Nuovi soldati americani in Siria: presidio e gestione dei territori liberati dallo Stato Islamico

Situazione inconsueta, quella rilevata nei giorni scorsi alla periferia della città siriana di Manbij: è accaduto nella zona nord della città dove sono state avvistate diverse truppe Usa, come annunciato da Damasco, un convoglio di veicoli corazzati. L’evento di per sè assume grande rilevanza in quanto, come sottolineato dal quotidiano Times, si tratta della più stretta collaborazione tra Mosca e Washington su un campo di battaglia dall’epoca della Seconda Guerra Mondiale. NEl 1945 forze armate sovietiche e statunitensi si incontrarono sulle rive dell’Elba, uno dei più lunghi fiumi dell’Europa centrale. La situazione si ripete con l’impiego di soldati nella città ubicata a 140 km di distanza a nord oves di Raqqa: il loro compito sarà presidiare e controllare i territori liberati dallo Stato Islamico.

Le forze militari americane dovranno inoltre proteggere i loro alleati arabi e curdi, facenti parte delle Forze democratiche siriane, dai possibili attacchi della Turchia. Una situazione non certo facile, considerato il fatto che la Turchia, oltre ad essere un membro della Nato, è a sua volta alleata con gli Stati Uniti. Questa missione è dunque doppiamente importante: da un lato perchè si tratta della prima volta che vengono espressamente impiegati militari americani per arginare o fermare le rivalità locali nel Paese. Dall’altro perchè siamo di fronte ad un primo concreto passo degli Stati Uniti verso un maggior coinvolgimento legato alla gestione di tutti i territori liberati dallo Stato Islamico e che bisognerà riorganizzare al meglio per evitare contrasti o dissidi. Alcune foto diffuse negli ultimi giorni mostrano i veicoli blindati pattugliare il villaggio di Yalanili, situato nella periferia di Manbij: a conti fatti la linea dell’amministrazione Trump è al momento di continuità rispetto a quella intrapresa dall’ex presidente Obama, seppur con alcune differenze.

Su tutte l’idea di aumentare il numero di truppe statunitensi in Siria, almeno secondo quanto emerso da chi ha avuto modo di visionare il piano per il Paese presentato a Trump dal dipartimento della Difesa americano il mese scorso. Più uomini, insomma, ma sempre con funzioni di appoggio alle forze locali. Non vi sono invece modifiche alla tipologia di operazioni militari contro lo Stato Islamico in Siria ed in Iraq avviate dall’amministrazione Obama.

Daniele Orlandi

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