L’artista sovietico che si ribella alla caduta del comunismo con i suoi quadri surrealisti

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Gely Korzhev (1925-2012) (Credit)

Non tutti i cittadini russi furono contenti di veder crollare il regime comunista. L’artista Geliy Korzhev (1925-2012) ha percepito i cambiamenti della Perestoika come un tradimento a tutti gli uomini e donne morti per portare la vera uguaglianza al popolo russo: i politici che avevano avuto ogni tipo di beneficio dalla grande rivoluzione socialista, ora la abbandonavano, in barba a tutti coloro che ne avevano pagato il prezzo.

Korzhev era un comunista duro e puro che non rinnegò ma il suo credo politico. Nel 1980 cominciò a dipingere quadri grotteschi e surreali per ritrarre questo nuovo mondo del capitalismo russo che lui e i suoi compagni furono costretti ad adottare.

Il suo caso presenta in particolare un punto interessante. Infatti, la sua arte è passata, in corrispondenza colo crollo dell’Unione Sovietica, da un realismo socialista da manuale, a un surrealismo dei più inquietanti, che si richiama esplicitamente a Bosch. Tutto questo, per non tradire nè rinnegare la propria fede comunista. Il paradosso è allora evidente. Ma vediamo prima chi era Geily Mikhailovich Korzhev-Chuvelev.

Geliy Mikhailovich Korzhev-Chuvelev ha studiato alla Scuola d’arte statale di Mosca dal1939 al 1944, dove spiccò per le sue doti di disegno e pittura, fino a diventare uno dei più grandi artisti dello stile approvato dal Realismo Socialista. Secondo il museo di arte Russa di Minneapolis:

“[Korzhev] è riconosciuto dagli storici dell’arte russa contemporanea come uno dei pittori più influentidella seconda metà del XX secolo. Il suo lavoro ha influenzato lo stile e i soggetti di due generazioni di artisti russi del second dopoguerra.”

The Butcher (1990)

L’opera di Korzhev si caratterizza per aver saputo sviluppare, a partire dalle necessità della mera propaganda, uno stile più personale e artistico. Il suo lavoro spazia dallo stile sovietico tradizionale a studi di impressionismo. Nell’ultima parte della sua vita, infine, la sua arte ha preso la direzione di un surrealismo vicino all’approccio tipico di Bosch, con varie serie di lavori allegorici. Questo sbocco allegorico gli ha permesso di attaccare la corruzione politica della nuova Russia: strane creature che azzannano la carne dei cittadini, e mostri inquietanti che celebrano i peggiori eccessi. I suoi quadri sono disturbanti, provocanti e radicali nella loro rivolta contro la nuova politica capitalista del tempo.

Il suo primo quadro “mutante” è del 1970, quando per la prima volta sentì che i leader Societici stavano perdendo la loro fede nel comunismo: cosa confermata dall’arrivo di Mikhail Gorbaciov, il grande riformatore, che cominciò la dissoluzione dell’Unione Sovietica. Negli anni 80, Korzhev lavorò alla sua personale “opposizione silenziosa alla nuova leadership russa”.

Irremovibile, alla fine degli anni 90 rifiutò un premio di Stato che gli fu accordato dal governo della nuova Federazione Russa. In una nota, spiegò così la sua decisione:

“Io sono nato nell’Unione Sovietica e ho sinceramente creduto nelle idée e negli ideali di quell tempo. Oggi, questi ideali sono considerati un errore storico. Ora la Russia ha un sistema sociale diametralmente opposto a quello sotto il quale io, come artista, sono cresciuto. Accettare un premio dello Stato sarebbe come confessare la mia ipocrisia lungo tutta la mia carriera artistica. Spero che accoglierete il mio rifiuto con la dovuta comprensione.”

È stato detto che Korzhev “non intende criticare apertamente la politica o il sistema sociale della Russia contemporanea”, ma dalle sue opera è difficile non vedere come la perdina della fede politica nello stato sivietico non ha intaccato la sua produzione.

Real (1998)

Nel 2001 disse:

“Per coloro che stanno governando il paese io nutro, come disse Saint-Exupery, una profonda avversione. Questi circoli che stanno nascendo e che sono ormai sotto i riflettori, non mi interessano. Come artista, non vedo alcun interesse nello studio delle parti della società. Le persone che non rientrano in questo schema, però – adesso loro sono il centro dell’interesse. Gli uomini superflui, gli outsider, oggi, sono moltissimi. Rigettati, espulsi dalla vita normale, indesiderabili nel clima corrente… io sono interessato al loro destino, al loro struggersi interno. Per quanto mi riguarda, sono loro i veri, i più degni eroi per un artista.”

Tra i suoi ultimo lavori, c’erano una falce e Martello e dei ritratti dei nuovo Adamo ed Eva russi.

E da qui possiamo riprendere la nostra brevissima riflessione. Non è il surrealismo, l’allegoria, e persino la tematica religiosa (adamo ed Eva) la negazione assoluta, l’esatto contrario del realismo socialista in arte? Si. Un mostro dalla testa di bue è il risultato di una poetica assolutamente diversa, e opposta, a una scena che celebra l’arrivo del primo trattore in una lontana provincia contadina. è il risultato di un’arte, direbbero i teorici della letteratura societica degli anni 30, assolutamente decadente, da sorpassare, cioè, capitalista. Eppure, le vie dell’arte sono infinite.

Infatti, con il crollo del socialismo “reale”, la reazione artistica dell’artista comunista che ha rifiutato di cedere di un solo passo, è stata quella di abbandonare il realismo “socialista”. è lo stesso artista a denunciare come la società attuale sia “l’opposto” di quella in cui è cresciuto come artista. Coerente, nel paradosso, allora il fatto che anche la sua arte sia l’opposto di quella su cui si è formato.

Infatti, a ben guardare lo scopo è identico: ritrarre esattamente. Se al comunismo equivale un’arte realista (tutta nel mondo materiale), al capitalismo equivale un’arte surrealista (cioè mostruosa, onirica, inumana). Anzi, di più: finché il socialismo era reale, si trattava di continuare a nutrire la sua realtà con una scuola artistica politicizzata e statale. Ora, non si tratta più di celebrare i successi, ma di denunciare l’irrealtà – la disumanizzazione – del capitalismo. Ovvio quindi che si riprenda un’arte tipicamente occidentale.

E si potrebbe continuare a riflettere molto, per quel che riguarda il continuo rinnovarsi dell’arte, quasi indipendentemente dall’artista, persino in un ambiente sovietico. Ma lasciamo al lettore il piacere di riflettere al caso di Kozhev, che presenta secondo noi un caso molto interessante per il teorico dell’arte.

Tutte le immagini sono di: dangerousmind.net

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