L’Europeide – Angela e l’Europa a due velocità

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L’EUROPEIDE

Angela e l’Europa a due velocità

di Valentina Palladini

Al termine del vertice sull’immigrazione tenutosi poche settimane fa a Malta, la Cancelliera tedesca dichiara di ipotizzare un’Unione a diverse velocità, con chi va avanti e chi resta a guardare. Sullo sfondo il sessantesimo anniversario del trattato di Roma e uno scenario internazionale difficile, tra elezioni in casa Germania, emergenza migranti e crisi dell’Eurozona.

“Abbiamo imparato dalla storia degli ultimi anni che ci potrebbe essere un’Europa a differenti velocità e che non tutti parteciperanno ai vari passi dell’integrazione europea”. Angela dixit.

Vignetta di N. Ionescu

Con queste parole, pronunciate al termine dell’incontro informale tra i Ministri degli Interni dei paesi membri della UE, tenutosi a Malta alla fine di gennaio alla vigilia del riunione straordinaria del Consiglio europeo, avvenuta sempre a Malta il 3 febbraio scorso, la cancelliera ha comunicato la sua visione del prossimo futuro dell’Europa.

Il vertice di Malta ha seguito la presentazione da parte della Commissione europea delle possibili azioni a breve termine da intraprendere per far fronte alla crisi dei flussi migratori dai paesi nordafricani. Le proposte che sono state presentate riguardano principalmente la gestione dei confini marittimi di Egitto, Tunisia, Algeria e Libia. Ed è proprio con la Libia che l’Italia, come sappiamo fortemente sensibile al tema, ha firmato un nuovo accordo per bloccare la rotta… L’intesa prevede supporto a Tripoli e alle sue traballanti istituzioni per il controllo dei propri confini anche a sud. Gentiloni ha definito l’accordo “un pezzo del progetto che è alla base dei nuovi rapporti tra Italia e Libia”. Il presidente del Consiglio europeo, Donald Tusk, ha dichiarato http://tg.la7.it/esteri/intesa-italia-libia-sui-migranti-stop-alla-rotta-dei-clandestini-03-02-2017-112440 che tale accordo “traccia le modalità per arrivare alla chiusura della rotta mediterranea che porta all’Italia”. (1) Dunque, plauso generale dell’UE all’accordo, Germania in testa.

Il roseo quadro presentato da Gentiloni sulla futura gestione dei flussi migratori che partono dal nord africa per arrivare in Italia si è inclinato pochi giorni dopo, con la dichiarazione da parte di Minniti, italico Ministro degli Interni, che non ha perso l’occasione di rinfacciare alla UE la spinosa questione della collaborazione tra stati dell’Unione europea che, lo afferma lui stesso, non va nella direzione giusta. “Il quadro delle relocation è del tutto insoddisfacente: erano stati fissati 40mila ricollocamenti di profughi dall’ Italia, ad oggi quelli operativi sono stati solo 3.200″ ha spiegato Minniti http://tg.la7.it/ambiente/migranti-polemica-roma-bruxelles-la-ue-non-ha-rispettato-gli-accordi-15-02-2017-112869 , ricordando che “è stato chiuso un accordo con Berlino, che ha accettato di accogliere 500 migranti al mese. Ma il problema riguarda tutta la Ue che deve obbedire al principio di solidarieta ha detto il ministro sottolineando poil’urgenza di approvare il disegno di legge sui minori non accompagnati”.

Ma torniamo ad Angela e alla sua passione per la velocità, quella tedesca principalmente: non facciamo gli ingenui, lei guida la Germania, e della Germania fa e deve fare gli interessi. (Per approfondire le motivazioni della cancelliera tedesca, che d’altronde non è stata affatto la prima a proporre una Europa a più velocità – e si consideri anche il ruolo di Prodi nell’allargamento del 2004 – si veda il Discorso del Ministro Federale degli Affari Esteri Joschka Fischer nel 2000 http://www.geocities.ws/osservatore_europeo/futuribile/fi01it.htm )

Che cosa intende la Merkel quando parla di un’Europa a due velocità? A pensarci bene (e va detto che lo ha ammesso Angela stessa), il percorso di nascita ed evoluzione dell’Unione europea ha sempre registrato diverse velocità, a seconda del paese preso in esame. La Grecia, va da sé, non ha seguito lo stesso percorso della Polonia, ad esempio. In effetti, le velocità sono ben più di due.

È importante che a ogni stato membro sia lasciata aperta la possibilità di collaborare in un nuovo campo“, ha spiegato Merkel. “Magari uno Stato dice, ‘non voglio adesso’. Ma non deve esser possibile che si creino dei club esclusivi, in cui altri non possano entrare. Questa deve essere la base della nostra collaborazione”. Ad una prima lettura, il riconoscimento di queste velocità sembrerebbe cosa positiva, e forse lo è.

E’ bene anche ricordare che di Unione “a differenti velocità” e della possibilità che questa opzione venisse inserita nella dichiarazione di Roma come piano per il futuro aveva già parlato il presidente francese François Hollande, che si era tuttavia affrettato a sottolineare l’imprescindibilità dell’unità europea (un chiaro messaggio per i paesi dell’Est Europa, rei di non rispettare gli impegni presi a fronte di

L’Europa non è una cassa da cui attingere. A Roma dovremo ribadire il principio che l’Unione è stata costruita per essere più forti insieme“, ha dichiarato Hollande, il cui mandato scade a maggio. Perché c’è anche questo cambiamento all’orizzonte: in Francia il partito della Le Pen cresce nei sondaggi, spinto dal vento del populismo che aleggia in tutta Europa. E ancora, in autunno al voto andranno i tedeschi. Scenari quanto mai aperti per l’Europa.

Ora, il 25 marzo prossimo si terrà a Roma la celebrazione dei 60 anni dalla firma del Trattato di Roma. Come abbiamo già ricordato, il 25 marzo del 1957 viene firmato nella capitale italiana il patto con cui si sancisce la nascita dell’embrione che darà poi vita alla UE, vale a dire la CEE – Comunità economica europea. Insieme al Trattato di Parigi del 1951, che istituiva la CECA – Comunità del Carbone e dell’Acciaio, il Trattato di Roma costituisce il momento costitutivo della comunità europea. Entrambi i trattati furono sottoscritti dai rappresentanti dei sei paesi fondatori: Italia, Francia, Lussemburgo, Paesi Bassi, Germania dell’Ovest e Belgio.

In questa occasione i 27 Paesi della Ue tracceranno, in sostanza, la tabella di marcia da seguire per il dopo Brexit. E non solo, visto che al momento le crisi cruciali che deve affrontare l’Europa non riguardano solo il bye-bye degli inglesi: immigrazione, crisi ucraina, crisi dell’Eurozona, amministrazione Trump, politiche dei Paesi dell’Est (pensiamo alla recente crisi interna della Romania).

Non ci resta che attendere la fatidica data e sapere che decisioni verranno prese, sperando che queste non vengano influenzate da logiche di campagna elettorale nazionale. Non ne abbiamo davvero bisogno, grazie.

 

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