Trump assolve Putin: ammissione di colpa o rinuncia?

Interrogato dal giornalista conservatore Bill O’Reilly a proposito del disgelo con la Russia – “Putin is a killer” obietta il giornalista – Donald Trump ha risposto: “Ci sono molti killer nel mondo. Lei pensa che il nostro paese sia così innocente?” (video, dal min. 2.16). Se questa frase trova d’accordo tutti, tanto da suonare quasi banale, assume però un significato preciso, e inquietante, pronunciata da questo presidente degli Stati Uniti d’America.

Notiamo innanzi tutto che questa intervista è stata mandata in onda durante un intervallo del Super Bowl – in occasione del quale il neo-presidenta ha organizzato un party – avendo quindi un tasso di ascolti a dir poco enorme. Una tale dichiarazione, in un simile contesto (il Super Bowl è l’evento sportivo più seguito negli USA, sentito come una vera e propria manifestazione di americanità, al di là di razze e livello sociale) assume un valore politico non da poco: suona come una dichiarazione ufficiale di fronte al popolo americano che non può essere ignorata dal presidente russo, al quale Trump ha reiterato il proprio “rispetto” durante questa stessa intervista.

Ma torniamo a noi: la sua dichiarazione, dicevamo, è ovvia. Tutti sappiamo bene quante volte l’America si è immischiata, coinvolgendoci, in guerre fallimentari, e soprattutto mascherate da guerre umanitarie in difesa dei valori occidentali di democrazia libertà ecc., quando non erano altro, talvolta più che palesemente, guerre di controllo del territorio e, in ultima analisi, di colonizzazione.

Qui sta il punto. In linea generale, la reazione che si è avuta a questa dichiarazione è stata positiva, da destra a sinistra. Mi sembra che ci sia però un malinteso. Se la frase fosse stata pronunciata da Obama, forse, la si sarebbe potuta leggere come la volontà di abbandonare le guerre e le azioni internazionali americane che tradiscono quotidianamente i valori dell’Occidente. Ma l’ha detto Trump, in un’ottica di riavvicinamento alla Russia di Putin.

E allora, più che una rinuncia alle guerre, si intravede una rinuncia a quei valori occidentali che, saranno pure rimasti inapplicati, saranno pure oggi in grave crisi, saranno pure stati sporcati da decenni di ipocrisia occidentale, ma rimangono comunque irrinunciabili. La libertà di stampa, di opinione, di religione, nessuna discriminazione di razza, sesso, nazionalità… Ce li siamo conquistati con secoli di filosofia e decenni di rivendicazioni politiche, quando non di rivoluzioni.

Parlo dei banalissimi diritti dell’Uomo. La dichiarazione di Trump, la sua ammissione di colpa, suona come una rinuncia anche solo a mascherarsi ipocritamente dietro concetti discutibili come “guerra umanitaria”. Se gettare la maschera dell’ipocrisia può essere idealmente accolto in maniera positiva, in questo caso, forse, era l’ipocrisia l’unica cosa che ancora ci salvava.

Infatti, la cosa mi sembra riguardare soprattutto la politica interna. In questo campo soprattutto, Putin, per gli standard occidentali, è un assassino. Un leader inaccettabile, per noi, è un leader anche solo sospettabile di aver autorizzato omicidi di giornalisti e oppositori. In questo senso l’Occidente, che si pretende portatore (ipocrita, ripeto, e tuttavia importante) di certi valori politici e morali, non può che trattare con sospetto con un simile personaggio.

A tutto questo Trump risponde con un cinico “E allora?”. Ed è inquietante, per un occidentale, vedere che quello che è di fatto il leader politico di questa fetta di mondo prende così alla leggera i valori politici su cui si basa non solo la nostra cultura politica, ma la nostra stessa società nella sua storicità. Tanto più che è proprio su questo punto che Trump si trova d’accordo con i leader delle destre populiste europee, non ultimo Salvini.

 

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