il confine è presidiato da mezzi della polizia e della guardia di frontiera, oltre che dagli uomini dell’Honvedség, l’esercito ungherese e sono dotati di diversi sistemi di visori notturni, oltre che di apparati a raggi infrarosso, oltre che di mezzi a terra come le jeep Hummer e gli elicotteri; il confine, dunque, è già oggi praticamente invalicabile e nonostante le accuse di diverse organizzazioni non governative in merito ai presunti metodi violenti utilizzati dalle autorità nei confronti dei profughi, mancano ad oggi prove concrete che ciò effettivamente avvenga.

Secondo il premier la tregua negli arrivi dei migranti, calati nell’ultimo periodo, è soltanto provvisoria e l’Ungheria rimane un paese “sotto assedio”, da parte di coloro che, fuggendo dalla guerra, intendono passare da Budapest per raggiungere l’Europa. Viktor Orbán non sembra dunque minimamente intenzionato a fare un passo indietro, portando avanti la sua politica repressiva ed aggressiva, fortemente osteggiata dal resto d’Europa in quanto violerebbe, a causa di molteplici fattori, il diritto comunitario e i diritti umani.

Daniele Orlandi

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