Putin punta i missili contro la Nato: verso la guerra o bluff?

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Si va verso la guerra tra la Nato e la Russia? Putin fa la voce grossa, reagendo alle provocazioni della Nato, le cui navi nel mar nero aumentano sensibilmente ogni mese, come riferisce Libero. Eppure, ricorda un intervento su Pagina99, l’economia russa è a pezzi, e non sembra che Putin abbia di che fare la voce grossa. Come interpretare il suo comportamento di leader autoritario?

Su Libero, Carlo Nicolato si domanda: “Da che parte sta la Nato? Che non sia esattamente in linea con le scelte del presidente Usa, che vorrebbe distendere i rapporti con la Russia di Putin, così come in linea forse non lo sono nemmeno le stesse forze armate americane, lo si deduce dal fatto che proprio mentre a Bonn si incontravano per la prima volta il segretario di Stato Usa Rex Tillerson e il ministro degli Esteri russo Sergej Lavrov, nelle stesse ore il segretario generale, Jens Stoltenberg annunciava l’invio di navi da guerra nel mar Nero. «Due misure aggiuntive» per dirla col norvegese, che consentono «un’aumentata presenza navale nel Mar Nero per addestramento, esercitazioni e “situation awareness”» e «una funzione di coordinamento della Forza navale stanziale per operare assieme alle altre forze alleate».

Una mossa palesemente provocatoria, visto che il Mar Nero è diviso tra Stati membri dell’Alleanza, la Russia, l’Ucraina e nel bel mezzo ospita la penisola di Crimea che è il principale oggetto di discordia tra i due blocchi. Mossa alla quale naturalmente è arrivata puntuale la risposta infuriata del Cremlino che accusa l’Alleanza atlantica di «interferenze negli affari interni del Paese per destabilizzare la situazione».

Secondo la Tass lo stesso Putin avrebbe anche aggiunto che ora «la nuova missione della Nato è ufficialmente il contenimento della Russia», e che «l’ampliamento ulteriore del blocco è indirizzato a questo scopo». «Si sono accelerati i processi di dislocamento degli armamenti strategici» ha continuato Putin riferendosi ai dispiegamenti di nuove forze in Estonia, Lettonia, Lituania e Polonia dove stanno arrivando truppe ed equipaggiamenti per i quattro battaglioni multinazionali che, come ha specificato sempre ieri Stoltenberg, saranno pienamente operativi a giugno. Riferendosi probabilmente alle polemiche sui contributi e sulle divisioni dell’Alleanza, Stoltenberg ha anche aggiunto che il dispiegamento di forze «è una chiara dimostrazione di unità e risolutezza, e manda un chiaro messaggio ad ogni aggressore potenziale». La Nato, ha detto, non controbatterà alla Russia «soldato per soldato, carro armato per carro armato ed aereo per aereo: lo scopo è prevenire un conflitto, non quello di provocarlo».

Ma i motivi di frizione non solo sono a est, ma anche in Medioriente e propaggini. Siria a parte, i due blocchi si ritrovano contro nella partita sulla Libia i cui schieramenti in loco sono rappresentati dal generale Haftar, spalleggiato dal Cairo e Mosca, e l’uomo dell’Onu, il presidente Fayez Serraj. Quest’ultimo, dopo il fallimento dei negoziati del Cairo, sostenuti anche dall’Italia, ha fatto appello alla promessa lanciata la settimana scorsa ancora da Stoltenberg al vertice di Varsavia: la Nato avrebbe fornito alla Libia un supporto militare se richiesto dal governo libico di accordo nazionale. Se il norvegese non si rimangerà la parola data, Serraj avrà gli aiuti che prevedibilmente saranno utilizzati in chiave anti-Haftar.

Leggi l’articolo completo di Carlo Nicolato per Libero cliccando qui

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