Cina: scoperti resti del mitico uomo di Desinova?

Straordinaria scoperta quella avvenuta nella Cina centrale, presso il sito Lingjing a Xuchang, nella provincia di Henan, dove gli archeologi hanno portato alla luce i parziali resti fossili di due teschi umani che, secondo gli esperti, potrebbero appartenere ad una specie umana ad oggi ancora molto poco conosciuta. I due teschi risalirebbero ad un periodo compreso tra 105.000 e 125.000 anni fa e sono caratterizzati da un mix unico di caratteristiche dell’Homo Sapiens e dell’uomo di Neanderthal tanto che secondo gli scienziati potrebbero rappresentare la chiave per andare ad inserire i tasselli mancanti nell’albero genealogico dell’uomo in Asia orientale; occorreranno ovviamente approfondite analisi del Dna per avere informazioni più dettagliate ma i resti potrebbero rappresentare dunque la prima prova concreta dell’esistenza di un cugino misterioso dell’uomo di Neanderthal chiamato ‘uomo di Desinova‘, che si pensa abbia vissuto tra 100.000 e 50.000 anni fa. gli scienziati stimano che gli esseri umani moderni che vivono in Cina contengano almeno lo 0,1% di Dna del Denisova, il che suggerisce che vi è stata un’epoca nel corso della quale l’Homo Sapiens potrebbe aver vissuto insieme agli uomini di Denisova. Ma ad oggi, ad eccezione dell’osso di un dito e di un paio di denti trovati nel 2010 in una caverna della Siberia, non vi sono altre tracce nella documentazione fossile, il che ha reso molto difficoltosa la ricostruzione della loro storia; anche se il team di ricerca non lo ha ancora espresso ufficialmente, sono davvero in tanti ad aspettarsi che il ritrovamento sia proprio quel tanto cercato anello mancante: se così fosse ci troveremmo dinnanzi ad una nuova specie umana che, come già confermato dopo accurati studi del Dna, non si tratta ne dell’Homo Sapiens nè dell’Homo di Neanderthal pur avendo vissuto, tra i 70.000 ed i 40.000 anni fa, in aree occupate da loro.

Katerina Harvati, esperta dell’uomo di Neanderthal presso l’università di Tubinga, in Germania ha dichiarato: “si tratta di una scoperta molto eccitante, soprattutto perchè la documentazione fossile umana dell’Asia orientale è ancora molto frammentaria e di difficile datazione”. Potrebbero infatti aiutare gli esperti a spiegare come gli antenati dell’uomo si siano evoluti nell’uomo moderno che oggi popola l’Eurasia orientale. Al momento il team ha etichettato i crani fossili come appartenenti all’“Homo arcaico”; ma ciò che è certo è il fatto che il loro aspetto estetico non è simile a nulla di quanto finora visto nella documentazione fossile umana raccolta e rappresenta un vero e proprio mosaico di informazioni tra le due diverse specie umane. Come l’Homo Sapiens sono infatti caratterizzati da modeste linee della fronte e permettono di evidenziare una grande capacità del cervello ma hanno anche i medesimi canali semicircolari dell’orecchio ed una sezione ingrandita nella parte posteriore del cranio, come gli uomini di Neanderthal. Oltre ai tratti dei primi esseri umani eurasiatici orientali, come la scatola cranica bassa e ampia che si arrotonda sulla parte inferiore del cranio. Solo il tempo ci dirà se sarà possibile estrarre con successo il Dna da questi teschi: senza il materiale genetico, sarà impossibile dire con certezza a quale specie questi crani appartengano. Ma è anche possibile che ulteriori scavi presso il sito possano fornire nuovi e preziosi indizi nell’immediato futuro.

Daniele Orlandi

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